Il bluff del verde PNRR a Viterbo: inaugurazioni-vetrina e alberi morti. Assessore Aronne dove sei? (FOTO)

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Parcheggi abbandonati ma presentati in pompa magna tra asfalto drenante, nuove alberature per offrire verde e fresco ai residenti. Dopo oltre un anno, la dura verità: inutile “mettere a terra” un progetto per poi scordarsene

VITERBO – Esattamente dodici mesi fa, le cronache locali sollevavano il velo sulla desolante situazione degli alberi appena messi a dimora e già ridotti a scheletri nel parcheggio della Tangenziale Ovest. All’epoca, dagli uffici comunali si rassicurava la cittadinanza parlando di impegni contrattuali, responsabilità delle ditte appaltatrici e rimpiazzi mirati per l’autunno. Oggi, a un anno esatto di distanza e nel pieno dell’estate 2026, la realtà dei fatti sul territorio racconta una storia diametralmente opposta, trasformando le promesse dell’amministrazione in un monumentale e incontrovertibile paradosso politico.

Il profondo divario tra la propaganda istituzionale e lo stato reale dei luoghi emerge in tutta la sua gravità da un accurato e recente sopralluogo effettuato nei punti nevralgici delle riqualificazioni urbane finanziate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Le tappe di questa ricognizione toccano il parcheggio del Pilastro, situato sulla Tangenziale Ovest nei pressi del supermercato Eurospin, e lo snodo di scambio del Carmine, proprio di fronte alla Chiesa della Sacra Famiglia. In entrambe le aree, nate sotto i migliori auspici e sbandierate come pilastri della transizione ecologica cittadina, lo scenario odierno è spettrale: alberi completamente secchi, fusti privi di vita, terra bruciata dalla calura e vistosi cumuli di erbacce che, anziché essere raccolte e smaltite, sono state semplicemente falciate e abbandonate a terra, lasciate a marcire sotto gli occhi dei passanti.

Le numerose evidenze fotografiche raccolte sul posto testimoniano inequivocabilmente come la situazione non sia cambiata di una singola virgola rispetto allo scorso anno, evidenziando anzi un palese e progressivo peggioramento.

Davanti a un quadro di tale incuria, la responsabilità politica non può che chiamare in causa direttamente l’assessore al PNRR Emanuele Aronne. L’esponente della giunta ha costantemente costruito il proprio profilo pubblico sulla centralità dell’ecologia urbana e sulla valorizzazione degli spazi verdi funzionali, rivendicando a gran voce il merito di aver “messo a terra” tutti i progetti europei con un successo senza precedenti.

Una narrazione trionfalistica che ha marciato di pari passo con la sistematica denigrazione delle precedenti amministrazioni, colpevoli secondo l’attuale esecutivo di ogni ritardo, sebbene fossero state proprio quelle passate gestioni a occuparsi della complessa fase di intercettazione e ottenimento dei fondi milionari oggi spesi. Ci si chiede, dunque, con quale coerenza gestionale si possa continuare a rivendicare l’efficienza della macchina amministrativa se l’atto immediatamente successivo al taglio del nastro si traduce nel totale abbandono.

Qual è il senso profondo del realizzare parcheggi e infrastrutture se poi viene completamente a mancare la più elementare programmazione della manutenzione ordinaria?

L’amara riflessione che scaturisce da questa analisi è che la strategia dell’assessorato si esaurisca nella cura di vetrine brillantemente illuminate sul momento, destinate però a spegnersi non appena i riflettori delle inaugurazioni ufficiali si allontanano.

Tagliare un nastro garantisce un ritorno d’immagine immediato e una facile visibilità mediatica, ma amministrare un capoluogo richiede la costanza quotidiana delle autobotti, dell’irrigazione programmata e della vigilanza sul decoro. Si tratta di un principio gestionale elementare che non sembra essere entrato nella testa dei vertici comunali: ogni metro quadrato di nuovo spazio aperto in città rappresenta un ulteriore metro quadrato da gestire, pulire e mantenere in vita. Se si aprono aree pubbliche senza potenziare in modo proporzionale le risorse e i piani di cura del verde, il risultato non è la modernizzazione della città, ma la proliferazione di nuove e costose aree degradate a spese dei contribuenti.

Questo cronico deficit di lungimiranza getta un’ombra pesante e legittima anche sul recentissimo e milionario intervento del parco di Via San Paolo. Inaugurato in pompa magna soltanto pochi giorni fa, questo progetto PNRR rappresenta sulla carta un intervento straordinario e da sogno per il quartiere, arricchito da panchine di ultima generazione, nuove alberature e persino campi da gioco gratuiti dedicati al basket, al calcio e ad altre attività. Tuttavia, come ampiamente preventivato dai più attenti osservatori, sorge spontaneo un interrogativo inquietante: dobbiamo attenderci la medesima desolazione anche per quest’opera da milioni di euro? Se il modus operandi dell’assessorato guidato da Aronne rimane quello specchiato nelle fallimentari gestioni del Pilastro e del Carmine, quanto tempo impiegheranno i nuovi alberi di Via San Paolo a trasformarsi in scheletri di legno? La cittadinanza non avverte il bisogno di ulteriori passerelle o di autoesaltazioni social, bensì esige risposte esecutive stabili, poiché la reale buona riuscita dei progetti legati al PNRR si misura sulla loro tenuta nel tempo, non sulla durata di un applauso cerimoniale.

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