Maccarese – Il mandorleto dei record che sfida le importazioni

MACCARESE – A due passi dal mare e a pochi chilometri dal Grande Raccordo Anulare, la storica vocazione agricola di Maccarese (Fiumicino) sta vivendo una nuova, profumata rivoluzione. Se un tempo la zona era nota principalmente per il “cappuccino dei romani” — grazie ai suoi enormi allevamenti bovini — e per il grano duro, oggi ospita il mandorleto più grande d’Italia.

I Numeri del Progetto

Gestito dalla Maccarese SPA (proprietà Edizioni Holding della famiglia Benetton), il progetto ha trasformato il paesaggio circostante il castello di San Giorgio.

  • Estensione: Circa 150 ettari di terreno.
  • Densità: 300.000 piante (circa 2.200 per ettaro).
  • Resa: Passata dagli 800 kg iniziali ai 1.500 kg di mandorle sgusciate per ettaro.
  • Obiettivo: Contrastare il dato secondo cui il 90% delle mandorle consumate in Italia proviene dall’estero, offrendo un prodotto 100% nazionale.

Innovazione e “Agricoltura di Precisione”

A guidare questa sfida c’è Fabiola Fontana, un’agronoma trentina che ha unito gli studi fatti nella Tuscia a un’esperienza internazionale in Spagna. La gestione del mandorleto è un piccolo gioiello di tecnologia applicata:

  1. Impianto Super-Intensivo: Le piante sono disposte in filari stretti (3,80 metri l’uno dall’altro), creando una sorta di “parete vegetale” ottimizzata per la meccanizzazione.

  2. Efficienza Temporale: Grazie a questa tecnica, le piante entrano in produzione già al terzo anno dalla messa a dimora.

  3. Meccanizzazione Totale: Dalla potatura alla raccolta (che avviene tra agosto e settembre), tutto è gestito da macchinari. La raccolta “a scuotimento” evita che il frutto tocchi terra, preservandone la qualità.

  4. Sostenibilità Idrica: Viene utilizzata l’irrigazione a goccia per massimizzare la resa riducendo gli sprechi d’acqua.

“L’azienda non è ancora pronta per la sgusciatura industriale, che ci trasformerebbe in industria vera e propria. Per ora ci concentriamo sulla qualità del prodotto in guscio per la Grande Distribuzione.” — Fabiola Fontana, Agronoma.

Perché proprio la Mandorla?

La scelta non è stata casuale, ma figlia di uno studio pedoclimatico accurato. Mentre la zona della Tuscia è dominata dai noccioleti, il clima di Maccarese non garantisce le ore di freddo necessarie per le nocciole. Inoltre, il mercato delle mandorle offriva uno spazio strategico maggiore rispetto a quello ormai saturo della frutta a guscio tradizionale laziale.

Il successo di Maccarese non è isolato: anche a Tarquinia, nella zona dei Piani degli Alpaca, l’imprenditore Michele Belli ha avviato un impianto simile che supera i 100 ettari, confermando il Lazio come nuovo polo d’eccellenza per la mandorlicoltura moderna.