Tarquinia – Zona artigianale, la giunta Sposetti rinuncia a 963mila euro: l’ennesimo definanziamento pesa sulla città

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Festeggiano un mini finanziamento sull’edilizia pubblica che, vedendo l’andazzo, saranno capaci di perdere anche questo. La giunta Sposetti specializzata in “finanziamenti perduti”

TARQUINIA – Dopo l’annuncio trionfale dei 430mila euro ottenuti dal bando regionale per la manutenzione straordinaria degli alloggi popolari, arriva puntuale la doccia fredda che riporta l’amministrazione Sposetti alla realtà dei fatti: sulla “Messa in sicurezza idraulica della zona artigianale e commerciale“, uno degli interventi più attesi dagli operatori economici del territorio, il Comune ha dovuto accettare un taglio netto di 963.000 euro rispetto al finanziamento concesso, riducendo il contributo da 2.387.000 a un ammontare che, sommato alle rimodulazioni precedenti, è ben lontano dai 3.350.000 euro originariamente stanziati dalla Regione Lazio.

A certificarlo è la Determinazione n. 649 del 7 maggio 2026, firmata dalla responsabile del Settore 10 – Lavori Pubblici, Sandra Meloni, che approva contemporaneamente la variante al 1° stralcio funzionale, il nuovo Quadro Tecnico Economico (QTE) “rimodulato” e l’affidamento delle cosiddette opere complementari. Un documento tecnico, ma che racconta con chiarezza la storia di un intervento nato nel 2013 e mai davvero decollato.

Una storia lunga tredici anni, e ancora non conclusa

Tutto parte dall’Avviso n. 7/2013, con cui è stato approvato l’aggiornamento del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), che ha imposto un vincolo di inondazione elevato (R4) sull’intera zona artigianale e commerciale di Tarquinia, di fatto paralizzando per anni lo sviluppo edilizio dell’area.

Per superare il vincolo, l’amministrazione aveva puntato su un progetto definitivo, validato dalla Commissione Tecnica di Valutazione e inserito tra gli interventi ammissibili con Determinazione Regionale n. G11614 del 17 agosto 2017, per un importo complessivo di 3.350.000 euro, poi confermato nella delibera CIPESS n. 29/2021 nell’ambito del Piano Sviluppo e Coesione della Regione Lazio (ex Azione 5.1.1 del POR FESR 2014-2020).

Da allora, però, il procedimento – lo ammette la stessa determinazione comunale – si è rivelato “sin da subito complesso e farraginoso“. La Conferenza dei Servizi convocata per il progetto unitario aveva evidenziato la necessità di una riperimetrazione del vincolo idrogeologico. Da qui la decisione, nel maggio 2020, di dividere l’opera in due stralci: un primo stralcio funzionale da 350.000 euro per interventi manutentivi urgenti (la realizzazione di una vasca di laminazione), e un secondo stralcio da 2.975.000 euro per la messa in sicurezza completa dell’area.

Il secondo stralcio mai partito

Il primo stralcio è stato affidato nel 2021 alla ditta ISAM Srl di Roma, con un ribasso d’asta del 28%, per un importo contrattuale di 141.373,68 euro oltre oneri di sicurezza. Ma anche qui le cose non sono filate lisce: l’esproprio delle aree necessarie ai lavori è finito davanti al Tribunale di Civitavecchia per la determinazione dell’indennità, chiusa solo nel 2025 con un esborso complessivo di quasi 400mila euro tra indennità di esproprio, occupazione e maggiorazioni.

Il secondo stralcio, quello davvero risolutivo per l’area artigianale, non è invece mai stato approvato: la richiesta di riperimetrazione avanzata all’Autorità di Bacino (ABDAC) fin dal 2019 è rimasta sospesa per anni, tra richieste di integrazione, conferenze di servizi chiuse senza esito e un braccio di ferro tecnico sulle soglie dei parametri idraulici mai risolto. Il risultato, certificato nella nota dell’8 aprile 2025, è che il Comune non è stato in grado di definire “un iter certo” per la conclusione dell’opera.

La Regione chiede indietro i soldi

Di fronte all’impasse, la Direzione regionale finanziatrice ha chiesto al Comune, in una riunione telematica, di rivedere il QTE “stralciando le opere che, per motivi oggettivi, non riusciranno ad essere materialmente realizzate”. Tradotto: rinunciare al secondo stralcio, quello da quasi 3 milioni di euro, per salvare almeno il primo.

Con la Determinazione Regionale n. G07351 dell’11 giugno 2025 la Regione Lazio ha così autorizzato l’attuazione del solo 1° stralcio funzionale, fissando il contributo residuo a 2.387.000 euro e disponendo il disimpegno definitivo di 963.000 euro rispetto al finanziamento originariamente concesso. Una somma che il Comune di Tarquinia non vedrà più, a fronte di un intervento che, va ricordato, avrebbe dovuto liberare l’intera zona artigianale e commerciale dal vincolo di esondazione che da oltre un decennio ne blocca lo sviluppo.

Lavori sospesi e variante da 71mila euro

Come se non bastasse, anche il primo stralcio – quello “salvato” – ha dovuto fare i conti con nuovi intoppi. Il verbale del 22 dicembre 2025 ha disposto la sospensione dei lavori perché il progetto approvato non prevedeva il trasporto e lo smaltimento delle circa 15.000 metri cubi di terreno scavato per la vasca di laminazione. Da qui la necessità di una perizia di variante, approvata proprio con l’atto del 7 maggio scorso, che porta l’importo dei lavori da 199.365,98 a 258.187,92 euro, con un incremento contrattuale del 29,5% affidato, senza gara, alla stessa ISAM Srl.

A questo si aggiungono gli affidamenti diretti per il recupero del terreno di scavo alla ditta D&G Immobiliare di Milano (103.065,60 euro IVA compresa) e per il trasporto alla ditta Albanesi Srl di Montalto di Castro (109.624,32 euro IVA compresa).

Il conto finale

Alla fine, la contabilità è impietosa: un progetto partito nel 2013 con l’obiettivo di sbloccare l’intera area artigianale e commerciale di Tarquinia si è ridotto a un solo stralcio funzionale, con un contributo regionale decurtato di quasi un milione di euro, lavori sospesi per problemi mai risolti a monte e una variante che fa lievitare ulteriormente i costi. Un copione già visto, come ricordano gli stessi documenti allegati, e che si ripete puntualmente ogni volta che l’amministrazione Sposetti si trova a dover rendicontare un finanziamento regionale: pur di non perdere l’intero contributo, si accetta la rimodulazione al ribasso, rinunciando a pezzi importanti di opere pubbliche già stanziate e attese da anni dal tessuto produttivo cittadino.