Regione Lazio – CSA di Castelforte non idonea a trattare rifiuti, adesso si revochino le autorizzazioni a tutti gli altri

Dopo la sentenza del Tar del Lazio revocate le autorizzazioni ma ci sono altre aziende che continuano ad operare nonostante i richiami dell’Unione Europea. AMA ha già smistato 1200 tonnellate di rifiuti in altri impianti. Altri TM “fuorilegge” ancora attivi. Porcarelli, Eco Sistem e Refecta vanno ridimensionate

ROMA – Qualche giorno fa una sentenza del Tar del Lazio ha rivoluzionato, al momento, il sistema del trattamento dei rifiuti nell’Ato di Latina e in particolare nel sud pontino bocciando l’impianto CSA (Centro Servizi Ambientali Srl) di Castelforte ritenendolo non idoneo e invitando la regione a revocare le autorizzazioni.

Questa decisione ha costretto i vertici dell’AMA ha distribuire i rifiuti provenienti dalla Capitale in altri impianti.

La Quinta sezione del Tar del Lazio si è pronunciata sul ricorso numero di registro generale 2276 del 2021, integrato da motivi aggiunti, proposto da R.I.D.A. Ambiente S.r.l nei confronti della Regione Lazio e della CSA, Centro Servizi Ambientali Srl di Castelforte.

Nel ricorso si chiedeva l’annullamento della Determinazione della Regione Lazio – Direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti, 3 dicembre 2020, n. G14615, recante: “CSA S.r.l. – Impianto polifunzionale per il trattamento e lo stoccaggio di rifiuti pericolosi e non, localizzato nel Comune di Castelforte (LT) in località Viaro – Modifiche non sostanziali dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui alla Determinazione G08506 del 26/7/2016 smi”.

La regione Lazio non poteva, come invece fatto, autorizzare le modifiche non sostanziali dell’AIA (determinazione G08506 del 26 luglio 2016), rilasciata in favore della CSA S.r.l, né poteva concedere un incremento del 10% della capacità di trattamento fissata in origine nell’AIA intestata alla C.S.A. S.r.l.

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Vito Consoli

Con questa autorizzazione la CSA veniva autorizzata al trattamento dei rifiuti codice EER 20.03.01 a mezzo di impianto privo della sezione di trattamento biologico; inoltre, a seguito della collocazione nell’ATO (Ambito territoriale ottimale) di Latina come da disposizioni del Piano regionale dei rifiuti approvato nel 2020, avrebbe potuto essere autorizzata in ampliamento solo per le tipologie di rifiuti e di trattamenti diversi da quelli inerenti ai rifiuti urbani indifferenziati EER 20.03.01, in considerazione del divieto disposto nel Piano regionale di apertura di nuovi impianti.

Il Tar ha disposto, in applicazione dell’art. 29 octies comma 11 del d.lgs. n. 152/2006, fino alla definizione del riesame, che Csa deve continuare ad esercitare l’attività sulla base della originaria AIA, in assenza, per le ragioni anzidette, di modifiche dell’impianto. Ne consegue l’illegittimità derivata dell’ultimo provvedimento impugnato.

Flaminia Tosini

La prima conseguenza della sentenza è stata quella di aver ridotto del 50% le capacità dell’impianto CSA ad accogliere i rifiuti perché effettua un trattamento meccanico privo di sezione biologica.

Questa anomalia autorizzativa fu firmata dall’allora dirigente del settore rifiuti Flaminia Tosini (arrestata per corruzione nel 2021) e portata avanti dal direttore Vito Consoli tutt’ora in carica.

Da questa mattina la società AMA che invia all’impianto non conforme di Castelforte ha iniziato ad inviare le 1.200 tonnellate di rifiuti a settimana in siti alternativi.

Il problema è ancora più grave di quanto possa apparire. AMA, infatti, continua a conferire rifiuti in altri siti simili a quello della CSA e quindi non idonei.

Parliamo di impianti TM nel Lazio come quello di Porcarelli (vicino a Cerroni); Eco Sistem di Pomezia e Refecta di Cisterna di Latina.

Vito Consoli dovrebbe aver già iniziato la procedura di revoca, o almeno crediamo.