Faleria – Armi clandestine ed esplosivi nascosti in casa, un tunisino già condannato e un connazionale sotto processo

arresto carabinieri

L’inchiesta, sviluppatasi su più fronti investigativi e ancora oggetto di approfondimenti, prosegue senza sosta

FALERIA – Un’operazione dei carabinieri condotta nella primavera del 2025 a Faleria ha portato al sequestro di armi clandestine e ordigni esplosivi ritenuti particolarmente pericolosi dagli specialisti dell’Arma. L’inchiesta, sviluppatasi su più fronti investigativi e ancora oggetto di approfondimenti, ha già prodotto una prima condanna: un cittadino tunisino di 32 anni ha definito la propria posizione con un patteggiamento a cinque anni di reclusione, mentre un connazionale di 51 anni è attualmente imputato davanti al tribunale collegiale con l’accusa di concorso nella detenzione delle armi.

L’intervento delle forze dell’ordine risale al 14 marzo 2025. Da un controllo effettuato sul territorio, gli investigatori sono arrivati a un’abitazione situata nel centro del paese, dove durante la perquisizione sarebbero stati trovati una pistola lanciarazzi modificata e diversi materiali esplosivi. L’operazione è stata gestita con il massimo riserbo, anche alla luce delle successive piste investigative emerse dagli accertamenti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’arma sequestrata era un revolver lanciarazzi con matricola cancellata, ritenuto perfettamente funzionante e parzialmente modificato. Gli investigatori lo hanno rinvenuto all’interno di un nascondiglio ricavato sotto il lavello della cucina. A supporto dell’accusa vi sarebbe anche una fotografia trovata sul telefono cellulare del trentaduenne, nella quale l’arma comparirebbe proprio nel luogo in cui è stata successivamente recuperata.

Particolarmente delicata la questione degli esplosivi. Durante le operazioni sono stati individuati due manufatti artigianali contenenti polvere da sparo e frammenti metallici. Gli ordigni, nascosti dietro un frigorifero inutilizzato collocato in un’area comune dell’edificio, sono stati esaminati dagli artificieri arrivati da Roma e fatti brillare in sicurezza. Dalle verifiche tecniche sarebbe emerso un elevato potenziale offensivo, accentuato dalla presenza di numerosi chiodi fissati all’esterno mediante nastro isolante, con l’obiettivo di aumentarne l’effetto lesivo in caso di esplosione.

Le attività investigative non si sono fermate al primo sequestro. Nel corso di un successivo sopralluogo, effettuato alcune settimane dopo, i militari hanno rinvenuto ulteriori materiali esplosivi in un’area esterna dell’immobile, tra cui micce, sostanze detonanti e un altro dispositivo artigianale in fase di assemblaggio.

Mentre il trentaduenne ha scelto di patteggiare la pena, il 51enne continua a respingere ogni accusa. La difesa sostiene che l’uomo, privo di precedenti penali, non fosse a conoscenza né dell’esistenza dell’arma occultata all’interno dell’abitazione né della presenza degli esplosivi rinvenuti in spazi accessibili anche ad altre persone. L’imputato, detenuto da oltre un anno, avrebbe lavorato stabilmente a Roma e mantenuto la propria famiglia nel Paese d’origine.

Dall’analisi dei telefoni cellulari sequestrati sarebbero emersi inoltre ulteriori elementi investigativi che avrebbero aperto altri filoni d’indagine. Tra le ipotesi al vaglio figurano presunti reati collegati all’immigrazione clandestina, alla produzione di documenti falsi e ad attività di favoreggiamento dei flussi migratori irregolari. Nel corso delle udienze sono stati inoltre richiamati possibili contatti e circostanze che gli investigatori stanno ancora approfondendo nell’ambito di accertamenti coperti da segreto istruttorio.

Il procedimento nei confronti del 51enne proseguirà nelle prossime settimane davanti al collegio giudicante, chiamato a valutare le prove raccolte dagli investigatori e le argomentazioni della difesa.