TARQUINIA – Da semplice attività commerciale a presunto punto di riferimento per una rete internazionale del traffico di cocaina.
È Tarquinia uno dei luoghi chiave emersi nell’inchiesta che ha portato i carabinieri a smantellare un’organizzazione italo-sudamericana accusata di aver movimentato centinaia di chili di droga tra il Sud America, il Lazio e il resto d’Italia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato negli atti dell’indagine, una palestra situata nella cittadina tirrenica sarebbe stata utilizzata come copertura per alcune delle attività riconducibili al presunto sodalizio criminale.
La struttura sarebbe stata gestita attraverso attività formalmente regolari legate al settore degli integratori sportivi, ma per gli inquirenti avrebbe rappresentato anche una base logistica per l’organizzazione.
L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma e sviluppata dai carabinieri di Civitavecchia, ha ricostruito una rete capace di importare ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America attraverso rotte marittime e terrestri. Il gruppo avrebbe avuto ramificazioni tra Roma, Civitavecchia, Tarquinia, Santa Marinella e altre località del Centro Italia.
Tra i personaggi ritenuti centrali dagli investigatori figura un presunto broker romano incaricato della gestione del traffico sul litorale nord laziale. Secondo l’accusa, proprio a Tarquinia avrebbe investito parte delle risorse economiche, realizzando una palestra che avrebbe fornito una facciata imprenditoriale alle attività del gruppo.
Tra gli elementi riportati nelle carte dell’indagine vi sarebbero anche alcune intercettazioni riguardanti i lavori di ristrutturazione della palestra. Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni interventi sarebbero stati saldati attraverso cessioni di stupefacente anziché con pagamenti in denaro. Si tratta di circostanze contestate dagli inquirenti e che dovranno essere verificate nel corso dell’iter giudiziario.
L’operazione ha portato all’esecuzione di diverse misure cautelari nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti a un’organizzazione dedita al traffico internazionale di droga. Gli investigatori hanno ricostruito un sistema che, secondo l’accusa, poteva contare su collegamenti con fornitori sudamericani, basi logistiche in Italia e una rete di distribuzione estesa tra il litorale laziale e la Capitale.

