Capalbio, Coopam in liquidazione: la crisi dell’acquacoltura mette in ginocchio la filiera maremmana

coopam orbetello

CAPALBIO – Trenta anni di attività al servizio dell’acquacoltura maremmana rischiano di concludersi definitivamente.

La Coopam, cooperativa con sede in località Torba, a Capalbio, specializzata nella lavorazione, nel confezionamento e nella commercializzazione di spigole, orate e ombrine allevate nell’area di Ansedonia e commercializzate con il marchio “Pesce di Orbetello”, è stata posta in liquidazione.

Una chiusura che rappresenta molto più della fine di un’impresa: è il simbolo della profonda crisi che sta attraversando il comparto dell’acquacoltura locale, stretto tra l’aumento dei costi di produzione e l’emergenza sanitaria che da anni colpisce gli allevamenti ittici del Mediterraneo.

Fino a pochi anni fa Coopam era un punto di riferimento del settore. Ogni giorno lavorava e confezionava tra i 45 e i 50 quintali di pesce, impiegava 13 dipendenti e registrava un fatturato annuo compreso tra i 13 e i 14 milioni di euro. Fondata dagli impianti di acquacoltura Il Vigneto e Cosa, la cooperativa curava non solo la commercializzazione del prodotto, ma anche il controllo qualitativo del pescato proveniente dagli storici allevamenti di Ittima, Il Vigneto e Cosa.

Oggi, di quelle realtà produttive, resta operativo soltanto l’impianto Cosa, che produce circa la metà rispetto alle proprie potenzialità.

Le prime difficoltà sono emerse nel 2022, quando la guerra in Ucraina ha determinato un’impennata dei costi energetici e delle materie prime. L’aumento delle spese per alimentare celle frigorifere e impianti di produzione del ghiaccio, insieme al rincaro dei materiali per il confezionamento – dalle cassette in polistirolo agli imballaggi plastici – ha inciso pesantemente sui bilanci della cooperativa, impegnata a rifornire la grande distribuzione e i mercati ittici italiani ed esteri.

A compromettere definitivamente la situazione è stata però la diffusione del batterio Lactococcus garvieae, patogeno ormai presente in gran parte del Mediterraneo e favorito dall’innalzamento della temperatura delle acque. Il batterio colpisce principalmente spigole e orate, provocando mortalità che possono raggiungere il 40% degli esemplari allevati.
acquacoltura di orbetello

Negli impianti dell’Orbetellano, alimentati da sorgenti sotterranee di acqua salmastra con temperature costanti intorno ai 22-23 gradi, il microrganismo ha trovato condizioni ideali per proliferare durante tutto l’anno. Neppure l’impiego di avannotti vaccinati è riuscito a contenere le perdite produttive.

La crisi sanitaria aveva già portato, all’inizio del 2025, alla chiusura dell’impianto Il Vigneto, uno dei soci fondatori della cooperativa. La perdita di uno dei principali conferitori, unita al calo del fatturato registrato negli ultimi due anni, ha reso inevitabile la decisione di mettere Coopam in liquidazione.

«Quando i lavoratori hanno ricevuto le lettere di licenziamento – spiega Antonella Biondi, segretaria della Fai Cisl che segue la vertenza – ci siamo subito attivati per chiedere l’apertura di un tavolo di crisi in Regione Toscana. La disponibilità da parte dell’amministrazione regionale c’è stata fin da subito, ma era subordinata alla possibilità di individuare nuovi investitori. Purtroppo questa ipotesi è venuta meno e adesso il nostro obiettivo è garantire ai dipendenti tutti gli strumenti di tutela previsti, a partire dalla Naspi».

Secondo il sindacato una possibilità per salvare almeno parte dell’attività sarebbe esistita. «La cooperativa avrebbe potuto chiedere il riconoscimento dello stato di crisi e trasformarsi da società agricola in una società a responsabilità limitata – conclude Biondi –. In questo modo avrebbe potuto acquisire nuove commesse da altri produttori ittici e valorizzare la rete commerciale costruita in trent’anni di rapporti con la grande distribuzione organizzata».

La liquidazione di Coopam rappresenta oggi un forte campanello d’allarme per tutto il comparto dell’acquacoltura maremmana, settore che negli ultimi decenni ha rappresentato una delle eccellenze produttive della costa toscana e che ora si trova ad affrontare una delle crisi più difficili della sua storia.