Ancora oggi aleggiano ombre sul sistema “rifiuti” e situazioni che la politica e alcuni magistrati fanno finta di non vedere
APRILIA – L’avviso di conclusione delle indagini della Procura di Roma sull’inchiesta Equalize-Striano scoperchia un vaso di Pandora che va ben oltre il semplice abuso d’ufficio. Al centro di questo intreccio di accessi abusivi, segnalazioni bancarie segrete (SOS) e inchieste giornalistiche “su commissione”, emerge una figura scomoda: Fabio Altissimi, titolare della RIDA Ambiente di Aprilia.
Per anni Altissimi è stato l’uomo delle denunce, colui che ha osato sfidare i giganti del settore rifiuti nel Lazio. Oggi, le carte dei magistrati suggeriscono una verità inquietante: proprio perché era un imprenditore “di destra” e un elemento di rottura dei vecchi monopoli, Altissimi era diventato un bersaglio da abbattere.
Il “peccato originale”: aver abbattuto il regno di Manlio Cerroni
La colpa storica di Fabio Altissimi, agli occhi di un certo sistema di potere romano, è stata quella di aver incrinato il monopolio di Manlio Cerroni, l’indiscusso “re dei rifiuti” per decenni. Le battaglie legali e le denunce di Altissimi sono state il grimaldello che ha permesso alle Procure di scardinare il sistema Malagrotta, portando nel 2014 all’arresto dello stesso Cerroni.
Ma la caduta di un re non ha portato alla pace. Altissimi è passato dall’essere un coraggioso oppositore a un competitore ingombrante, soprattutto perché non allineato politicamente alla sinistra che ha governato la Regione Lazio per oltre un decennio.
La profezia su Flaminia Tosini: denunce inascoltate e dossier spia
Mentre Altissimi veniva “spiato” dai terminali dell’Antimafia, lui continuava a denunciare quello che definiva il monopolio amministrativo corrotto di Flaminia Tosini, la potentissima dirigente regionale del settore rifiuti.
- La verità di Altissimi: Per anni ha gridato che la Tosini gestiva le autorizzazioni in modo arbitrario, favorendo alcuni (come Valter Lozza) e penalizzando altri (come la RIDA Ambiente).
- La conferma giudiziaria: I fatti gli hanno dato ragione. L’arresto della Tosini nel 2021 ha confermato l’esistenza di un sistema di favoritismi e corruzione proprio lì dove Altissimi aveva indicato.
Eppure, paradossalmente, proprio mentre Altissimi forniva verità alle Procure, il “metodo Striano” si attivava contro di lui.
Aprilia – Dossieraggio a politici ed imprenditori, anche Altissimi nel mirino “dell’organizzazione”
Il dossieraggio: perché scavare su un uomo che dice la verità?
Dagli atti emerge che Giovanni Tizian, giornalista del Domani (all’epoca anche a L’Espresso), avrebbe ricevuto da Pasquale Striano tre file riservati su Altissimi più tre SOS (segnalazioni operazioni sospette). La domanda sorge spontanea: perché un giornalista d’inchiesta dovrebbe cercare “fango” bancario su un imprenditore che sta già collaborando alla pulizia di un settore marcio?
L’ipotesi che emerge dalla lettura politica dei fatti è chiara: Altissimi doveva essere neutralizzato. Se le sue denunce erano troppo solide per essere smentite, bisognava colpire l’uomo, la sua azienda, la sua reputazione. Cercare SOS (Segnalazioni di Operazioni Sospette) significava tentare di trovare una macchia finanziaria che potesse delegittimare le sue battaglie contro il sistema Tosini-Cerroni.
L’interrogativo inquietante: chi è il mandante?
L’inchiesta di Perugia e Roma ci dice chi ha eseguito l’accesso (Striano) e chi ha ricevuto il materiale (Tizian). Ma manca l’anello superiore della catena. Chi ha commissionato il dossier su Altissimi? Un giornalista, per quanto ambizioso, raramente si muove nel buio totale su obiettivi così specifici se non imbeccato da “fonti” che hanno un interesse diretto a eliminare la concorrenza.
- È stato un ordine arrivato dai piani alti della politica che vedeva in Altissimi un finanziatore pericoloso per il centrodestra?
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O è stata una spinta arrivata da quegli apparati burocratici regionali che si sentivano braccati dalle sue denunce?
Un imprenditore da abbattere
Aprilia – No politico e a prescindere contro Rida Ambiente che reagisce
Fabio Altissimi incarna la figura dell’imprenditore “non integrato”: non fa parte delle cooperative rosse, non siede ai tavoli del salotto buono romano, non ha protettori nel “deep state” laziale.
L’uso dei database della Direzione Nazionale Antimafia per spiare un uomo che l’antimafia dovrebbe semmai proteggere (viste le sue denunce contro i monopoli) è il cortocircuito più grave di questa vicenda. Mentre Altissimi combatteva per la trasparenza, lo Stato — attraverso la mano infedele di Striano — gli scavava la fossa sotto i piedi, consegnando i badili a una certa stampa d’area pronta a sferrare il colpo.
Il caso Altissimi non è solo un episodio di dossieraggio, ma il simbolo di come il potere possa usare la clava giudiziaria e mediatica per tentare di eliminare chiunque osi interrompere il banchetto dei soliti noti. Resta solo da capire chi, nell’ombra, abbia dato l’ordine di “premere il grilletto” digitale.



