Terremoto giudiziario a dieci giorni dal referendum. La Procura ipotizza il reato di truffa aggravata per il censimento degli alberi monumentali. Nel mirino l’assegnazione dell’incarico al figlio di Raffaele Allocca
CASSINO – L’orologio della magistratura torna a scandire i tempi della politica ciociara. A soli dieci giorni dall’appuntamento con il referendum, un’inchiesta della Procura di Cassino investe i vertici della XV Comunità Montana “Valle del Liri”.
Nel registro degli indagati è finita la figura di vertice dell’ente: Rossella Chiusaroli, Segretaria provinciale di Forza Italia e Commissario straordinario dell’ente montano di Arce.
L’inchiesta e i magistrati
Il fascicolo, che potrebbe creare un vero e proprio tsunami politico, è coordinato dal Pubblico Ministero dott.ssa Francesca Fresch della Procura di Cassino. È lei a guidare le indagini che mirano a far luce su una gestione ritenuta opaca dei fondi pubblici. A vigilare sulla correttezza delle fasi preliminari e a valutare le richieste di misure cautelari è stata designata la dott.ssa Maria Rosaria Santoni, Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) sempre del Tribunale di Cassino.
Il nodo del “nepotismo”: l’appalto degli alberi monumentali
Al centro del contendere giudiziario, secondo indiscrezioni, riguarderebbe un appalto specifico, relativo al censimento e monitoraggio degli alberi monumentali del territorio. Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla PM Fresch, l’incarico professionale sarebbe stato affidato in via diretta, o comunque con procedure irregolari, al figlio di Raffaele Allocca, che ricopre il ruolo di Segretario Generale della stessa Comunità Montana.
Un intreccio di parentele e uffici che ha spinto la Procura a contestare il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.). Gli inquirenti sospettano che siano stati messi in atto “artifizi o raggiri” per giustificare l’esborso di denaro pubblico a favore di un soggetto legato da stretti vincoli familiari ai vertici amministrativi dell’ente, traendo in inganno l’amministrazione erogatrice (presumibilmente la Regione Lazio).
Il reato previsto dall’articolo 640-bis è punito severamente dal Codice Penale con la reclusione da due a sette anni. La gravità della contestazione deriva dal danno arrecato al patrimonio pubblico e dalla finalità delle somme: fondi che avrebbero dovuto servire alla tutela ambientale e che, secondo l’accusa, sarebbero stati distratti per finalità private. Trattandosi di un reato procedibile d’ufficio, l’azione della magistratura proseguirà spedita indipendentemente da eventuali denunce di parte.
La notizia arriva in un momento cruciale. Rossella Chiusaroli, fedelissima del senatore Claudio Fazzone, è la “pedina perfetta” della strategia azzurra nel Lazio meridionale.
Tuttavia, il peso politico dell’indagine è enorme. Con il referendum alle porte, il caso Chiusaroli–Allocca riapre il dibattito sulla gestione degli enti intermedi e sulla trasparenza nelle assunzioni e negli incarichi pubblici nella Valle del Liri. La parola passa ora alle carte giudiziarie depositate presso l’ufficio della GIP Maria Rosaria Santoni che il 9 gennaio scorso ha disposto la proroga del termine delle indagini preliminari per altri 6 mesi.
Al momento gli indagati sono Rossella Chiusaroli, Raffaele Allocca, Massimo Casinelli, Stefano Capuano, Fabio Di Sotto e Vincenzo Allocca.
Abbiamo provato a contattare Rossella Chiusaroli per farle fare una dichiarazione sulla vicenda. Non ci ha risposto né alle telefonate né ai messaggi.
“È doveroso ricordare che le accuse formulate dalla Procura dovranno trovare conferma nel corso delle indagini e poi nel dibattimento. Gli indagati sono da ritenersi innocenti fino a quando la colpevolezza non sarà accertata con sentenza passata in giudicato.”

