Dai 307 voti del 2023 ai 226 del 2026, col partito di Berlusconi schiacciato in una coalizione che vale in tutto meno di una singola candidata avversaria. Fratelli d’Italia perde un quinto dei consensi. Il M5S triplica. Il PD si dimezza. E il centrosinistra, frammentato e sconfitto, consegna la città al vero cambiamento
SANTA MARINELLA – Forza Italia: missione compiuta. A forza di fare tentativi, questa volta gli azzurri — guidati dalle scelte scellerate dei dirigenti provinciali e regionali — sono riusciti nell’impresa di far sparire il partito di Berlusconi dallo scenario politico locale.
Non è una metafora: è aritmetica. Centottantanove voti in meno rispetto al 2023. Una percentuale crollata dal 3,67% al 2,66%.
Una coalizione intera — Forza Italia, Noi Moderati e la civica Buongiorno Santa Marinella — che mette insieme 465 voti in totale, praticamente gli stessi consensi ottenuti da una singola candidata, Alina Baciu, nella lista civica a sostegno di Gasparri Sindaco. Una candidata. Una persona sola. Contro un partito nazionale con una struttura organizzativa, risorse, storia, simboli. Il risultato è lo stesso. Anzi, la candidata ha probabilmente fatto più campagna elettorale del partito nel suo complesso.
Il primo responsabile in assoluto ha un nome e un cognome: Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia nel Lazio. Per l’ennesima volta — dopo il disastro consumato due anni fa a Civitavecchia, dove le scelte politiche degli azzurri contribuirono in modo determinante a far perdere il centrodestra — Fazzone ha consentito che Forza Italia diventasse spalla di un centrosinistra travestito da area moderata. Un film già visto, già commentato, già condannato. E puntualmente riproposto. Con lo stesso esito.
465 voti in tre liste. Quanto una singola candidata della lista avversaria. Il declino di Forza Italia a Santa Marinella non è una crisi: è una scelta, fatta ogni volta dagli stessi dirigenti
L’onorevole Alessandro Battilocchio, che guida il partito in provincia, porta a casa il risultato peggiore che si potesse immaginare in un contesto dove il centrodestra nel suo complesso sfiorava la maggioranza assoluta al primo turno. Fratelli d’Italia e Lega stavano dentro una coalizione competitiva e vincente. Forza Italia stava dall’altra parte, nella terra di nessuno tra un centrosinistra in disfacimento e un polo moderato che moderato non era. Il risultato parla da solo.
I numeri, partito per partito
Per capire la portata del terremoto politico che ha attraversato Santa Marinella in queste elezioni, non basta guardare i vincitori. Bisogna confrontare le macerie. I dati ufficiali Eligendo del 2023 e del 2026 raccontano una storia di trasformazione radicale, quasi di rivoluzione silenziosa dell’elettorato locale.
|
Partito / Lista |
2023 |
2026 |
Δ voti |
2023 % |
2026 % |
|---|---|---|---|---|---|
| Fratelli d’Italia |
872 |
766 |
−106 |
10,43% |
9,02% |
| Lega |
325 |
246 |
−79 |
3,89% |
2,90% |
| Forza Italia |
307 |
226 |
−81 |
3,67% |
2,66% |
| Partito Democratico |
1.211 |
542 |
−669 |
14,49% |
6,38% |
| Movimento 5 Stelle* |
176 |
551 |
+375 |
2,11% |
6,49% |
| Marino Stefano |
316 |
588 |
+272 |
3,58% |
6,37% |
*M5S 2026 sotto le spoglie di “Uniti per Manuelli Sindaco”
Fratelli d’Italia perde 106 voti (la forza dei fuoriusciti guidati dal ribelle Rossanese) e scende dal 10,43% al 9,02%. Non è un crollo, ma è un segnale: anche il partito della presidente del Consiglio, in un contesto dove guida la coalizione vincente, non riesce a capitalizzare la forza nazionale. Cede più di un punto percentuale. La Lega, dal canto suo, passa dal 3,89% al 2,90%, perdendo 79 voti e avvicinandosi pericolosamente alla soglia dell’irrilevanza locale. Per entrambi, la spiegazione è in parte fisiologica: in un’elezione comunale senza un candidato di bandiera dei partiti nazionali, i voti confluiscono sulle liste civiche della coalizione. Ma il calo rimane, e merita riflessione.
Il disastro del Partito Democratico
Se Forza Italia è la storia di un suicidio politico annunciato, il Partito Democratico è la storia di un collasso ancora più clamoroso nei numeri assoluti. Nel 2023, con Pietro Tidei candidato sindaco e vincitore al primo turno con oltre il 50% dei consensi, il PD di Elly Schlein aveva raccolto 1.211 voti pari al 14,49% delle preferenze di lista. Era la spina dorsale di una coalizione dominante, il partito strutturato attorno al quale si costruivano le alleanze. Tre anni dopo, quegli stessi elettori si sono letteralmente volatilizzati: 542 voti, il 6,38%. Una perdita secca di 669 voti, quasi il 55% del proprio elettorato evaporato in una sola tornata.
Come si spiega? Con la frammentazione del centrosinistra in tre candidati — Minghella, Manuelli, la Lista Tidei in appoggio a Minghella — che ha spalmato su aree diverse quell’elettorato che tre anni fa si era compattato sul nome noto di Tidei. Una parte è andata con Minghella, una parte con Manuelli, una parte ha probabilmente disertato le urne o votato candidati minori. Il risultato è una diaspora elettorale che racconta plasticamente l’assenza di una leadership credibile nel centrosinistra locale dopo la stagione tideiana.
Il PD perde 669 voti in tre anni. Il M5S, sotto mentite spoglie, ne guadagna 375. Non è solo un cambio di equilibri: è un cambio di egemonia nell’area progressista.
L’analisi del voto è spietata: il centrosinistra nella sua accezione tradizionale è andato in totale confusione e ha di fatto bocciato il tentativo di Tidei di tornare al potere attraverso il suo delfino. I 2.357 voti di Minghella e i 2.565 di Manuelli, sommati, arrivano a circa 4.920: meno dei 4.490 che Tidei da solo aveva ottenuto nel 2023. L’area di centrosinistra, frammentata e litigiosa, ha perso voti netti in un contesto di maggiore affluenza. Una disfatta politica che va ben al di là delle divisioni tattiche.
I veri vincitori: M5S, Marino e il voto civico
In questo scenario di macerie e riposizionamenti, emergono con chiarezza i veri vincitori della tornata — non nel senso del ballottaggio, ma nel senso del consenso costruito e ampliato. Il primo è il Movimento 5 Stelle, che ha giocato la partita più intelligente di tutti: sparire come simbolo e comparire come contenuto. Sotto le “mentite” spoglie del movimento civico Uniti per Manuelli Sindaco, gli uomini di Giuseppe Conte hanno trasformato 176 voti del 2023 — il 2,11%, un risultato da partito marginale — in 551 voti del 2026, il 6,49%. Una crescita di oltre il 200%, ottenuta rinunciando al logo, al simbolo, all’identità di partito. Un paradosso tutto italiano: per crescere ha dovuto nasconderti. Ma il risultato è lì, certificato dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno.
Il secondo vincitore è Stefano Marino, il civico indipendente che in molti chiamano affettuosamente “il re dei limoni“. Nel 2023 aveva raccolto 316 voti con la sua lista “Io amo Santa Marinella – Sud chiama Nord“. Nel 2026 raggiunge quota 588 voti con la lista “Io amo Santa Marinella“: praticamente il doppio, con un incremento di 272 preferenze in termini assoluti. Marino rappresenta qualcosa di specifico nell’ecosistema elettorale santamarinellese: un bacino di consenso personale, radicato nel territorio, indipendente dalle logiche di coalizione, capace di crescere trasversalmente attingendo a elettori delusi di tutti gli schieramenti.
Fazzone e il metodo Civitavecchia: quando la storia si ripete
C’è una costante in tutta la storia recente del centrodestra nel Lazio costiero: Claudio Fazzone. Il coordinatore regionale di Forza Italia sembra avere sviluppato una specializzazione unica nel suo genere — quella di costruire alleanze che danneggiano sistematicamente la propria coalizione nei territori dove potrebbe vincere. Civitavecchia 2023 è il precedente più citato: lì, con scelte di posizionamento che lasciarono interdetti molti osservatori, Forza Italia contribuì a franare una coalizione di centrodestra che sulla carta aveva i numeri per vincere. Il centrosinistra, contro ogni pronostico, riuscì a spuntarla anche grazie alle geometrie variabili degli azzurri.
A Santa Marinella 2026 la storia si ripete con una precisione quasi geometrica. Forza Italia e Noi Moderati si ritrovano a fare da stampella — 465 voti in tre liste — a una candidatura di centrosinistra travestita da polo civico moderato, mentre la coalizione di centrodestra guidata da Gasparri vince il primo turno con il 32,58% e si avvia al ballottaggio in posizione di vantaggio. Il paradosso è completo: mentre i candidati del centrodestra costruivano una coalizione compatta e vincente, il partito che nel Paese guida il governo con la presidente Giorgia Meloni si trovava dall’altra parte, a fare il gioco degli avversari.
Un po’ come stanno facendo a Viterbo in ambito provinciale. Sono di centrodestra o di centrosinistra secondo convenienza.
Non è distrazione, non è ingenuità politica. È un metodo. Reiterato, documentato, dannoso per chiunque voglia costruire un centrodestra credibile e coerente sul territorio. La domanda che i dirigenti provinciali — Battilocchio in testa — dovrebbero porsi non è “come mai abbiamo preso così pochi voti” ma “perché abbiamo scelto deliberatamente di stare dove ci facevamo del male“. La risposta, probabilmente, sta nelle dinamiche di potere interne al partito, nei rapporti personali, nelle logiche di corrente che nulla hanno a che fare con gli interessi degli elettori.
Affluenza e il quadro complessivo
Un dato spesso trascurato nell’analisi post-voto è quello dell’affluenza. Nel 2023, su 15.569 elettori aventi diritto, si presentarono alle urne 9.043 persone, pari al 58,08%. Nel 2026, su un corpo elettorale leggermente cresciuto a 15.791 unità, i votanti sono stati 9.393: il 59,48%. Un incremento modesto ma significativo — circa 350 votanti in più in termini assoluti — che smentisce la tesi di un elettorato apatico o disinteressato. Santa Marinella è andata a votare in misura leggermente superiore al 2023, nonostante la moltiplicazione dei candidati e la frammentazione dell’offerta politica avrebbero potuto disorientare e scoraggiare.
I voti totali ai candidati sindaco sono passati da 8.818 del 2023 ai 9.235 del 2026. Più partecipazione, più voti validi, più interesse. È in questo contesto di maggiore partecipazione che va letta la sconfitta del centrosinistra: non è un problema di mobilitazione, ma di orientamento. Gli elettori sono venuti a votare, ma hanno scelto diversamente. Hanno scelto Gasparri. Hanno scelto, almeno in misura minore rispetto al passato, anche Manuelli. Ma non hanno più scelto Minghella, non hanno più riconosciuto nella coalizione costruita attorno all’ex sindaco Tidei un progetto credibile per il futuro della città.
La città è andata a votare in numero leggermente superiore al 2023. Non è apatia: è giudizio. E il giudizio ha un nome preciso — Gasparri — e un voto eloquente: 3.009 preferenze, il 32,58%.
Damiano Gasparri è il vero vincitore politico di questa tornata. Non solo per i numeri — 3.009 voti, il 32,58%, con una coalizione che tra liste civiche, Fratelli d’Italia, Lega e Futura raggiunge il 33,94% — ma per come quei numeri sono stati costruiti. Una coalizione coesa, senza strappi, senza ambiguità tattiche, senza la tentazione di inseguire alleanze trasversali che avrebbero indebolito il messaggio politico. Gasparri ha fatto quello che pochissimi riescono a fare in politica locale: ha costruito un’offerta chiara, ha tenuto insieme forze diverse attorno a un progetto riconoscibile, ha parlato agli elettori senza intermediari e senza doppiezze. Il ballottaggio è aperto, ma la posizione di partenza è la migliore possibile.
Per Forza Italia, invece, resta la domanda più scomoda: quanto ancora può durare questo metodo? Quanto ancora si può perdere, elezione dopo elezione, in nome di logiche incomprensibili agli elettori? I 226 voti del 2026 sono il punto più basso della storia del partito berlusconiano a Santa Marinella. Sotto c’è solo il vuoto. E il vuoto, in politica, si chiama irrilevanza.

