La musa Ispiratrice: Ezio Calderai, un galantuomo d’altri tempi
CIVITAVECCHIA – C’è un momento preciso in cui la cronaca smette di essere semplice elenco di fatti e diventa “memoria storica”.
Per il territorio di Civitavecchia e del viterbese, quel momento coincide con il biennio 2019-2021, quando il Blog Etrurianews decise di sollevare il tappeto sotto il quale era stata nascosta la polvere di uno dei più grandi scandali finanziari della regione: la distrazione di 19 milioni di euro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia (Cariciv).
Mentre il silenzio delle istituzioni e di parte della stampa locale appariva assordante, un’inchiesta giornalistica puntuale e coraggiosa iniziava a fare nomi e cognomi, ricostruendo i legami tra una gestione definita “padronale” e il miraggio svizzero di un sedicente mago della finanza.
La musa ispiratrice: Ezio Calderai, un galantuomo d’altri tempi
Non si può raccontare questa storia senza rendere omaggio a Ezio Calderai (nella foto). Ex sindaco di Civitavecchia, uomo di rara eleganza intellettuale e rettitudine, Calderai fu colui che, con la sua sensibilità civile, spronò il giornalismo d’inchiesta a non mollare la presa.
In una lettera rimasta celebre, scrisse al direttore di Etrurianews:
“Caro Direttore, non fosse stato per te di questa vicenda vergognosa si sarebbe saputo poco e niente e tutti dovrebbero dartene pubblico riconoscimento”.
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Parole che oggi suonano come un testamento morale. Calderai non cercava vendetta, ma verità. Sapeva che quei 19 milioni non erano solo numeri su un bilancio, ma borse di studio mai assegnate, restauri mai eseguiti, aiuti alle famiglie mai erogati. Era il futuro della città che svaniva nei conti cifrati di Lugano.
Il miraggio di Danilo Larini e la gestione Cacciaglia
Al centro del ciclone c’era il rapporto tra l’allora presidente “padrone” della Fondazione, Vincenzo Cacciaglia, e il broker italo-svizzero Danilo Larini. Quest’ultimo, già noto alle cronache giudiziarie d’oltreconfine per le sue attività con la LP Suisse, era riuscito a incantare i vertici della Fondazione con promesse di guadagni straordinari.
Il meccanismo, tipico di certe architetture finanziarie opache, prevedeva l’investimento del patrimonio dell’ente in prodotti che avrebbero dovuto garantire rendite altissime. In realtà, come ricostruito poi dal Tribunale di Lugano (che condannò Larini per una truffa complessiva da 50 milioni di franchi), i soldi sparivano in un labirinto di scatole cinesi.
Mentre i cittadini si chiedevano dove fossero finiti i risparmi storici del territorio, Etrurianews scavava tra i verbali, pubblicava documenti e metteva in luce le responsabilità di chi, per legge e statuto, avrebbe dovuto proteggere quel tesoro anziché consegnarlo a un “filibustiere” della finanza.
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Il paradosso della Giustizia: tra farsa e vittoria civile
La cronaca giudiziaria recente ci consegna un quadro agrodolce, quasi pirandelliano. Da un lato, il processo penale è scivolato verso quello che molti definiscono un epilogo farsesco. I principali responsabili, a partire dall’ex presidente Cacciaglia, sono deceduti prima di poter rendere conto delle proprie azioni davanti a un giudice.
Restano i “pesci piccoli”, figure marginali coinvolte per una firma o una presenza formale, condannate mentre i veri registi sono usciti di scena. Il caso di Patrizio Fondi è emblematico: un rinvio d’udienza talmente lungo da rendere la prescrizione non un’eventualità, ma una certezza matematica. Quando la giustizia arriva dopo che il tempo ha cancellato gli attori e i reati, non è più giustizia, è solo burocrazia del rimpianto.
Tuttavia, uno spiraglio di luce arriva dal Tribunale Civile di Roma. La sentenza di primo grado ha infatti stabilito:
La condanna degli ex vertici e dei membri del comitato d’investimento al risarcimento di 6 milioni di euro.
L’immediata esecutività: la Fondazione Cariciv può già procedere con i pignoramenti per recuperare le somme, anche dagli eredi dei condannati.
Il riconoscimento della colpa: La sentenza mette nero su bianco che vi fu una gestione negligente e dissennata dei fondi.
Il dovere della memoria
Oggi la Fondazione Cariciv prova a voltare pagina, ma le ferite restano. Il merito di Etrurianews è stato quello di non permettere che l’oblio calasse su questa vicenda. Fare giornalismo in provincia, contro i potenti di turno, significa spesso finire sul banco degli imputati o subire ritorsioni.
Ezio Calderai, dalla sua postazione di osservatore colto e disinteressato, lo aveva capito. La sua “musa ispiratrice” non era l’odio, ma l’amore per Civitavecchia. Se oggi esiste una sentenza che parla di risarcimento, lo si deve a chi ha avuto il coraggio di scrivere quando tutti tacevano e a chi, come Calderai, ha dato a quel coraggio la dignità del sostegno pubblico.
La morale resta amara: in Italia paga spesso chi sta in fondo alla catena di comando, mentre i grandi colpevoli attendono la prescrizione o il giudizio divino. Ma grazie a questa inchiesta, almeno, la verità non è finita in prescrizione.

