La battaglia del Collettivo Voce Animale: “Nessuno ci ascoltava, ma non abbiamo mai smesso di lottare”
PONZANO ROMANO – Ci sono storie che non dovrebbero esistere. E poi ci sono storie che, proprio perché esistono, obbligano le persone a scegliere da che parte stare. Per cinque anni, circa 240 husky hanno vissuto rinchiusi in condizioni drammatiche a Ponzano Romano, dentro gabbie fatiscenti, tra degrado, sofferenza e silenzi assordanti. Una realtà che per troppo tempo è rimasta sospesa, mentre il tempo passava e quegli animali continuavano a perdere giorni, mesi, anni della propria vita dietro le sbarre.
Oggi 11 maggio 2026 finalmente quei cani stanno lasciando quell’inferno. Dalle ore 6 di questa mattina è iniziata la loro liberazione, stanno vedendo il mondo, stanno respirando libertà.
Il Collettivo Voce Animale è venuto a conoscenza della situazione circa un anno fa. Da quel momento non si è mai fermato. Ogni singolo giorno è stato dedicato a questa battaglia: telefonate, mail, segnalazioni, contatti con istituzioni, forze dell’ordine, giornalisti, televisioni, politici, associazioni e persone conosciute del mondo animalista. Abbiamo anche organizzato un presidio davanti alla Procura di Rieti, per chiedere con forza che nessuno voltasse più lo sguardo dall’altra parte davanti alla sofferenza di centinaia di animali. Un impegno costante, quotidiano, portato avanti senza clamore, senza interessi personali ma con un unico obiettivo: restituire dignità e libertà a quegli husky. Una mobilitazione continua, estenuante, sostenuta senza sponsor, senza finanziamenti, senza strutture milionarie alle spalle. Solo con determinazione, rabbia e amore per quegli animali dimenticati. Per mesi il Collettivo Voce Animale ha bussato a porte rimaste spesso chiuse.
Molti non hanno mai risposto, altri hanno preferito voltarsi dall’altra parte e, mentre tanti tacevano, quei cani continuavano a vivere in condizioni inaccettabili.
Il Collettivo Voce Animale invece non si è arreso. Quando tutto sembrava immobile, è iniziato il lavoro più difficile: costruire una rete concreta di salvezza. Contattare una ad una le realtà disponibili ad accogliere gli husky, convincere associazioni e rifugi a prendersi carico di uno o più cani, coordinare disponibilità, spostamenti e aiuti. Un lavoro enorme, silenzioso e complicatissimo, senza il quale oggi questa liberazione non sarebbe stata possibile. Perché la verità è semplice, quei cani non si salvavano da soli. E non bastavano i post indignati sui social, serviva qualcuno disposto a lavorare ogni giorno, senza fermarsi mai.
Questa non è soltanto una liberazione animale, è la dimostrazione che anche un gruppo di cittadini comuni può riuscire dove per anni altri hanno fallito. È la prova che la perseveranza può rompere il muro dell’indifferenza ed è anche un messaggio potente per tutti: quando venite a conoscenza di situazioni simili, non pensate mai “ci penserà qualcun altro”. Perché troppo spesso quel “qualcun altro” non arriva. Le vittorie vere nascono dalla collaborazione, dalla costanza e dal coraggio di chi decide di agire davvero.
Il Collettivo Voce Animale ringrazia tutte le associazioni e le persone che hanno collaborato e che hanno scelto di accogliere uno o più husky, aprendo le porte delle proprie strutture.
Per questi cani oggi inizia una nuova vita. Dopo anni di dolore, forse la parola più giusta è una sola: libertà.

“Si tratta del risultato di un grande lavoro di rete iniziato mesi fa, portato avanti insieme alla Procura di Rieti, ai Carabinieri Forestali e alle associazioni impegnate nella tutela degli animali. Per anni sono arrivate denunce e segnalazioni da parte dei cittadini e dei vicini della struttura: degrado, condizioni sanitarie pietose, scarsità di cibo e acqua per gli Husky che vivevano lì. Oggi, finalmente, si è intervenuti con durezza” afferma la Garante per la tutela e il benessere degli animali di Roma Capitale, Patrizia Prestipino, a proposito della vicenda dell’allevamento “lager” di Siberian Husky.

“Le immagini che abbiamo trovato in questo luogo – aggiunge Prestipino – resteranno impresse: cani malnutriti, sottopeso, feriti, quasi rassegnati alla loro condizione. Ed è forse proprio questa rassegnazione la cosa più dolorosa. Adesso, circa 200 dei 240 cani presenti nella struttura sono stati portati via e affidati alle cure necessarie, mentre per gli altri ci stiamo già attivando. La tutela degli animali non può conoscere indifferenza. Oggi è stato fatto un passo importante, ma la battaglia contro degrado e maltrattamenti deve continuare ogni giorno e noi ci impegneremo per questo“.

