La guerra di trincea, cominciata da Forza Italia, ha creato un cortocircuito grave. Sono lontani i tempi dei veri berlusconiani, che avevano sempre dimostrato di essere il vero collante di un centrodestra unito
CIVITA CASTELLANA – Mancano pochi giorni al ballottaggio e a Civita Castellana la sensazione è sempre più netta: il vero protagonista di questa campagna elettorale non è il centrosinistra, ma la guerra intestina che ha divorato il centrodestra.
Una guerra lunga mesi. Una guerra di posizionamento, di veti, di accuse reciproche, di rivendicazioni e regolamenti di conti. Una guerra che ha finito per logorare non soltanto i rapporti tra i partiti, ormai apertamente ai ferri corti, ma soprattutto la fiducia degli elettori.
Per anni il centrodestra ha vinto presentandosi come una coalizione compatta, capace di offrire un’alternativa chiara al Partito Democratico. Oggi quell’immagine appare lontana. Anzi, per molti cittadini è diventata un miraggio.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre gli alleati combattevano tra loro, il centrosinistra è arrivato al ballottaggio con la concreta possibilità di tornare alla guida della città.
E il dato politico più significativo è forse proprio questo. Se il Partito Democratico, insieme ai suoi alleati, dovesse conquistare Civita Castellana, la vittoria non sarebbe soltanto merito della propria proposta politica. Sarebbe anche il frutto di una clamorosa incapacità del centrodestra di restare unito.
In questo scenario, molti elettori e osservatori individuano in Forza Italia una responsabilità particolare.
Da tempo il partito appare impegnato in una ricerca di identità che lo sta portando sempre più lontano dal ruolo che aveva ricoperto per decenni. Quello di collante della coalizione.
Con Silvio Berlusconi, Forza Italia rappresentava il punto di equilibrio del centrodestra. Era il partito che teneva insieme sensibilità diverse, mediava i conflitti e impediva che le tensioni locali si trasformassero in fratture insanabili.
Oggi quella funzione sembra essersi progressivamente indebolita.
A Civita Castellana, come in altri territori della provincia, molti elettori faticano a comprendere la direzione intrapresa dagli azzurri. Da una parte il partito continua a sostenere il governo nazionale insieme a Fratelli d’Italia e Lega. Dall’altra, sul piano locale, moltiplica dialoghi, convergenze e intese che spesso appaiono difficili da conciliare con l’idea tradizionale di una coalizione di centrodestra.
È una strategia che probabilmente risponde a una precisa visione politica. Ma è anche una strategia che rischia di produrre un effetto devastante sull’elettorato.
Perché gli elettori possono perdonare una sconfitta. Possono perdonare una candidatura sbagliata. Possono perfino perdonare una campagna elettorale deludente.
Ciò che difficilmente perdonano è la confusione.
Quando gli alleati diventano avversari. Quando le coalizioni cambiano da un territorio all’altro. Quando le appartenenze sembrano liquide e i confini politici sfumano, la conseguenza è una sola: cresce la sfiducia.
E una parte crescente dell’elettorato sembra ormai chiedere esattamente il contrario. Chiede identità. Chiede coerenza. Chiede chiarezza.
Per questo il voto di Civita Castellana va ben oltre i confini della città.
Perché se il centrosinistra dovesse tornare a governare, la domanda che si aprirebbe in tutta la Tuscia sarebbe inevitabile: chi ha consegnato la città agli avversari?
Da quel momento inizierebbe una resa dei conti politica destinata ad avere conseguenze ben più ampie di un semplice ballottaggio comunale.
Civita Castellana potrebbe così diventare il simbolo di qualcosa di più grande: il luogo in cui il centrodestra ha smesso di combattere gli avversari e ha iniziato a combattere se stesso.

