Scagionato l’Inter: cade l’accusa di frode sportiva nell’inchiesta sugli arbitri, la Procura chiede l’archiviazione

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Il proscioglimento del club nerazzurro è stato definito dai magistrati come una diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto di frode sportiva

MILANO – La Procura della Repubblica di Milano, sotto la firma del Procuratore Marcello Viola, ha impresso una svolta decisiva all’inchiesta che ha recentemente coinvolto esponenti del mondo arbitrale. Con un comunicato ufficiale diffuso il 15 luglio 2026, i magistrati milanesi hanno reso noto di aver richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari l’archiviazione del procedimento per il reato di frode sportiva (ai sensi della Legge 401/1989), in relazione ai presunti interventi volti all’individuazione o all’esclusione di specifici direttori di gara. La richiesta di archiviazione arriva al termine di un’articolata analisi del materiale probatorio acquisito, che ha incluso l’esame della tempistica delle intercettazioni telefoniche e i risultati dei servizi di pedinamento.

Pur avendo ricostruito la sussistenza storica di alcuni singoli episodi di interferenza, gli inquirenti hanno appurato che non vi era alcun sistema strutturato finalizzato a interferire sulle nomine. Nelle motivazioni, la Procura traccia un confine giurisprudenziale molto netto: viene fatta una chiara distinzione tra la frode sportiva penalmente rilevante, che richiede condotte fraudolente idonee e specificamente volte ad alterare la regolarità di una singola partita, e quelle condotte di interferenza che risultano oggettivamente prive di queste caratteristiche criminali. La caduta dell’ipotesi di reato principale ha generato un effetto risolutivo immediato anche per le società coinvolte: la Procura ha infatti disposto l’archiviazione del procedimento aperto nei confronti del Football Club Internazionale ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Il proscioglimento del club nerazzurro è stato definito dai magistrati come una diretta conseguenza dell’esclusione del reato presupposto di frode sportiva. Tuttavia, se il capitolo penale legato alle designazioni sembra destinato a chiudersi nel capoluogo lombardo, l’indagine si biforca e si sposta su altri due fronti nevralgici. Il primo è di natura puramente territoriale e riguarda il Tribunale di Monza. I pm milanesi hanno trasmesso ai colleghi brianzoli tutti gli atti relativi alle contestazioni sugli episodi avvenuti all’interno della sala VAR. Essendo la sede della centrale tecnologica situata a Lissone, la competenza a indagare su eventuali reati commessi al suo interno spetta infatti di diritto alla magistratura monzese. Il secondo fronte, di cruciale importanza per il futuro del calcio italiano, è quello della giustizia sportiva. Copia integrale dei fascicoli è stata inviata sia alla Procura Federale della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) sia alla Procura Generale dello Sport del CONI.

La trasmissione degli atti ha lo scopo di consentire agli organi sportivi competenti di valutare autonomamente i fatti emersi, al fine di verificare se tali condotte, pur non integrando reati penali per la giustizia ordinaria, possano costituire illeciti o violazioni all’interno del quadro dell’ordinamento sportivo.