Civitavecchia – Far West a San Gordiano: spari, inseguimento, ritrovamento di 50mila euro e accuse alla Polizia

Secondo i familiari gli agenti in borghese, che aspettavano uno spacciatore, sarebbero corsi incontro al ragazzo armi in pugno facendo subito fuoco

CIVITAVECCHIA – Un venerdì di terrore, piombo e mistero. Doveva essere un’operazione di polizia giudiziaria come tante, un servizio mirato al contrasto dello spaccio in un quartiere residenziale solitamente tranquillo come San Gordiano.

Invece, il pomeriggio di venerdì in via dei Prati si è trasformato in una scena da film d’azione che ha lasciato sul selciato cinquantamila euro in contanti, una scia di bossoli e un mare di interrogativi che ora pesano come macigni sull’operato degli agenti del Commissariato di viale della Vittoria.

Al centro della bufera non c’è solo l’arresto del giovanissimo S.G., poco più che ventenne, ma soprattutto la gestione dell’ordine pubblico e l’uso, definito da molti “sproporzionato”, delle armi d’ordinanza in pieno centro abitato.

La cronaca del caos: tra Smart e auto civetta

Tutto ha inizio nel primo pomeriggio. Gli agenti della squadra di polizia giudiziaria sono appostati in via dei Prati. Sono in borghese, a bordo di un’auto civetta, in attesa di una Smart che, secondo le informative, dovrebbe trasportare un carico di droga. La tensione è alta, ma il piano sembra chiaro. Tuttavia, la realtà decide di deviare bruscamente dal protocollo.

Una prima Smart appare, il conducente intuisce la trappola e fugge. In quel preciso istante entra in scena la Volkswagen Golf di S.G. Qui la narrazione si spacca in due tronconi inconciliabili. Da una parte la versione ufficiale, che parla di un alt violato e di un tentativo di investimento ai danni degli agenti; dall’altra quella dei testimoni e della difesa del ragazzo, che descrive una scena di puro terrore.

Quei fori sulla carrozzeria: il nodo della sparatoria

Il punto più critico dell’intera vicenda riguarda la raffica di colpi esplosi. Secondo le prime ricostruzioni raccolte sul posto – che divergono sensibilmente dai verbali iniziali – gli agenti avrebbero aperto il fuoco con una rapidità e una frequenza che hanno sconvolto i residenti. Si parla di tanti colpi.

Civitavecchia, tentano di investire due agenti: la Polizia apre il fuoco sulla vettura

La difficoltà maggiore per il Commissariato nasce dall’analisi balistica sommaria: i proiettili hanno colpito la parte anteriore della Golf (targa, ruote, cofano). Se il ragazzo stava scappando, perché i colpi sono frontali? Questo dettaglio suggerisce uno scontro “faccia a faccia” in cui gli agenti avrebbero sparato mentre l’auto si muoveva verso di loro, o peggio, prima ancora che la dinamica di fuga fosse chiara.

Il giovane S.G. sostiene di non aver riconosciuto i poliziotti, vedendo solo uomini in abiti civili che puntavano le pistole contro di lui. In preda al panico, temendo una rapina – forse proprio a causa di quell’ingente somma di denaro che portava con sé – avrebbe ingranato la marcia nel tentativo disperato di fuggire, dando il via a una carambola folle tra le vie del centro, rischiando di travolgere ignari passanti.

Cinquantamila euro senza proprietario

Mentre la Golf correva con le gomme a terra, terminando la sua corsa in via Apollodoro dove il ventiduenne è stato bloccato, in via delle Viole accadeva l’imprevedibile. Sotto una vettura parcheggiata, proprio a ridosso del percorso della fuga, è stata ritrovata una busta contenente circa cinquantamila euro in contanti posti sotto sequestro dagli agenti.

Un tesoro che al momento non ha un proprietario ufficiale, ma che getta un’ombra sinistra sull’intera vicenda. Erano i soldi per l’acquisto della droga? O erano il motivo per cui il giovane ha perso la testa nel vedere le armi spianate? Il magistrato Roberto Savelli, incaricato del caso, sta lavorando proprio su questo cortocircuito: il legame tra il denaro e la reazione armata della Polizia.

Il Commissariato sotto la lente d’ingrandimento

Le testimonianze raccolte tra la gente di San Gordiano e i familiari del ragazzo stanno creando un clima di forte ostilità nei confronti del Commissariato. C’è un dettaglio che la famiglia di S.G. sottolinea con rabbia: l’agente che ha dichiarato di essere stato ferito e refertato al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo sarebbe tornato sul luogo dell’evento poco dopo per effettuare i rilievi. Una circostanza che, se confermata, alimenterebbe dubbi sulla gravità delle lesioni riportate e sulla lucidità della gestione post-incidente.

La domanda che circola con insistenza a Civitavecchia è una sola: era davvero necessario scaricare un caricatore in una zona frequentata da famiglie e passanti per fermare un ragazzo incensurato?

L’ombra dell’eccesso colposo di difesa

Il PM Savelli, noto per la sua esperienza e il suo rigore, ha preso tempo. Non ha convalidato l’arresto basandosi solo sulle veline di Polizia, ma ha voluto scavare a fondo. Il rischio per gli agenti coinvolti è che l’ipotesi di reato si sposti dalla resistenza a pubblico ufficiale all’eccesso colposo nell’uso delle armi o, peggio, all’abuso di potere.

Il Commissariato di Civitavecchia si trova ora a dover difendere la legittimità di un intervento che, sebbene nato con lodevoli intenti di contrasto al crimine, sembra essere sfuggito di mano, trasformando un pomeriggio di sole in un potenziale massacro evitato solo per un soffio. La battaglia legale tra i difensori del giovane e lo Stato si preannuncia durissima, con i fori dei proiettili sulla Golf che restano lì, muti testimoni di una verità che la città pretende di conoscere.