Il moralizzatore contro il Presidente Rocca, ma nelle casse regionali c’è ancora un buco da 275 mila euro, che si aggiungono ai 12 milioni delle mascherine fantasma.
Il Governatore: “Intende rinunciare alla prescrizione sui fondi pubblici distratti?”
ROMA – In una scarna interrogazione (poteva almeno impegnarsi e scrivere qualche battuta in più), Alessio D’Amato ha interrogato il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, per sapere “se fosse a conoscenza della copertura del suo prestito attraverso il Fondo di garanzia Tfc”.
Il riferimento da “copia e incolla” è all’articolo del quotidiano “il Domani” che aveva sollevato dubbi su un mutuo garantito dallo Stato richiesto dal Presidente della regione.
Parliamo di un prestito che Rocca, come tutte le persone di buon senso, sta restituendo così come pattuito al momento della chiusura del contratto. A differenza di D’Amato che, invece, ha incassato 275 mila euro di soldi pubblici da destinare all’Amazzonia, li ha utilizzati per scopi personali, e non ha nessuna intenzione di rimetterli nelle casse regionali, sperando di farla franca. La parola fine, però, non è stata ancora scritta.
Pochi minuti fa si è concluso il dibattito sulla question time proposta dal consigliere di Azione sul prestito ottenuto da Rocca. Il Presidente della Regione ha risposto a dovere sulla pratica istruita dalla banca e, nella replica, non ha risparmiato frecciate a D’Amato, ricordando la lunga e interminabile questione riguardante i 275 mila euro di soldi regionali destinati all’Amazzonia ma utilizzati per fini personali dallo stesso D’Amato.
“Intende rinunciare alla prescrizione sui soldi pubblici presi e mai restituiti?”.
Silenzio dell’ex assessore alla sanità alla precisa domanda di Rocca, che poi ha incalzato: “La Regione ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento a suo carico…”. Il riferimento è alla possibilità che D’Amato si concentri su vicende personali come rivalsa per le decisioni prese nei suoi confronti nel procedimento innanzi alla Corte dei Conti.
E’ una “asimmetria dell’indignazione selettiva”, ha concluso il Governatore.
Ricordiamo la vicenda dei 275 mila euro “distratti” da D’Amato. A gennaio la Corte dei Conti d’Appello lo ha salvato dalla condanna per danno erariale riguardante i fondi della onlus “Fondazione Italia-Amazzonia“, dichiarando il fatto prescritto e annullando la sanzione di 275.000 euro.
Si è arrivati a questo “salvataggio” attraverso il seguente percorso giudiziario:
La prima condanna: Nel settembre 2022, la Corte dei Conti del Lazio aveva condannato D’Amato a risarcire 275.000 euro. I giudici avevano stabilito che i contributi regionali destinati a un progetto in Amazzonia fossero stati dirottati per finanziare attività politiche e di propaganda.
L’Archiviazione penale: La vicenda contabile era nata dopo l’archiviazione per intervenuta prescrizione di un procedimento parallelo in sede penale.
L’Appello e la Prescrizione: I legali di D’Amato avevano sollevato l’eccezione di prescrizione. La Corte dei Conti d’Appello ha accolto l’istanza, dichiarando il reato prescritto e cancellando la condanna economica, senza entrare nel merito della questione.
La Procura della Corte dei Conti non ha mai avuto dubbi: i 275 mila euro, invece di essere destinati alla onlus Italia-Amazzonia per gli equilibri dell’habitat amazzonico, sono stati dirottati sulla associazione “Rosso Verde” di Alessio D’Amato.
Si legge negli atti che “risulta documentalmente provato lo sviamento dei contributi regionali liquidati a rimborso a fronte di fraudolenta rendicontazione”.
A detta dei pm, i responsabili dell’associazione avrebbero anche “sbianchettato” le fatture per coprire il dirottamento dei contributi regionali: dalla onlus Italia-Amazzonia all’associazione “Rosso Verde” per “produzione materiale pubblicitario per scopi politici mascherato da iniziative per la diffusione della cultura amazzonica”.
A gennaio, come detto, la doccia gelata con la prescrizione (non l’assoluzione) per Alessio D’Amato ed Egidio Schiavetti (nominato, nel frattempo, capo della segreteria dell’attuale Presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma).
La decisione ha sollevato pesanti dubbi. Lo dimostra l’appello proposto dalla stessa Procura Generale della Corte dei Conti contro Alessio D’Amato, Egidio Schiavetti e Barbara Concutelli, per la revocazione della sentenza n. 19/2026 emessa dalla Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello.
La Procura Generale ha proposto impugnazione per revocazione avverso la sentenza di assoluzione/prescrizione per D’Amato in quanto, secondo la stessa Procura, “viziata da errori di fatto revocatori”.
Per la Procura la sentenza della Sezione terza della Corte dei Conti è incorsa in numerosi errori di fatto revocatori. Il proscioglimento, per intervenuta prescrizione, dei convenuti condannati in prime cure è conseguenza di “inesplicabile sequenza di macroscopici errori” .
Le parole più usate nei confronti della Sezione terza giurisdizionale nel ricorso contro la sentenza di assoluzione/prescrizione a D’Amato sono: “macroscopici errori”, “illazioni”, “erroneamente supponendo, in contrasto con la documentazione in atti…”.
Ancora: “Non ci si soffermerà sulla macroscopica erroneità delle illazioni che si sono intese inferire dalle circostanze addotte…”; “i convenuti… hanno tratto un illecito arricchimento a danno della collettività, sono stati inopinatamente prosciolti in gradi d’appello… sulla base di tre macroscopici errori di fatto revocatori”.
Errori su errori sui quali la Corte dei Conti potrà porre rimedio il prossimo 7 ottobre, giorno in cui si discuterà il ricorso proposto dalla Procura contro D’Amato. Il quale, dal pulpito amazzone, si dovrà dedicare alla ricerca dei 275mila euro da restituire alla Regione. Magari senza ricorrere ad un mutuo.

