Il Comune stanzia dei fondi per delle indagini, ma l’erba è ormai completamente bruciata e l’estate già cominciata da tempo. Per l’ennesima volta, il parco “simbolo” resta letteralmente “a secco”
VITERBO – Il polmone verde di Viterbo ha perso il suo colore caratteristico, cedendo il passo alle sfumature gialle e brulle tipiche di una profonda siccità. Chi si trova a passeggiare per Pratogiardino in queste calde giornate di metà luglio si scontra inevitabilmente con uno scenario desolante, dove l’erba un tempo rigogliosa ha lasciato il posto a un terreno arido e visibilmente sofferente.
Tuttavia, la colpa di questa emergenza non è da attribuire in via esclusiva all’assenza prolungata di precipitazioni e alle temperature roventi che stanno stringendo la città in una morsa di calore. Dietro il declino vegetativo del parco storico si nasconde infatti un importante guasto tecnico all’impianto di irrigazione, causato nello specifico dal malfunzionamento della pompa incaricata di prelevare l’acqua dalla vasca sotterranea di alimentazione. Di fronte al rischio concreto di danni irreversibili per il patrimonio botanico, l’amministrazione comunale è corsa ai ripari per tentare di invertire la rotta.
Gli uffici del settore ambiente e verde pubblico, dopo aver verificato la rottura di diverse componenti della rete idrica, hanno delineato un piano di intervento mirato all’estrazione, allo smaltimento e alla sostituzione dei pezzi danneggiati. Curiosamente, uno degli ostacoli più grandi affrontati in questa prima fase diagnostica è stata la totale assenza di una planimetria o di documenti tecnici che illustrassero la disposizione delle tubature. I tecnici si sono quindi dovuti adoperare per mappare da zero l’intero apparato idrico, portando a termine un lavoro di ricognizione prezioso che semplificherà enormemente le manutenzioni negli anni a venire. Per garantire un ripristino celere e restituire l’acqua ai prati, il Comune ha scelto la via dell’affidamento diretto, incaricando la ditta locale Csi Impianti Snc.
L’azienda viterbese si farà carico dell’accertamento definitivo delle falle, della risoluzione materiale del guasto e del riavvio dell’intero sistema. L’operazione comporterà per le casse comunali un impegno di spesa di circa 5.730 euro totali (frutto di un costo netto di 4.700 euro a cui si aggiunge l’Iva), una cifra ritenuta congrua rispetto all’offerta presentata dalla ditta lo scorso 7 luglio. Adesso l’obiettivo primario è far scattare i lavori con la massima urgenza: una vera e propria corsa contro il tempo per provare a salvare la vegetazione superstite e riconsegnare alla cittadinanza un parco che possa tornare a fregiarsi del proprio nome.

