L’evento presentato in pompa magna è stato “dispercepito” dai cittadini in una torrida domenica estiva
VITERBO – Festival, associazioni, compagnie teatrali, e tutte le realtà che producono cultura in città si sono raccontate nella torrida domenica di ieri, 12 luglio al Teatro dell’Unione.
L’appuntamento era per sostenere Viterbo nella corsa a Capitale Europea della Cultura 2033 con il coinvolgimento dei cittadini, i primi che dovrebbero crederci, invece il Teatro dell’Unione era vuoto, a riempire qualche poltrona, solo i partecipanti coinvolti direttamente nell’evento.
La sindaca Frontini e l’assessore Antoniozzi evidentemente in evidente stato di “dispercezione”, hanno parlato di “Pubblico vario e numeroso che ha animato la festa” in un pomeriggio ricco di eventi e performance.
«La risposta delle realtà culturali del territorio, presenti quasi nella totalità, conferma che la candidatura a Capitale Europea della Cultura è un progetto che appartiene all’intero territorio – ha commentato Chiara Frontini, sindaca di Viterbo – Una partecipazione che dimostra quanto sia forte la volontà di costruire insieme una visione condivisa del futuro, nella quale cultura, istituzioni, imprese e cittadini siano protagonisti dello sviluppo della Tuscia».
Quale partecipazione? Non della città, la prima che avrebbe dovuto essere presente.
Sbagliata la location, sbagliato il giorno e toppato l’orario, un errore che dalla sindaca Frontini, che ha fatto di una comunicazione attenta ai dettagli la sua arma vincente, non ci saremmo aspettati.

Pensare di riempire il Teatro dell’Unione in una domenica di luglio, e neppure di sera, ma nel pieno di uno dei pomeriggi più caldi dell’anno, più che un “regalo”, sembra un castigo per i viterbesi.
I cittadini lavoratori avrebbero dovuto passare il loro unico giorno di riposo ad ascoltare e vedere cosa fanno le associazioni culturali locali, praticamente una (legittima) autocelebrazione, nell’idea di una “visione comune” che forse diventerà tangibile tra sette anni?
Un bell’evento in piazza, in orario serale, con le performance dal vivo, che si fanno sempre fatica a trovare, avrebbe sicuramente coinvolto tutti, pure quelli che non sono interessati ad un progetto così a lungo termine, anche solo di passaggio.
Un’occasione persa, soprattutto per chi lavora per proporre novità intellettuali in una città restìa come Viterbo, e si prodiga tra mille difficoltà anche economiche, per tenere vive le menti e animare la città.
“Il percorso di candidatura prosegue ora con le prossime tappe verso il 2033 – dichiarano dal Comune – coinvolgendo istituzioni, operatori culturali, università, imprese e comunità locali in un progetto di governance condivisa e innovativa che punta a fare di Viterbo e Tuscia un riferimento nel panorama culturale e istituzionale europeo“.
Speriamo che le prossime partecipazioni vengano valutate più seriamente, visto che in lizza ci sono città come Torino, Siracusa, Pesaro e Urbino e Trieste, se non si raggiungono neanche i cittadini sarà difficile arrivare in Europa.
B.F.

