Ricci ammette che recuperare interamente questi fondi sia un’utopia, ma sottolinea come una riduzione sensibile dell’evasione locale libererebbe risorse fondamentali per il miglioramento della qualità della vita nel paese
FABRICA DI ROMA – Un appello alla consapevolezza, un’operazione di trasparenza sui conti pubblici e, soprattutto, una riflessione amara sul delicato equilibrio tra le pretese dei cittadini e le reali disponibilità delle casse comunali. È un intervento a tutto tondo quello di Claudio Ricci, sindaco di Fabrica di Roma, che sceglie di rivolgersi direttamente alla cittadinanza per accendere i riflettori su una criticità che frena lo sviluppo e la manutenzione del paese: l’enorme mole di tasse e sanzioni non pagate.
Il primo cittadino non usa mezzi termini e va dritto ai numeri, snocciolando cifre che restituiscono l’esatta dimensione della complessità amministrativa. Nelle casse del Comune di Fabrica di Roma pesano infatti circa 18 milioni di euro di cosiddetti “residui attivi”, ovvero crediti che l’Ente vanta ma che, nel corso degli anni, non è mai riuscito a incassare. Di questo tesoretto fantasma, ben 12 milioni sono direttamente imputabili a tributi, sanzioni e bollette non onorati dai cittadini.
Non si tratta solo di una mancanza di liquidità immediata, ma di un vero e proprio effetto domino sul bilancio. Per le rigide regole contabili a cui i Comuni sono sottoposti, questa massa di crediti inesigibili obbliga l’amministrazione a congelare almeno 10 milioni di euro in un “fondo crediti di dubbia esigibilità”. Una riserva finanziaria in negativo che l’Ente è costretto ad accantonare a garanzia di quelle somme che, con molta probabilità, non vedrà mai. Il risultato è che milioni di euro vengono di fatto sottratti alla disponibilità reale, impedendo di investirli in ciò che i cittadini chiedono quotidianamente: servizi, manutenzioni ordinarie e opere pubbliche.
Ricci ammette che recuperare interamente questi fondi sia un’utopia, ma sottolinea come una riduzione sensibile dell’evasione locale libererebbe risorse fondamentali per il miglioramento della qualità della vita nel paese. Tuttavia, l’analisi del sindaco non si limita a una sterile condanna della “scorrettezza” civica. Con pragmatismo, riconosce che il mancato gettito è spesso lo specchio fedele di una situazione socio-economica tutt’altro che rosea, con famiglie e persone in reale difficoltà finanziaria, un fenomeno purtroppo diffuso ben oltre i confini di Fabrica di Roma.
Di fronte a questo scenario, la ricetta dell’amministrazione è quella del “passo di montagna”: un’andatura regolare e costante, senza scatti improvvisi che rischierebbero di far saltare i delicati equilibri di bilancio, puntando forte sull’intercettazione di finanziamenti e bandi specifici per riuscire a garantire gli investimenti necessari.
La chiosa del sindaco è una provocazione linguistica e culturale che invita a un cambio di prospettiva nel dibattito pubblico. Rispondendo alla popolarissima frase “io pago le tasse e ho diritto a…”, Ricci suggerisce un paradigma basato sulla responsabilità collettiva: la formula corretta, fa notare il primo cittadino, dovrebbe essere “se tutti pagassimo o avessimo pagato le tasse, potremmo avere…”. Una verità scomoda, consegnata ai cittadini con un pizzico di ironia finale, rivendicando il valore del ragionamento umano rispetto alle ormai inflazionate “vignette generate con l’Intelligenza Artificiale”.

