M5S Lazio: La Corte d’Appello conferma il seggio di Enzo D’Antò che entra alla Pisana al posto di Colarossi

Forza Italia perde un consigliere regionale e gli equilibri vengono completamenti stravolti anche nella maggioranza

ROMA – La Corte d’Appello di Roma ha emesso la propria sentenza e ha confermato quanto già stabilito in primo grado dal Tribunale civile: Vincenzo D’Antò, primo dei non eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni regionali del Lazio del febbraio 2023, ha diritto a sedere nel Consiglio regionale. Nei prossimi giorni si completeranno i tempi tecnici per la surroga, dopodiché D’Antò sarà operativo a tutti gli effetti in Aula e nelle Commissioni.

La vicenda: dall’elezione all’ineleggibilità, passando per il cambio di casacca

Per capire come si è arrivati a questa sentenza, bisogna tornare alle regionali laziali del 12 e 13 febbraio 2023, quando il centrodestra guidato da Francesco Rocca conquistò la Regione Lazio. Tra gli eletti del Movimento 5 Stelle, tutti nella circoscrizione di Roma, figuravano Donatella Bianchi, Enzo D’Antò, Adriano Zuccalà e Valerio Novelli.

Marco Colarossi

Fin dai primi mesi della legislatura, tuttavia, su uno di quei quattro consiglieri iniziò ad addensarsi un’ombra giuridica. Il giovane Marco Colarossi, il più giovane degli eletti nel consiglio regionale del Lazio, rischiava di dover interrompere la sua avventura a soli tre mesi dalla nomina: sul presunto caso di ineleggibilità che lo riguardava, il presidente dell’aula Aurigemma convocò una seduta per il 24 maggio 2023. La questione riguardava i tempi delle sue dimissioni da collaboratore regionale prima di presentare la candidatura: la legge 154 del 1981 dispone sulle norme in materia di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di consigliere e obbliga i candidati che abbiano un incarico alle dipendenze della stessa entità a rispettare precisi termini temporali.

Il consiglio regionale non dichiarò l’ineleggibilità. La partita si spostò quindi nelle aule civili, dove D’Antò — nel frattempo rimasto fuori dall’assemblea regionale come primo dei non eletti — presentò ricorso. Nel frattempo la situazione si era ulteriormente complicata: Colarossi aveva lasciato il M5S per passare a Forza Italia.

Nel marzo 2024 la vicenda assunse contorni quasi surreali: un emendamento proposto dal senatore Lotito, inserito all’interno del decreto sulle elezioni, puntava ad abolire l’ineleggibilità come consigliere regionale per coloro che sono dipendenti della stessa entità per cui si candidano — una proposta che, nella pratica, avrebbe consentito di “risolvere” la situazione di Colarossi, contro cui pendeva il ricorso di D’Antò. L’emendamento non passò.

Le sentenze: prima il Tribunale, poi la Corte d’Appello

Nel luglio 2024 arrivò la sentenza di primo grado. Il Tribunale di Roma dichiarò la decadenza di Colarossi dalla carica di consigliere regionale e dispose la correzione del risultato delle elezioni regionali, riconoscendo il diritto di D’Antò a subentrare. I legali di Colarossi definirono la sentenza “pasticciata” e annunciarono immediatamente il ricorso in appello.

L’attesa è durata fino ad oggi. La Corte d’Appello ha ora confermato la decisione di primo grado in ogni suo punto: Enzo D’Antò ha diritto al seggio.

Il M5S: “Seconda forza dell’opposizione”

Il gruppo consiliare pentastellato alla Pisana ha accolto la notizia con soddisfazione. Con l’ingresso di D’Antò, il gruppo si rafforza sia numericamente che politicamente, rivendicando il ruolo di seconda forza di opposizione in Consiglio regionale — un posizionamento che la formazione di Giuseppe Conte intende consolidare nella battaglia contro la giunta Rocca su temi come territorio, beni comuni e servizi ai cittadini.

Completati i tempi tecnici per la surroga, D’Antò prenderà il posto che la giustizia civile — in due gradi di giudizio — gli ha riconosciuto come proprio.