Disposte inoltre restrizioni per le attività all’aperto e l’obbligo di tenere gli animali domestici in casa, nel tentativo di ridurre l’esposizione ai fumi sprigionati dall’incendio
BAGNOREGIO – Dopo l’incendio divampato lunedì 23 marzo nell’ex stabilimento industriale Alta di Bagnoregio, emergono dati preoccupanti sulla qualità dell’aria. Le analisi effettuate da Arpa Lazio hanno rilevato la presenza di sostanze inquinanti, in particolare diossine, con concentrazioni nettamente superiori ai livelli indicati come riferimento a livello internazionale.
Per monitorare la situazione, i tecnici hanno installato un campionatore nelle immediate vicinanze dell’area colpita dal rogo. I rilievi, effettuati tra il 23 e il 24 marzo, indicano una concentrazione di diossine pari a 0,7 pg/m³, un valore che supera di circa sette volte quello generalmente riscontrato in ambiente urbano secondo le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. In presenza di valori oltre 0,3 pg/m³, infatti, si ipotizza già una fonte di emissione localizzata.
Oltre alle diossine, sono stati rilevati anche altri composti tipici degli incendi industriali. Il benzo(a)pirene, appartenente alla famiglia degli idrocarburi policiclici aromatici, è stato misurato a 3,7 ng/m³. Sebbene esista un limite normativo pari a 1 ng/m³, questo valore è calcolato su base annua e non è direttamente confrontabile con picchi legati a eventi straordinari come un incendio. Per quanto riguarda i policlorobifenili, la concentrazione registrata è stata di 70 pg/m³: anche in questo caso non esistono limiti fissati per legge, ma i dati rientrano in un range che varia sensibilmente a seconda del contesto, da aree non industriali fino a zone urbane o produttive.
L’incendio si è sviluppato in località Capraccia, lungo la strada Umbro Casentinese, all’interno di un capannone dismesso di circa 2.500 metri quadrati, in passato utilizzato per la lavorazione di materiali plastici. Secondo una prima ricostruzione, le fiamme sarebbero partite dal tetto, dove erano in corso interventi per la rimozione dell’amianto e l’installazione di pannelli fotovoltaici. Il fuoco si sarebbe propagato rapidamente all’interno della struttura, alimentato da residui plastici e indumenti usati presenti nel capannone, rendendo complesse le operazioni di spegnimento. I vigili del fuoco, intervenuti anche con un elicottero, sono riusciti a contenere il rogo nonostante il cedimento di alcune parti dell’edificio.
Sul fronte giudiziario, la procura di Viterbo ha aperto un’indagine per incendio colposo e disposto il sequestro dell’area.
Parallelamente, il sindaco Luca Profili ha emanato un’ordinanza urgente introducendo misure precauzionali entro un raggio di due chilometri: stop alla circolazione e alla permanenza all’aperto nelle zone interessate, obbligo per i residenti di tenere porte e finestre chiuse, divieto di utilizzare impianti che aspirano aria dall’esterno e limitazioni all’uso di acqua stagnante. Disposte inoltre restrizioni per le attività all’aperto e l’obbligo di tenere gli animali domestici in casa, nel tentativo di ridurre l’esposizione ai fumi sprigionati dall’incendio.

