“E uno di famiglia, sono incredulo”, le parole deI nipote dell’anziano barbaramente ucciso in casa
PORDENONE – La Polizia sta indagando sull’omicidio di Mario Ruoso, fondatore e patron di Telepordenone, trovato morto ieri nella sua abitazione con una ferita alla testa.
Secondo quanto si apprende, tra i sospettati ci sarebbe un cittadino italiano, storico collaboratore dello stesso Ruoso.
Gli investigatori stanno approfondendo l’ipotesi di un possibile movente economico.
L’uomo si trova in Questura a Pordenone per essere ascoltato, mentre le ricerche proseguono per rintracciare l’arma del delitto. Un’aggressione improvvisa e feroce. L’anziano sarebbe stato colpito inizialmente con un oggetto contundente privo di scanalature, verosimilmente una spranga o uno strumento simile, e stordito. Nella caduta avrebbe battuto il capo contro lo spigolo di un mobiletto dell’abitazione. A quel punto l’assassino avrebbe infierito con numerosi colpi alla testa, fino a provocarne la morte. Dagli ambienti investigativi filtra la parola “mattanza” per descrivere la scena trovata dagli operatori sanitari quando sono stati chiamati per i soccorsi. L’arma del delitto non è ancora stata ritrovata
Oggi le ricerche si sono concentrate in una porzione del fiume Meduna, a Prata di Pordenone.
Alcuni equipaggi dei vigili del fuoco, compreso quello fluviale, su indicazione della polizia, hanno setacciato una zona del corso d’acqua.
Le verifiche in quel punto sarebbero state orientate da alcune probabili ammissioni sulla responsabilità nel delitto da parte del sospettato, lo storico collaboratore della vittima.
“Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza”.
Lo ha detto, ai microfoni di Tv12, Alessandro Ruoso, nipote del patron di TelePordenone ucciso ieri nella propria abitazione, è stato lui ha trovare il corpo dello zio, in un lago di sangue.
“Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto – ha aggiunto –: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”.

