Il dottor Germano Ferri, 37 anni, specializzando in anestesia, porta il dispositivo da gennaio. L’ex compagna: «Ha rispettato tutto, toglieteglielo». La società Fastweb certifica: incompatibile con le sale operatorie
CIVITAVECCHIA – Germano Ferri non dovrà più portare il braccialetto elettronico. Lo ha deciso oggi la giudice del Tribunale di Civitavecchia Chiara Cardinali, con un’ordinanza che ribalta — almeno in parte — la situazione cautelare del medico trentasettenne accusato di aver picchiato la sua ex compagna la mattina del 20 gennaio scorso.
Il divieto di avvicinamento resta, ma il dispositivo di controllo che Ferri portava alla caviglia da quasi cinque mesi è stato rimosso.
La notizia che in pochi si aspettavano è che a chiedere la rimozione del braccialetto, per prima, è stata proprio la donna che lo ha denunciato.
La giovane modella di Santa Marinella, parte civile nel processo, ha detto chiaramente in aula — già ad aprile, e poi di nuovo il 25 maggio durante la sua deposizione — che in questi mesi Ferri non si è mai avvicinato, non ha mai violato nulla, e che lei stessa vuole che il dispositivo gli venga tolto. «I due non frequentano nemmeno gli stessi luoghi», ha aggiunto, precisando che vivono in comuni diversi.
Chi è Germano Ferri — Medico gettonista al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo di Civitavecchia, specializzando in Anestesia e Rianimazione alla Sapienza di Roma. Ex segretario cittadino del Partito Democratico, eletto nel 2017 con il 59% dei voti. Il 20 gennaio 2026 la sua ex compagna lo ha denunciato per lesioni, minacce e tentata violenza privata. Le lesioni refertate erano guaribili in 17 giorni.
Ma togliere il braccialetto non era semplice come sembrare. La legge 168 del 2023 — quella sul cosiddetto «codice rosso rafforzato» — lo rende obbligatorio ogni volta che scatta il divieto di avvicinamento. Non è una scelta del giudice: deve metterlo, punto. E il consenso della vittima, per quanto insolito e significativo, non cambia nulla sul piano giuridico.
A sbloccare la situazione ci ha pensato, di fatto, la società Fastweb. La giudice, il 30 maggio scorso, ha incaricato il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Civitavecchia di verificare se il braccialetto fosse davvero compatibile con l’ambiente ospedaliero. Tre giorni dopo è arrivata la risposta: il gestore ha messo nero su bianco che «non è possibile effettuare esami radiologici in presenza del braccialetto» e che non si garantisce la compatibilità con le apparecchiature cliniche strumentali. Una certificazione tecnica che, secondo la Corte Costituzionale, apre la strada alla rivalutazione da parte del giudice.
E qui entra in gioco la storia professionale di Ferri. Medico specializzando, frequentava regolarmente le sale di chirurgia, la radiologia interventistica, l’emodinamica. Ambienti pieni di apparecchiature radiogene, con cui il braccialetto non va d’accordo. La direttrice della scuola di Anestesia della Sapienza, professoressa Monica Rocco, aveva già firmato una relazione in cui spiegava che la sua presenza nelle attività pratiche era «mancata o significativamente ridotta» proprio a causa del dispositivo. Anche il pubblico ministero, pur confermando la necessità del divieto di avvicinamento, aveva detto sì alla rimozione del braccialetto.
«L’incompatibilità tecnica è accertata», ha scritto la giudice nell’ordinanza, firmata oggi pomeriggio. E a quel punto ha guardato tutto il quadro insieme: episodio isolato, mesi di rispetto della misura, vittima favorevole, comuni diversi, lavoro bloccato. Bilanciamento tra tutela della persona offesa e diritto al lavoro e all’istruzione dell’imputato. Conclusione: il braccialetto se ne va, il divieto di avvicinamento rimane. Con un avvertimento preciso: alla prima violazione, torna una misura più pesante.
Il processo per lesioni, minacce e tentata violenza privata prosegue. La difesa di Ferri — gli avvocati Mario Antinucci ed Ernesto Tedesco — ha sempre contestato la ricostruzione dell’accusa, sollevando dubbi sulla cronologia dei fatti e sull’arma mai trovata che la donna avrebbe dichiarato di essere stata usata contro di lei. Questioni che il tribunale dovrà valutare nel merito. Per ora, però, Ferri può tornare in sala operatoria.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva (art. 27 Cost.). Per «indagato» e «imputato» si intende una persona nei confronti della quale sono in corso procedimenti penali.

