Il leone e il senatore. Tidei e Giro si sfidano sui social come ai vecchi tempi in Parlamento
SANTA MARINELLA – Due ex colleghi deputati, uno di centrosinistra e uno di centrodestra, riscoprono la via delle tastiere per regolare i conti della politica locale. Con minacce velate, citazioni sulla “volontà popolare” e la sensazione che nessuno dei due abbia ancora capito davvero quello che è successo.
Nel pieno del post-voto santamarinellese — con il ballottaggio che si avvicina, i numeri del primo turno ancora fumanti e due coalizioni che si riorganizzano per la sfida finale — ecco irrompere sulla scena una querelle social di quelle che non ti aspetti. Protagonisti: Francesco Giro, ex sottosegretario del Governo Berlusconi, noto esponente forzista della capitale, e Pietro Tidei, ex sindaco di Santa Marinella, ex deputato, ex tutto ma evidentemente non ancora ex protagonista.
Due veterani della Prima e della Seconda Repubblica che hanno trovato nei social media il nuovo Parlamento dove continuare a battagliare.
Giro apre le danze con un video di dura critica politica. Oggetto del contendere: l’esito delle elezioni locali. Vittima designata, manco a dirlo, Pietro Tidei, accusato senza mezzi termini di aver “distrutto Santa Marinella”.
Giro ci va giù pesante, con la sicurezza dell’analista esterno che può permettersi giudizi netti perché non ha la propria lista al terzo posto da spiegare. Attacca, punta il dito, sentenzia. Il video circola, arriva alle orecchie giuste — o meglio, alla persona sbagliata.
Pietro Tidei — risposta sui social
“Cerca di calmare qualche spirito bollente perché se il tuo candidato (Manuelli) non potrà contare sui 2000 voti del campo largo disponibili sarà costretto a soccombere a Fratelli d’Italia e Lega.”n>
Francesco Giro — controreplica
“Pietro Tidei mai sottovalutare la volontà popolare. Che tu conosci bene. Il popolo conta ed io mi fido del popolo.”
Il leone ferito ruggisce ancora
Tidei, definito da chi lo conosce bene un leone ferito ma tutt’altro che morto, non si è fatto pregare. La risposta è arrivata nel giro di poche ore, e vale la pena leggerla con attenzione perché contiene — nella sua apparente concisione — una minaccia politica precisa e neanche troppo velata. L’ex sindaco non difende la propria amministrazione, non replica alle accuse di aver “distrutto” la città. Fa qualcosa di molto più interessante: ricorda a Giro chi ha in mano le chiavi del risultato al ballottaggio.
Il ragionamento è limpido nella sua brutalità tattica: Manuelli, senza i duemila voti del “campo largo” — cioè senza quella parte di elettorato di centrosinistra che al primo turno si è distribuita tra lui, Minghella e i vari rivoli minori — non ce la fa. Non arriva. Soccombe, per usare la parola scelta dall’ex sindaco con un gusto quasi cinematografico, a Fratelli d’Italia e Lega. È una minaccia non a Giro, ma attraverso Giro: è un messaggio a Manuelli. Sei forte quanto ti lascio essere. E io lo so.
Tidei non risponde alle accuse. Ricorda a tutti chi tiene in mano le chiavi del ballottaggio. È la politica nella sua forma più antica: non argomenti, ma rapporti di forza.
Giro incassa, riorganizza e risponde con la mossa del galantuomo di lungo corso: l’appello alla volontà popolare. “Mai sottovalutare la volontà popolare. Che tu conosci bene.” Una risposta che è quasi un complimento involontario — riconosce implicitamente che sì, Tidei la volontà popolare l’ha maneggiata per decenni con notevole abilità. E aggiunge: “Il popolo conta ed io mi fido del popolo.” Nobile sentimento.
Due ex colleghi, un solo palcoscenico (troppo piccolo)
C’è qualcosa di vagamente commovente in questa scena: due ex parlamentari della Repubblica Italiana, entrambi con alle spalle carriere lunghe e storie politiche importanti, che si fronteggiano via social per le sorti di un ballottaggio in un comune di quindicimila abitanti sulla costa laziale. Giro, che ha attraversato la storia di Forza Italia dalle origini fino ai giorni nostri, seduto nei banchi del governo Berlusconi quando ancora il centrodestra italiano era un progetto in espansione. Tidei, che quelle stesse aule parlamentari le ha frequentate dall’altra parte, e che da sindaco ha governato Santa Marinella con metodi che — per usare un eufemismo diplomatico — hanno lasciato il segno nella memoria politica locale.

Un tempo avrebbero risolto tutto con una telefonata o, al limite, con un caffè nei corridoi di Montecitorio. Oggi ci sono i social, che hanno l’insano vantaggio di rendere tutto pubblico, permanente e condivisibile. Il che trasforma ogni botta e risposta in uno spettacolo involontario per i cittadini di Santa Marinella, che seguono la diatriba con l’interesse divertito di chi assiste a una rissa tra vicini di pianerottolo di vecchia data.
Un tempo avrebbero risolto tutto con un caffè a Montecitorio. Oggi ci sono i social, che hanno il pregio di rendere tutto pubblico e il difetto di non servire caffè. Ma a noi, sinceramente, piace anche così.

