Roma – Il magistrato che condizionava il Lazio ora indagato per il Ponte sullo Stretto

Tommaso Miele

Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti e per anni vertice della sezione giurisdizionale del Lazio, è al centro di un’inchiesta della Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio

ROMA – Il nome di Miele — originario di Aquino, in provincia di Frosinone, 70 anni, in pensione dal febbraio 2026 — è il più pesante tra i tre iscritti nel registro degli indagati. Con lui figurano un avvocato calabrese già nel cda della «Stretto di Messina S.p.A» e un imprenditore reggino residente a Roma. Tutti e tre sono stati colpiti da perquisizioni eseguite dal ROS dei Carabinieri su delega della Procura capitolina.

L’ombra sul Lazio di Zingaretti

Per anni Miele ha presieduto la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio, periodo in cui la Regione guidata da Nicola Zingaretti era frequentemente sotto la lente dei magistrati contabili di viale Mazzini. Due vicende in particolare avevano suscitato attenzione: l’acquisto di mascherine mai consegnate, con milioni di euro sottratti alle casse regionali durante la pandemia, e l’acquisto di una torre del gruppo Parnasi per circa 90 milioni di euro, destinata a unificare gli uffici provinciali. Entrambe le inchieste della Corte dei Conti per presunto danno erariale si erano chiuse con l’archiviazione totale per gli indagati.

Il patto sul Ponte

Secondo gli inquirenti, Miele avrebbe accettato di orientare favorevolmente il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, in cambio della promessa di un incarico dirigenziale in enti pubblici dopo il pensionamento — l’Antitrust o una società partecipata, stando alle sue stesse parole ricostruite dagli investigatori. Avrebbe fornito all’avvocato e all’imprenditore aggiornamenti continui sull’andamento del procedimento interno, rivelato le posizioni dei colleghi magistrati e divulgato informazioni riservate sulle sessioni plenarie della Camera di Consiglio.

Dopo la decisione negativa del 29 ottobre 2025, Miele avrebbe anche preparato un documento tecnico — una sorta di memoria — da consegnare al commercialista della «Stretto di Messina S.p.A», per supportarne le strategie difensive. I due indagati, dal canto loro, avrebbero tentato di coinvolgere altri magistrati ritenuti strategici per gli interessi della società.

Le accuse e le perquisizioni

Le contestazioni a carico dei tre sono gravi: corruzione nell’ambito delle funzioni pubbliche, corruzione per atti contrari ai doveri istituzionali, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale, diffusione e sfruttamento di informazioni coperte da segreto d’ufficio. Le perquisizioni — effettuate a Roma, in provincia di Reggio Calabria e in provincia di Frosinone — hanno portato al sequestro di numerosi dispositivi elettronici e documenti, ora al vaglio degli investigatori per valutarne il valore probatorio.

Chi è Tommaso Miele — Ex presidente aggiunto della Corte dei Conti e presidente della sezione giurisdizionale del Lazio. Originario di Aquino (FR), 70 anni. In pensione dal febbraio 2026. Per anni figura apicale della magistratura contabile romana, con competenza diretta sulle inchieste per danno erariale riguardanti la Regione Lazio.

Dunque. La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. In base a quanto emerge da una nota diffusa dall’ufficio giudiziario, l’ufficio ha delegato i carabinieri del Ros all’esecuzione di un decreto di perquisizione a carico di tre persone: Tommaso Miele, 70 anni, magistrato, ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti, in pensione da febbraio; Giacomo Francesco Saccomanno, 71 anni, avvocato, già consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa” e Vincenzo Virgiglio, 65 anni, imprenditore di Reggio Calabria. Le indagini hanno documentato le condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo per la realizzazione dell’opera pubblica.

Secondo l’impianto accusatorio i “due avrebbero anche tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale e rivelato, a soggetti terzi, notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice della Corte dei Conti indagato. Quest’ultimo, dal canto suo, avrebbe offerto – si legge nella nota – la propria disponibilità, fornendo costanti aggiornamenti sull’andamento della procedura condotta dalla magistratura contabile, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di Consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa”.

 

Inoltre il magistrato “avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare Presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”. Nel corso delle perquisizioni, svolte a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone sono stati “rinvenuti e sequestrati diversi dispostivi elettronici e documenti che verranno sottoposti a specifiche valutazioni e analisi per appurarne la valenza probatoria in relazione alle ipotesi di reato contestate”.