SANTA MARINELLA — Ultima notte di campagna: chi brilla, chi s’illude e chi spegne le luci in anticipo (FOTO)

La Perla del Tirreno ha emesso il suo verdetto non ufficiale. Prima ancora che le urne aprano, i numeri delle chiusure raccontano già una storia

SANTA MARINELLA – A mezzanotte è calato il silenzio elettorale sulla Perla del Tirreno. Si fa per dire, naturalmente. Perché di silenzio, in certi palchi, ce n’era già parecchio.

La campagna per il sindaco di Santa Marinella si è chiusa come spesso accade in queste latitudini politiche: tra musica, striscioni, discorsi appassionati e — soprattutto — con quella spietata democrazia dei numeri che non mente mai.

Quante sedie sono state occupate, quanti volti riempivano la piazza, quanta aria circolava tra un sostenitore e l’altro. Il termometro più onesto della politica locale non è nei sondaggi, è nella conta delle teste.

Il trionfo del “Cavaluccio”

Damiano Gasparri (centrodestra) ha chiuso al “Cavaluccio Marino” con oltre cinquecento persone e un parterre da fare invidia a certi convegni nazionali: europarlamentari, deputati, senatori, assessori e consiglieri regionali. Un défilé di caratura tale da sembrare quasi eccessivo per una cittadina di mare, quasi un’ostentazione muscolare. Ma in politica i muscoli si mostrano proprio per questo: per scoraggiare l’avversario prima ancora che il gioco cominci. Missione, almeno scenograficamente, compiuta. Oltre cinquecento persone ad abbracciare il “medico di famiglia”.

Il centrosinistra tiene, ma con misura

Emanuele Minghella (centrosinistra) ha scelto la piazza aperta, simbolo antico della politica popolare. Sul palco è salito Alessio D’Amato, l’assessore alla sanità ai tempi di Zingaretti — un nome che nel Lazio ancora circola per i danni compiuti tra chi ricorda quegli infausti anni (oggi con Calenda). Il pubblico? Un centinaio di persone. Numeri più sobri, ma non trascurabili.

Alessio Manuelli, la sorpresa che vuole essere conferma

Duecento persone allo Sporting per Alessio Manuelli (centrosinistra). Non male. Anzi, abbastanza da disegnare uno scenario che — all’alba di queste elezioni — sta assumendo i contorni di un triangolo: Gasparri, Minghella, Manuelli. Tre candidati reali in un campo da gioco che ne ospita ufficialmente sei. Gli altri tre sembrano già giocare un’altra partita, in un altro campionato.

Il deserto di Mariarosaria

E poi c’è lei. Mariarosaria Rossi (centrodestra), ex senatrice, già stretta collaboratrice — e badante, come la definisce senza troppa pietà la vulgata politica — di Silvio Berlusconi. La sua chiusura di campagna è diventata involontariamente la metafora più crudele della serata: quattro amici al bar. Non quattrocento. Non quaranta. Qualcosa meno. Il numero che in politica non rappresenta un punto di partenza, ma una sentenza. Non una standing ovation, ma quasi un saluto affettuoso tra vecchi conoscenti prima di tornare a casa.

Gli altri

Per Stefano Marino (civico) e Daniele Renda (sinistra), invece, nemmeno la cronaca. Non pervenuti, come si dice in gergo burocratico — e raramente il linguaggio delle pratiche amministrative è risultato così appropriato.

 

Chi andrà al ballottaggio?

Se il buongiorno si vede dal mattino, per qualcuno qui è già notte fonda — e non quella festosa delle chiusure di campagna con la musica a palla. Il centrodestra si presenta ai blocchi di partenza con il vento in poppa e la fanfara nazionale schierata. Il centrosinistra punta a far dimenticare gli sconquassi degli otto anni precedenti. Il “civismo” pentastellato di Manuelli ha dimostrato di non essere un’appendice ma un attore autonomo.

Santa Marinella voterà domenica e lunedì. Le urne non mentono mai quanto certi palchi vuoti. Ma questa è un’altra storia — quella che inizia domani.