Il giornalista orvietano, portavoce della sindaca di Viterbo Chiara Frontini, viene indicato tra i possibili profili per la guida del centrosinistra a Orvieto in quota 5 Stelle. Nessuna candidatura ufficiale: siamo alla fase dei nomi che circolano
Orvieto vota nel 2029, ma il totonomi è già cominciato. E il primo a uscire dal perimetro dei partiti è quello di Claudio Lattanzi, giornalista orvietano che da due anni lavora a settanta chilometri di distanza, a Palazzo dei Priori, come portavoce della sindaca di Viterbo Chiara Frontini.
A inserirlo nel dibattito è stata Tag24 Umbria, in una ricostruzione dedicata alle tensioni interne al Partito democratico orvietano. Il punto di partenza sono le dimissioni di Lorenzo Cortoni da vicesegretario comunale del Pd, motivate con ragioni personali e professionali ma lette dalla testata come segnale di una difficoltà politica più ampia. Sullo sfondo, la successione a Roberta Tardani: la sindaca è al secondo mandato e non potrà ricandidarsi.
Accanto alle ipotesi interne al partito — viene citato Leonardo Pimpolari, medico e vicesegretario comunale — compaiono profili esterni, capaci di parlare a un campo più largo. Tra questi, Lattanzi.
Chi è
Nato a Orvieto nel 1970, laureato in Scienze politiche, Lattanzi è giornalista, editore e saggista. Ha fondato la casa editrice Intermedia Edizioni ed è autore di oltre quindici libri, alcuni dei quali dedicati all’analisi dei sistemi di potere locale: una specializzazione che, letta oggi, ha qualcosa di ironico.
Il suo incarico viterbese nasce da un decreto sindacale del 16 maggio 2024. Frontini lo individua come collaboratore esterno dell’ufficio di staff, con un contratto a tempo determinato e part-time fino alla scadenza del mandato, andando a coprire la casella lasciata pochi giorni prima da Maria Cristina Ruggeri. La scelta di pescare fuori città in un momento delicato sul fronte mediatico viene letta a Viterbo come l’assunzione di una figura esperta nella gestione della comunicazione politica.
Non un ruolo silenzioso, peraltro. Nel luglio 2025 un suo commento su Facebook a difesa della manifestazione “A Tuscia birra” a Montefiascone, in replica alle critiche di una cittadina, ha aperto una polemica proprio per il ruolo istituzionale che ricopre.
Il profilo trasversale
Se il nome circola è per la traiettoria politica, che Tag24 ricostruisce in tre passaggi: nel 2019 il sostegno al centrodestra guidato da Tardani, nel 2024 l’avvicinamento alla proposta civica di Roberta Palazzetti, e più di recente una sintonia con l’area del Movimento 5 stelle.
È il classico curriculum del candidato civico: nessuna tessera che vincoli, abbastanza passaggi da poter parlare a più campi, abbastanza spostamenti da esporre il fianco all’accusa di trasformismo. Nei ragionamenti sul futuro del centrosinistra orvietano è esattamente questo il tipo di profilo che si cerca quando il partito principale attraversa una fase di riassestamento.
Il nodo viterbese
C’è però un dettaglio che rende la posizione più complicata di quanto il totonomi lasci intendere, e riguarda il datore di lavoro.
Nel giugno 2026 il movimento civico di Chiara Frontini ha siglato un patto federativo con Forza Italia. L’accordo, firmato con il senatore Maurizio Gasparri, porta gli azzurri in maggioranza a Palazzo dei Priori e prelude al sostegno alla ricandidatura della sindaca alle comunali viterbesi del 2027. Un’intesa che ha prodotto malumori, uscite dal partito e la chiusura netta della Lega locale.
Il risultato è una geometria singolare: il portavoce di una sindaca ormai formalmente collocata nel centrodestra viene indicato come possibile riferimento del centrosinistra nella sua città natale. Una posizione sostenibile finché resta un’ipotesi giornalistica, molto meno il giorno in cui dovesse diventare qualcosa di più.
Cosa non c’è
Vale la pena fissare il confine. Non esiste alcuna candidatura ufficiale. Non risulta una proposta formale del Movimento 5 stelle né di altre forze politiche orvietane. Non ci sono, al momento, dichiarazioni dell’interessato sul punto.
Resta un nome inserito da una testata nei ragionamenti sul dopo Tardani, a tre anni dal voto. In politica locale è quanto basta per far partire le telefonate: raramente è abbastanza per farne una notizia definitiva.


