Il ristoratore chiede ora chiarezza sull’operato dell’amministratore giudiziario, sollevando dubbi sulla gestione che ha portato, tra le altre cose, alla chiusura della sede di Milano nel 2022
ROMA – Ristoratore dei vip assolto a Roma, “dubbi sulla gestione post sequestro”. La difesa del ristoratore pretende chiarezza su tutto quello che l’amministratore giudiziario ha fatto rispetto ai beni oggetto di sequestro.
Dopo avere incassato l’assoluzione, “perché il fatto non sussiste”, da ben 15 capi d’accusa su 15, si interroga sulla validità della gestione dei suoi notissimi ristoranti, Gianni Micalusi, detto Johnny, che nei giorni scorsi, assistito dall’avvocato Dario Vannetiello, è riuscito a ribaltare in appello una condanna a 8 anni e 6 mesi inflitta in primo grado dal Tribunale di Roma.
Johnny è stato arrestato nel 2017, quando era all’apice della sua carriera: all’epoca si contavano sedi del suo “Assunta Madre” , oltre che a Roma e Milano, anche nelle capitali europee più importanti, tra le quali Londra, Barcellona e Mosca.
Nella capitale custodiva vino pregiatissimo, per quasi mezzo milione di euro, tra cui un nettare francese da 15mila euro a bottiglia, il Romanee Conti.
Grazie alla attività difensiva svolta in appello, Micalusi è riuscito a dimostrare le ragioni per le quali aveva intestato beni, società, ristorante e conti correnti ai figli e a un amico di vecchia data.
Essendo stato dichiarato fallito dal Tribunale civile di Latina, nel lontano 1995, ed essendo stato in età giovanile anche condannato dal Tribunale penale, per bancarotta fraudolenta, “era impossibilitato ad avere rapporti con le banche – spiega il suo unico avvocato, Dario Vannetiello – e a ricoprire ruoli nelle società.
Intestazioni fittizie, certamente, – aggiunge Vannetiello – peraltro ammesse anche a ‘Porta a Porta’, intraprese però non perché temeva di subire un sequestro in materia di misure di prevenzione, come sostenuto dall’accusa. Determinanti le prove acquisite durante il giudizio di appello, sfociato nella sua assoluzione ed in quella dei coimputati, tra i quali ci sono anche i figli”.
Di indubbia rilevanza , a supporto della tesi difensiva, una serie di atti acquisiti tra cui anche il decreto di revoca della misura di prevenzione all’epoca disposta nel quale l’autorità giudiziaria affermò che le intestazioni fittizie erano verosimilmente da ricondurre proprio ai limiti imposti dal fallimento e dalla condanna per bancarotta.
Oltre all’assoluzione, Micalusi ha anche ottenuto la revoca della confisca di tutti i beni, tra cui l’Assunta Madre sito a Roma in via Giulia che all’epoca era frequentato da famosi personaggi di livello internazionale della politica, dello sport e dello spettacolo, che fino al 2017 ha fatturava milioni e milioni di euro all’anno. Il ristoratore dei vip con il suo avvocato hanno chiesto lumi sulla gestione dell’amministratore giudiziario in particolare relativamente alle ragioni della chiusura del ristorante “Assunta Madre” di Milano, nel 2022.
Spostare il focus sulla gestione dei beni sequestrati mette in luce quello che spesso viene definito il “paradosso delle misure di prevenzione”: uno strumento nato per colpire i patrimoni illeciti che, in caso di assoluzione, rischia di restituire al legittimo proprietario solo le macerie di un impero.
Il caso Assunta Madre: quando la prevenzione diventa “Dissesto”
La vicenda di Johnny Micalusi non è solo un caso giudiziario di assoluzione, ma solleva pesanti interrogativi sull’efficacia e l’etica della gestione dei beni sotto sequestro. La difesa ora punta il dito contro un sistema che avrebbe trasformato aziende floride in rami secchi.
L’amministratore giudiziario ha il compito di conservare e, se possibile, incrementare il valore dei beni sequestrati. Nel caso di “Assunta Madre”, la difesa contesta una gestione che avrebbe ignorato la natura peculiare del business:
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Perdita del “Know-How” e del Brand: Un ristorante di lusso vive di relazioni, materie prime d’eccellenza e carisma del titolare. Sotto gestione statale, questi asset intangibili spesso evaporano.
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La chiusura di Milano (2022): È il punto più critico. Mentre il ristorante di Roma resisteva (pur con fatturati mutati), la sede di Milano è arrivata alla chiusura definitiva sotto il controllo dello Stato. La difesa chiede ora: perché non è stata garantita la continuità aziendale di un locale che fatturava milioni?
Il tesoro “congelato” e il deprezzamento
Si parla di una cantina di vini pregiati dal valore stimato di 500.000 euro.
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Bottiglie come il Romanée Conti (semmai ancora ci fossero) richiedono condizioni di conservazione maniacali. La difesa esige chiarimenti sullo stato di conservazione di questo patrimonio: una gestione negligente avrebbe potuto trasformare un investimento liquido in aceto costosissimo.
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Oltre al valore fisico dei beni, Micalusi reclama il mancato guadagno di anni di attività interrotta o mal gestita, proprio nel periodo di massima espansione internazionale del brand (Londra, Mosca, Barcellona).
La strategia dell’avvocato Vannetiello non si ferma all’assoluzione, ma apre il fronte della responsabilità civile:
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La difesa pretende un esame analitico di ogni scelta gestionale compiuta dal 2017 a oggi.
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Poiché l’assoluzione ha confermato che le intestazioni fittizie servivano solo a bypassare i limiti di un vecchio fallimento (e non per agevolare la criminalità), il sequestro appare oggi, col senno di poi, come un intervento sproporzionato che ha colpito un’attività sana.
La battaglia legale si sposta ora dal piano penale a quello economico. La domanda che la difesa pone è: chi paga per il valore distrutto durante un sequestro che, alla fine, si è rivelato infondato? Il caso Assunta Madre rischia di diventare il simbolo della necessità di riformare il ruolo degli amministratori giudiziari, rendendoli più simili a manager che a semplici custodi.

