Tuscia – Settore autotrasporti in grave affanno: sparita una ditta su quattro

Brusca frenata del settore negli ultimi 10 anni

TUSCIA – Negli ultimi dieci anni il comparto dell’autotrasporto nella Tuscia ha registrato una contrazione significativa, con la scomparsa di circa un’azienda su quattro. A evidenziarlo è una recente analisi elaborata dall’CGIA di Mestre, che fotografa un settore sempre più sotto pressione per l’aumento dei costi e le difficoltà finanziarie.

Secondo lo studio, alla fine del 2025 nel territorio della Tuscia risultavano attive 259 imprese di autotrasporto, contro le 345 censite nel 2015. Una riduzione pari al 24,9%, che conferma una tendenza negativa già osservata su scala nazionale, dove nello stesso periodo la flessione si è attestata attorno al 47%.

Il calo, spiegano gli analisti, è legato a una combinazione di fattori che negli ultimi anni hanno inciso pesantemente sui bilanci delle aziende del settore. Tra questi, l’aumento del costo del gasolio, aggravato dalle tensioni internazionali e dalle difficoltà nei traffici marittimi, ha inciso in maniera diretta sui margini operativi. Anche il disallineamento tra tempi di pagamento e incassi rappresenta una criticità rilevante: mentre il carburante deve essere saldato immediatamente, i corrispettivi per i servizi vengono spesso liquidati con ritardi che possono arrivare fino a 60, 90 o persino 120 giorni.

Il fenomeno non riguarda soltanto la Tuscia, ma interessa in modo diffuso l’intera regione. Nel quadro regionale, il Lazio figura tra le aree con una contrazione consistente del numero di imprese attive nel settore dell’autotrasporto, confermando un trend che coinvolge gran parte del territorio nazionale.

Gli esperti sottolineano che, oltre all’aumento dei costi energetici, il vero elemento critico per molte aziende resta la carenza di liquidità. La combinazione tra spese immediate e incassi differiti mette infatti a dura prova la sostenibilità economica delle imprese, soprattutto quelle di dimensioni più ridotte, che dispongono di minori riserve finanziarie.

Il quadro delineato dallo studio della CGIA di Mestre evidenzia dunque un comparto strategico per l’economia locale che continua a confrontarsi con sfide strutturali. Senza interventi mirati a sostenere la liquidità e a ridurre l’impatto dei costi operativi, il rischio è che il numero di aziende attive continui a diminuire anche nei prossimi anni.