Un anno e mezzo dopo la firma in pompa magna, il protocollo d’intesa tra Civitavecchia e Tarquinia si legge tutto nei cumuli di rifiuti tra il Freedom Beach e L’Altra Isola. Il Ferragosto 2026 consegna l’immagine definitiva di un accordo mai tradotto in un solo intervento concreto
Tarquinia/Civitavecchia – L’8 maggio del 2025 due sindaci firmarono, sorridenti davanti ai fotografi, un protocollo d’intesa sulla gestione di Sant’Agostino. Spiagge, strade e parcheggi sarebbero diventati il fiore all’occhiello di quel tratto di litorale. Pergamene, giacca e cravatta, foto di rito: sembrava un trattato di pace tra Francesco Sposetti e Marco Piendibene.
Un anno e tre mesi dopo, il bilancio lo scrivono i rifiuti. Parcheggi selvaggi, incuria, sporcizia, immondizia abbandonata ovunque. Quel tratto di costa che i civitavecchiesi hanno sempre considerato casa propria, e che ricade nel territorio di Tarquinia, si presenta oggi come una discarica a cielo aperto.
La denuncia: rifiuti tra gli ombrelloni
A rompere il silenzio dopo il Ferragosto è un frequentatore abituale della zona, che ha deciso di rendere pubblico lo stato di abbandono in cui versa l’area. L’accumulo di rifiuti, racconta, si concentra in un punto ben preciso: il tratto di spiaggia libera compreso tra gli stabilimenti Freedom Beach e L’Altra Isola.
Non una zona marginale, dunque, ma un’area centrale frequentata ogni giorno da centinaia di famiglie e turisti, costretti a stendere i teli a pochi metri da cumuli di indifferenziata.
Il bagnante punta il dito anche sulla gestione dei controlli, chiedendo che la Polizia locale, oltre a elevare sanzioni, segnali agli organi competenti le discariche che si formano in mezzo ai bagnanti.
Il Ferragosto, del resto, è stato bollente non solo per le temperature. Si è consumata la chiusura di uno stabilimento, poi riaperto dopo l’ennesimo intoppo burocratico degli uffici comunali, e si sono moltiplicate le ispezioni a carico di chi, su quelle spiagge, si sostituisce di fatto agli enti pubblici tenendo pulite arenile e battigia. Macchine della Capitaneria di Porto e della Polizia Municipale hanno controllato e fotografato tutto, tranne la spazzatura che ha ormai preso il sopravvento.
Un protocollo che non ha prodotto un solo intervento
Non è la prima volta che il documento firmato nel maggio 2025 finisce sotto accusa. A giugno le associazioni avevano denunciato l’assenza di torrette di avvistamento e di bagnini sulle spiagge libere. A luglio era toccato a strada Bagni Sant’Agostino: erba alta fino al ciglio della carreggiata, sterpaglie invasive, rischio incendi in piena estate. Un caso segnalato dall’associazione Assolidi Tarquinia e dal suo portavoce Pierpaolo Rosati, con un dettaglio quasi grottesco: il trattore comunale destinato allo sfalcio ha percorso più volte quella strada, ma solo come corridoio di passaggio verso altre zone, senza mai fermarsi a tagliare.
Sul fronte delle competenze, la Provincia di Viterbo ha già chiarito la propria posizione, ricordando che manutenzione ordinaria e messa in sicurezza spettano al Comune. Nessuna ambiguità normativa, quindi. Resta l’inerzia.
Ed è qui che l’accordo mostra il suo vero volto: non uno strumento operativo, ma un alibi reciproco. Buono per i comunicati stampa e le foto ufficiali, inutile quando si tratta di mandare una squadra a raccogliere i sacchi o a tagliare l’erba.
Serve una risposta, non un altro annuncio
Il problema dei rifiuti sulle spiagge libere del litorale laziale non è una novità, e una parte della responsabilità ricade sull’inciviltà di chi abbandona la propria immondizia sull’arenile. Ma la formazione di veri e propri depositi abusivi a ridosso delle strutture balneari, tollerati per settimane, chiama in causa direttamente chi quelle spiagge deve gestirle.
I frequentatori di Sant’Agostino chiedono ora un intervento immediato di bonifica da parte dei Comuni e degli enti competenti, prima che il danno colpisca l’ecosistema costiero e l’immagine turistica di due città. Non è una richiesta straordinaria: è ordinaria amministrazione.
Le due giunte hanno il dovere politico di uscire dal silenzio. Non basta aver firmato un protocollo: bisogna renderne conto. Se quell’accordo non produce interventi reali, lo si dica apertamente. Il tempo delle promesse è scaduto.
Civitavecchia e Tarquinia, firmato il protocollo d’intesa per la gestione di Sant’Agostino

