Il Festival del Pensare, forte di un grane successo riscosso lo scorso anno, torna ad accendere i riflettori sul bellissimo borgo dell’Alta Tuscia dal 10 al 12 luglio
VITERBO – Da scommessa estiva a laboratorio permanente del centro Italia. C’è una consapevolezza nuova, mista a un pizzico di legittimo orgoglio territoriale, dietro la presentazione della seconda edizione di “InCastro – Festival del Pensare”, l’appuntamento che dal 10 al 12 luglio tornerà a trasformare il borgo di Grotte di Castro in un’agorà della logica e della filosofia.
Presentata questa mattina nei locali di Spazio Attivo Lazio Innova a Viterbo, la tre-giorni ideata dal direttore scientifico Francesco Orzi segna già un piccolo primato storico: InCastro sarà infatti il primissimo evento del territorio a fregiarsi ufficialmente del logo di “Viterbo Tuscia Capitale Europea della Cultura 2033”, consegnato proprio a margine della conferenza.
Un’investitura che certifica il salto di qualità dell’evento, sintetizzato con efficacia dal moderatore Massimiliano Capo: «Siamo partiti lo scorso anno con un esperimento; torniamo forti di un successo per molti inaspettato». I numeri della prima edizione, del resto, parlavano di oltre mille presenze arrivate per la quasi totalità da fuori paese.
Ma è la visione politica a supporto del festival a segnare un’anomalia virtuosa nel panorama della Tuscia. “La cultura per noi non è un capitolo accessorio – ha scandito il sindaco di Grotte di Castro, Antonio Domenico Rizzello –. Voglio ribadire un dato: la nostra amministrazione investe un euro in cultura per ogni euro dedicato ai lavori pubblici. Credo che su questo fronte il nostro Comune sia tra i più virtuosi della provincia. La nostra ambizione è quella che dovrebbero avere tutte le amministrazioni: ridare alla propria comunità il posto che le spetta, spezzando definitivamente quella visione al ribasso che fino a pochi anni fa zavorrava il nostro borgo”.
Se l’involucro si rafforza, il contenuto alza l’asticella. Se nel 2025 il tema era l’urgenza del pensiero critico tout-court, il 2026 guarda dritto negli occhi il convitato di pietra del nostro tempo: l’Intelligenza Artificiale.
“La parola chiave resta la qualità assoluta, garantita dai nomi che hanno accettato di raggiciungerci, dall’Accademia dei Lincei all’Università – ha spiegato il direttore scientifico Francesco Orzi –. Oggi l’AI ci costringe a ridefinire i confini tra rischi e possibilità, mentre veniamo sommersi da una quantità di informazioni ingestibile senza i giusti filtri. Il pensiero critico è l’unico strumento che abbiamo per decifrare il presente e scindere la realtà dalle fake news. Il nostro augurio è che InCastro non duri tre giorni, ma diventi un contenitore permanente attivo tutto l’anno”.
Un asse, quello tra pensiero e bit, che ha trovato sponda naturale in Lazio Innova: “Questa intuizione era ciò che mancava nel panorama del viterbese – ha commentato il responsabile dello Spazio Attivo di Viterbo, Giulio Curti –. Saremo presenti il sabato mattina con i FabLab di Viterbo e Bracciano per un laboratorio interattivo mirato proprio a esplorare come la tecnologia stia modificando il nostro modo di pensare”.
A blindare il valore scientifico della manifestazione, la conferma della partnership e del patrocinio dell’Università degli Studi della Tuscia.
Il programma completo e le modalità di partecipazione alle singole conferenze sono consultabili sul portale ufficiale dell’evento: www.incastro-festival.com.




