La guerra del vento eolico nella Tuscia e, nel frattempo, Report contro Fratelli d’Italia (sullo sfondo l’amico Lavitola)

lavitola ranucci

Nel mirino di Sigfrido Ranucci, in particolare, l’assessore all’agricoltura Giancarlo Righini, il ministro Francesco Lollobrigida e tutti i meloniani del Lazio… perché solo e sempre loro?

VITERBO – L’inchiesta che ruota attorno a Valter Lavitola continua ad allargarsi e ad assumere contorni sempre più complessi.

Mentre gli investigatori approfondiscono il ruolo dell’ex editore de L’Avanti e imprenditore della ristorazione romana, l’attenzione si concentra anche sulle sue più recenti attività professionali, legate – secondo diverse ricostruzioni – al settore delle energie rinnovabili, in particolare all’eolico e al fotovoltaico.

Si tratta di un comparto che, negli ultimi anni, ha assunto un peso strategico sia dal punto di vista economico sia sotto il profilo politico.

Proprio il Lazio, soprattutto la provincia di Viterbo e il tratto costiero compreso tra Civitavecchia e Tarquinia, rappresenta una delle aree in cui la pressione degli investimenti è risultata maggiore.

I dati confermano la portata del fenomeno.

presidente regione e assessore al bilancio righini festa fungo porcino 2023 01

L’assessore regionale all’Agricoltura, Giancarlo Righini, e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Lazio, Daniele Sabatini, hanno promosso uno studio tecnico per valutare gli effetti della diffusione degli impianti sulle aree agricole e sul paesaggio.

L’obiettivo dichiarato è quello di conciliare la necessità della transizione energetica con la tutela del patrimonio agricolo e paesaggistico della Tuscia, uno dei territori maggiormente esposti alla proliferazione di grandi impianti.

Lo studio realizzato nell’ambito del Piano Agricolo Regionale evidenzia come Viterbo sia la provincia con la maggiore concentrazione di impianti fotovoltaici a terra. Degli oltre 1.797 ettari di impianti esistenti censiti nel Lazio, ben 973 ettari, pari al 54,14% del totale regionale, ricadono nella Tuscia. Ancora più significativa è la fotografia dei progetti futuri: sui circa 8.936 ettari di nuovi impianti censiti, oltre 6.171 interessano la provincia di Viterbo, quasi il 70% dell’intero territorio regionale. Lo studio sottolinea inoltre come alcuni comuni, tra cui Cellere, Tessennano e Montalto di Castro, presentino un’incidenza superiore al 10% della superficie agricola comunale interessata dagli impianti fotovoltaici, evidenziando il forte impatto territoriale della transizione energetica.

Mauro Rotelli
Onorevole Mauro Rotelli

Proprio attorno a questi numeri si è sviluppata, negli ultimi anni, una forte contrapposizione politica.

Secondo quanto emerge da diversi ambienti politici, proprio su questo terreno si sarebbe consumata una contrapposizione con gli interessi economici riconducibili ad alcuni operatori del settore delle rinnovabili.

Sarà una coincidenza, ma proprio Giancarlo Righini, così come altri esponenti di Fratelli d’Italia nel Lazio, è finito più volte nel mirino delle inchieste di Sigfrido Ranucci. Report ha dedicato diversi servizi all’attività politica dell’assessore regionale, tornando su vicende del passato e soffermandosi anche su episodi di rilievo locale, come alcuni finanziamenti destinati a manifestazioni territoriali, tra cui la sagra del fungo porcino. Una puntata decisamente banale e dichiaratamente vista oggi come una rodata “macchina del fango”.

sagra fungo porcino lariano

Nello stile che caratterizza il programma, gli inviati hanno incalzato più volte Righini nel corso delle interviste. Alla luce di quanto starebbe emergendo dall’indagine su Lavitola, quella sequenza di eventi viene oggi riletta da alcuni osservatori sotto una prospettiva diversa.

Nel frattempo, proprio sul fronte regionale, la partita delle rinnovabili nella Tuscia ha registrato un nuovo sviluppo. Il Governo, nei giorni scorsi ha revocato, con delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’autorizzazione al parco eolico “Energia Viterbo”: 13 aerogeneratori per una potenza complessiva di 78 megawatt, previsti tra i comuni di Viterbo, Montefiascone e Celleno su progetto della società norvegese Fred. Olsen Renewables, che aveva ottenuto il via libera ambientale lo scorso 4 giugno.

Parco eolico

Il provvedimento annulla quella valutazione favorevole sulla base di cinque motivazioni: l’eccessivo effetto cumulativo degli impianti nella stessa area; la tutela delle produzioni agricole di eccellenza della Tuscia, tra cui Nocciola Romana DOP, olio extravergine e vini dei Colli Etruschi; l’impatto visivo ritenuto irreversibile sul paesaggio dell’Alto Lazio, in particolare su Montefiascone; l’interferenza con resti archeologici di epoca romana; e l’abbattimento previsto di 272 alberi, considerato non adeguatamente compensato.

La revoca è arrivata dopo le osservazioni della Regione Lazio, che ha evidenziato come la provincia di Viterbo ospiti già il 78% degli impianti da fonti rinnovabili presenti nella regione, una concentrazione ritenuta eccessiva anche da una recente pronuncia del TAR Lazio.

parco eolico montalto

Soddisfazione per la decisione è stata espressa dal deputato e presidente della Commissione Ambiente alla Camera, Mauro Rotelli, dall’assessore Giancarlo Righini e dal consigliere regionale Daniele Sabatini (tutti di Fratelli d’Italia).

Sarà forse questo il progetto a cui ambiva Lavitola?

Secondo varie ricostruzioni giornalistiche, l’ex editore avrebbe infatti sviluppato, dopo avere concluso le vicende giudiziarie del passato, un’attività di consulenza e intermediazione tra società impegnate nello sviluppo di impianti e investitori.

Un’attività che lo avrebbe portato a seguire da vicino numerosi progetti riguardanti l’Alto Lazio, dove le autorizzazioni amministrative rappresentano uno snodo decisivo per la realizzazione degli impianti.

In questo scenario si inserisce anche il rapporto personale tra Lavitola e il giornalista Sigfrido Ranucci, direttore e conduttore di Report. Un’amicizia mai nascosta dallo stesso Ranucci, che ha raccontato pubblicamente di avere frequentato il ristorante romano dell’ex faccendiere e di avere parlato con lui, tra gli altri argomenti, anche di carbon tax e transizione energetica.

CARBON TAX

Da qui nasce una serie di interrogativi che, allo stato, restano privi di riscontri oggettivi.

Alcuni osservatori hanno evidenziato come diversi servizi di Report abbiano riguardato, negli ultimi anni, esponenti di Fratelli d’Italia nel Lazio, proprio il partito che a livello regionale ha assunto una posizione di forte opposizione rispetto alla diffusione indiscriminata di grandi impianti eolici e fotovoltaici.

Da qui alcuni commentatori hanno avanzato il sospetto che Lavitola possa avere avuto un ruolo di suggeritore o di fonte nella costruzione di alcune piste giornalistiche. Si tratta, tuttavia, di ipotesi che non risultano suffragate da elementi pubblicamente verificabili.

campo ascolano sigfrido ranucci bomba

La stessa frase attribuita a chi frequenta gli ambienti Rai — secondo cui “chiunque avesse problemi con Report bussava alla porta di Valter per cercare di risolverli” — fotografa semmai la rete di relazioni costruita da Lavitola negli anni, ma non dimostra alcuna influenza sulle scelte editoriali della trasmissione.

Del resto, un rapporto personale non implica necessariamente una commistione professionale.

È lo stesso principio di prudenza che impone di distinguere i fatti dalle suggestioni. Un criterio che, secondo i critici della trasmissione, Report non avrebbe sempre rispettato, trasformando talvolta elementi indiziari in ricostruzioni più assertive. Una riflessione che torna nelle discussioni attorno a questa vicenda, dove gli incroci tra interessi economici, strategie politiche, grandi investimenti energetici e inchieste televisive alimentano inevitabilmente interrogativi.

sigfrido ranucci report

Resta invece un dato difficilmente contestabile: la partita delle energie rinnovabili nel Lazio vale miliardi di euro e interessa uno dei territori più delicati della regione. Lo studio commissionato dalla Regione fotografa una crescita senza precedenti degli impianti, tanto da evidenziare come il limite dell’1% della superficie agricola regionale interessata dal fotovoltaico sia stato sostanzialmente raggiunto, mentre continuano ad arrivare nuove richieste autorizzative.

È all’interno di questo contesto che si muovono interessi imprenditoriali, decisioni amministrative e inevitabili tensioni politiche.

Se tali dinamiche abbiano avuto o meno un riflesso sulle vicende che coinvolgono Lavitola e sui rapporti con il mondo dell’informazione sarà, eventualmente, il lavoro della magistratura, e non quello delle suggestioni, a chiarirlo.