TARQUINIA – Emergono nuovi particolari nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti dei presunti componenti della “Banda del buco” specializzata nei furti seriali, alla quale gli investigatori contestano anche un colpo messo a segno a Tarquinia.
Dopo la notizia degli arresti, i Carabinieri hanno ricostruito nel dettaglio il modus operandi del gruppo, che avrebbe utilizzato l’ex Hotel Cinecittà di Roma come base logistica per pianificare le incursioni in diverse città del Centro Italia.
L’organizzazione, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto nelle ore notturne, prendendo di mira abitazioni ed esercizi commerciali. Per introdursi nei locali utilizzava la cosiddetta “tecnica del buco”, praticando aperture nelle pareti confinanti con martelli pneumatici e altri utensili da scasso, così da aggirare gli impianti di allarme e accedere direttamente ai negozi.
Determinante per le indagini è stata l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati ai presunti componenti della banda. All’interno degli smartphone i militari avrebbero trovato chat, fotografie e video con cui gli indagati documentavano le fasi dei furti e condividevano immagini della refurtiva, oltre a messaggi vocali utilizzati per coordinare le operazioni durante i raid.
Complessivamente al gruppo vengono attribuiti 13 colpi tra Roma, Tarquinia, Foligno e Avezzano, con un bottino stimato in oltre 200 mila euro tra denaro e merce.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, è tuttora nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

