Tarquinia – Malato grave costretto a vivere in roulotte: da tre anni attende una casa popolare (FOTO E VIDEO)

La storia di Alessandro Noferini dalle campagne della Farnesiana. Dopo 5 vaccini ha preso il Covid: “Ho solo mezzo polmone funzionante, corro in ospedale una notte sì e una no”.

Il sindaco risolva il problema senza indugio e ponga fine a questa vergogna

TARQUINIA – Una storia di estremo disagio sociale.

Il racconto, gravissimo e per troppo tempo inascoltato, arriva dal comune di Tarquinia.

Un uomo, gravemente malato, è costretto a vivere in una roulotte da circa tre anni, in attesa di un alloggio popolare.

La sua storia parte da lontano, precisamente dai tempi del Covid.

Nel 2020 sono stato graziato – racconta Alessandro Noferini -. Stavo morendo ma, grazie a Dio, sono sopravvissuto. La malattia, però, mi ha lasciato invalido a livello polmonare, con solo mezzo polmone funzionante. Sono in ossigenoterapia 24 ore su 24“.

Da qui sono arrivati ulteriori problemi, tra cui, purtroppo, il trasferimento nelle campagne tarquiniesi.

Vivo qui, alla Farnesiana – prosegue l’uomo -. Ho un tetto sopra la testa grazie a un carissimo amico che mi ha regalato una roulotte. Vivo qui dentro. Sono tre anni che sono in attesa di una casa popolare, ma niente“.

 

L’inverno è freddo e passa lento tra una doccia di fortuna, costruita all’esterno tramite l’installazione di un soffione su un lavandino in muratura, e l’attesa della primavera che torna a scaldare “l’abitazione”.

Ho messo il ‘cappotto’ alla roulotte grazie all’agevolazione del 110 – scherza Noferini, che nonostante tutto trova il modo di provare a sorridere -. Il rivestimento, costruito grazie a un amico, mi garantisce un po’ di calore ma il freddo si sente eccome. La doccia è esterna e nei mesi più freddi sono costretto ad andare in un convento di frati. Il bagno interno è piccolissimo e riesco a entrarci solamente grazie all’aiuto del mio solito amico“.

Il ricordo della malattia, con un decorso difficilissimo e mai completamente superato, è ancora vivo nella quotidianità di Alessandro.

Ho fatto cinque vaccini – spiega -. Nonostante tutto, il virus è arrivato e mi ha causato una fibrillazione permanente e una cardiopatia dilatativa al terzo stadio. Pensa che il quarto stadio è il trapianto. Prendo 20 pasticche al giorno, ho tre o quattro crisi respiratorie per notte. Una notte sì e una no sono costretto a correre in ospedale per farmi defibrillare o ricevere un’iniezione di adrenalina. Il diabete è altissimo, la pressione anche e i parametri sono tutti sballati. L’aspettativa di vita è un terno al lotto“.

La richiesta, ovviamente, è chiara: un alloggio popolare che gli consenta di vivere con maggiore serenità, con un tetto vero sopra la testa, in una zona vicina all’ospedale e in condizioni dignitose rispetto a quelle attuali. La problematica, purtroppo, risiede nei criteri di assegnazione delle case popolari: attualmente Alessandro si trova al quinto posto della graduatoria dietro ad alcune famiglie numerose. Per lui servirebbe una casa piccola (da una o due persone massimo, altrimenti l’alloggio verrebbe dato a nuclei di più persone), al piano terra o comunque con ascensore e poche barriere architettoniche.

I servizi sociali mi sono stati vicino – conclude Noferini -. Mi hanno aiutato con qualsiasi cosa abbia chiesto e sono stati disponibili. Purtroppo, però, la casa popolare non arriva e sono costretto a vivere in campagna, dentro una roulotte con enormi problemi di mobilità“.

Questo è il simbolo di Tarquinia “Capitale della Cultura 2028”.  I soldi sprecati per partecipare ad una iniziativa impossibile da raggiungere potevano essere usati per aiutare Alessandro. Il sindaco di Tarquinia, Francesco Sposetti, senza ulteriore indugio metta fine a questa vergogna.