Civitavecchia – Sequestrati 370 camini a bioetanolo di provenienza cinese ma con marchio “CE”

guardia di finanza civitavecchia

CIVITAVECCHIA – I finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Roma, unitamente ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), hanno sottoposto a sequestro 370 camini a bioetanolo di provenienza cinese e denunciato il rappresentante legale della società importatrice.

L’operazione è scaturita dal monitoraggio delle merci in arrivo presso lo scalo portuale di Civitavecchia. L’analisi documentale delle spedizioni marittime ha consentito di individuare e selezionare un container per una specifica ispezione doganale.

“Gli accertamenti – fanno sapere dalla Guardia di Finanza -, condotti dal gruppo della Guardia di Finanza di Civitavecchia e dal personale dell’Ufficio ADM, hanno evidenziato che la marcatura ‘CE’ era stata apposta sui prodotti in modo ingannevole, poiché attestante requisiti di conformità e sicurezza difformi da quelli reali, in violazione dell’articolo 30, comma 5, del Regolamento CE n. 765/2008, prevedente il divieto assoluto di apporre sui prodotti segni, iscrizioni o marcature che possano indurre in errore i terzi circa il significato o il simbolo grafico della marcatura ‘CE’.

La presenza di tale marcatura sui dispositivi di riscaldamento domestico costituisce la fondamentale garanzia di conformità agli standard europei di salute, protezione e prevenzione dei rischi. Nel caso specifico dei camini alimentati a bioetanolo – combustibile ad alta infiammabilità – l’eventuale assenza di idonei test certificati potrebbe esporre l’utilizzatore a concreti pericoli strutturali, quali il rischio latente di incendi, il difettoso contenimento delle fiamme, carenze nella tenuta dei serbatoi e il potenziale rilascio di emissioni nocive negli ambienti confinati”.

Su conforme orientamento dell’Autorità Giudiziaria, l’intera spedizione è stata sottoposta a sequestro penale.

Il legale rappresentante della società destinataria dei beni è stato segnalato per l’ipotesi di reato di cui all’articolo 517 del codice penale (vendita di prodotti industriali con segni mendaci), fattispecie che configura anche la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto Legislativo n. 231/2001.

“L’intervento- concludono dalla Guardia di Finanza – si inserisce nel quadro del dispositivo di vigilanza doganale svolto dalla Guardia di Finanza in sinergia con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, al fine di tutelare la sicurezza dei consumatori, nonché il regolare funzionamento del mercato e la leale concorrenza tra le imprese”.