Ostia – Torture, sequestri e bombe sul litorale romano: smantellato gruppo criminale, arresti all’alba (FOTO)

Operazione da film per le forze dell’ordine in un intervento che ha dato seguito ad approfondite indagini

OSTIA – Sequestri di persona, torture, pestaggi e ordigni esplosivi usati per terrorizzare le vittime e recuperare un misterioso “borsone” dal valore milionario. È lo scenario inquietante emerso dall’operazione scattata all’alba sul litorale romano, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno eseguito misure cautelari nei confronti di sei persone.

L’inchiesta ha portato alla luce un gruppo criminale accusato di aver seminato il panico tra Ostia e le aree limitrofe attraverso una lunga escalation di violenze. Tra gli indagati figurano tre uomini e tre donne, ritenuti coinvolti a vario titolo in sequestri a scopo di estorsione ed estorsioni aggravate dall’uso delle armi e dalla partecipazione di più persone.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe nato dalla sparizione di un borsone che gli indagati sostenevano contenesse denaro contante e orologi di lusso per un valore superiore al milione di euro, presumibilmente di provenienza illecita.

Per recuperarlo, il gruppo avrebbe messo in atto una vera e propria campagna di terrore. Le indagini hanno documentato quattro sequestri di persona, oltre a un tentato rapimento, avvenuti tra luglio e novembre dello scorso anno. Le vittime sarebbero state prelevate con la forza in strada, rinchiuse in appartamenti o ruderi abbandonati, immobilizzate e sottoposte a violenze brutali.

Gli investigatori parlano di sevizie compiute con pistole, martelli, mazze da baseball, cesoie, mazzette di gomma e persino materiale ustionante, utilizzati per costringere le vittime a rivelare informazioni utili al recupero del presunto bottino.

La pressione del gruppo non si sarebbe fermata ai sequestri. Gli indagati avrebbero anche organizzato attentati intimidatori con bombe carta collocate sulle auto o vicino alle abitazioni dei familiari delle vittime. In un episodio, una Fiat Panda è stata completamente distrutta da un incendio doloso.

Le indagini sono state particolarmente complesse anche a causa del clima di paura e omertà in cui vivevano le persone coinvolte. Alcune vittime, secondo quanto emerso, sarebbero state costrette a lasciare il Lazio e trasferirsi temporaneamente in altre regioni pur di sfuggire alle minacce.

Fondamentale il lavoro investigativo svolto dai Carabinieri, che hanno incrociato dati telefonici e telematici, analizzato smartphone sequestrati e acquisito immagini di videosorveglianza per ricostruire i movimenti del gruppo.

Il gip ha disposto il carcere per tre uomini ritenuti esecutori materiali delle violenze più gravi, gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per una donna e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria per altre due persone considerate complici negli episodi estorsivi.