ROMA – L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia dopo quasi 18 mesi di detenzione. Ad accoglierlo fuori dal polo penitenziario il coro “Uno di noi, Gianni uno di noi”.
A dare l’annuncio dell’uscita dal carcere era stato lo stesso ex primo cittadino sui social, dopo “un anno, 5 mesi e 24 giorni” di reclusione.
Un’esperienza che “non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana, soprattutto per chi prova a navigare controcorrente”, ha dichiarato Alemanno a Sky.
Sul sovraffollamento nelle carceri Alemanno ha parlato di battaglia di civiltà che non ha colore politico, raccontata nel “diario di cella” sulle sue pagine sociali, e che non interromperà la sua lotta: «Uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze».
Alemanno ha parlato di “cortocircuito della giustizia”
“Nella mia cella è venuto un uomo condannato a sei mesi di carcere per aver rubato 14 euro da un parchimetro, ma è possibile una cosa del genere? La giustizia ha un evidente cortocircuito”.
Sulla situazione dei migranti, in gran numero nelle carceri italiane, non ha dubbi: “La migrazione deve essere finalizzata al lavoro non alla cittadinanza, solo così si potrà risolvere qualcosa”.
Sulla politica di questi mesi ha le idee chiare. “Il problema di Giorgia Meloni è quella di non aver aperti il dibattito con il centrodestra. Potrebbe parlare con Vannacci”.
L’ultimo pensiero ai tanti carcerati incontrati, e di cui ha raccontato tante storie
«Un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica italiana si gioca la sua faccia».
(foto Askanews)

