Il Partito democratico a Venezia sta candidando un blocco piuttosto numeroso di bengalesi. Si tratta di un lungo elenco di nomi che non passa inosservato e che fotografa in maniera limpida la strategia del partito per cercare di ottenere quanti più voti possibili.
Non è nemmeno una strategia nuova quella di inserire nelle liste candidati stranieri, perché nel Regno Unito viene attuata già da anni dalla sinistra, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e città che, ormai, sono sotto il controllo di partiti a connotazione non inglese.
Il Partito democratico, che da anni insiste sullo ius soli per ampliare la platea elettorale, si sta presentando alle elezioni di maggio a Venezia con una nutrita schiera di esponenti della comunità bengalese, che in quella parte d’Italia, è molto numerosa, e le prime polemiche non sono tardate ad arrivare.
I candidati per il Pd sono Kamrul Syed e Rhitu Miah a Venezia, mentre per le municipalità di Mestre Carpenedo hanno candidato Ali Afay e Sumiya Begum, e a Chirignago Zelarino Tanzima Akter Nisha e per Favaro il candidato è Ali Hossain. “In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso. Pace a tutti voi Marghera – Venezia. Per le prossime elezioni del consiglio della municipalità, sono stati nominati due candidati del partito Pd per la comunità bengalese. Apponete un segno di croce sul simbolo del Partito democratico Pd e scrivete i nomi dei candidati sulla lista di Marghera”, si legge in un manifesto elettorale in bengalese che circola da qualche giorno.

