GAETA – Resta avvolto nel mistero il ritrovamento della semiala di un aereo militare statunitense recuperata nelle acque del Golfo di Gaeta.
Il reperto, riportato in superficie lo scorso 30 giugno dal motopeschereccio Nonno Raf, potrebbe appartenere a un caccia McDonnell Douglas F-4 Phantom II precipitato nel 1974, ma al momento gli esperti non escludono che possa provenire da un altro velivolo della U.S. Navy finito sul fondo del Tirreno e del quale non esiste ancora una storia documentata.
Le prime analisi sembrano escludere che il frammento risalga alla Seconda guerra mondiale, come ipotizzato inizialmente. La livrea e la coccarda visibili sulla struttura non risultano infatti compatibili con gli aerei da combattimento impiegati dagli Stati Uniti tra il 1943 e il 1945, orientando l’attenzione verso un periodo molto più recente.

Il ritrovamento è avvenuto durante una normale battuta di pesca del Nonno Raf, comandato da Raffaele Chiavistelli. Mentre l’equipaggio recuperava le reti, è emersa una porzione della semiala sinistra di un velivolo rimasta impigliata nelle maglie. Le caratteristiche del reperto hanno subito attirato l’interesse di studiosi e appassionati di aviazione militare, facendo riaffiorare il ricordo di uno degli incidenti più noti avvenuti nel Golfo di Gaeta.
Il riferimento è al 23 ottobre 1974, quando due F-4 Phantom II decollati dalla portaerei americana USS America per una missione di addestramento incontrarono condizioni meteorologiche proibitive durante il rientro. A causa del maltempo i due caccia furono dirottati verso la base aerea di Grazzanise, ma uno di essi, rimasto senza carburante, precipitò al largo di Punta Stendardo. I due piloti riuscirono a salvarsi lanciandosi con il seggiolino eiettabile e vennero recuperati dai soccorsi, mentre il velivolo scomparve nelle profondità del Mar Tirreno.
Secondo un verbale statunitense dell’epoca, almeno parte dei rottami sarebbe stata recuperata successivamente dalle autorità militari americane. Tuttavia, il 21 gennaio 2000, il motopeschereccio Bartolomeo riportò in superficie, da circa 150 metri di profondità al largo di Punta Stendardo, un altro frammento che, dopo le verifiche tecniche, fu identificato come appartenente a un McDonnell Douglas F-4 Phantom II della U.S. Navy compatibile con quello precipitato nel 1974.

Proprio questo precedente alimenta oggi l’ipotesi che anche la semiala recuperata nei giorni scorsi possa appartenere allo stesso caccia. Al momento, però, non esistono elementi che consentano di stabilirlo con certezza.
Saranno gli accertamenti tecnici sui materiali, sulla struttura e sugli eventuali numeri identificativi ancora conservati sul reperto a chiarire la sua origine. Solo allora sarà possibile capire se si tratta davvero di una parte del Phantom caduto nel Golfo di Gaeta oltre cinquant’anni fa oppure dei resti di un altro aereo militare americano, rimasto finora senza un’identità.
Fino all’esito delle analisi, il ritrovamento continua ad alimentare interrogativi. I fondali del Tirreno, soprattutto lungo le coste del basso Lazio, custodiscono ancora numerosi relitti militari e civili, testimonianze di eventi bellici e incidenti aeronautici che, a distanza di decenni, continuano a riaffiorare. Un patrimonio sommerso che, come dimostrano anche altri ritrovamenti legati alla storia dell’aviazione militare nel Mediterraneo, è ancora in grado di riportare alla luce pagine poco conosciute della storia contemporanea.

