La gravidanza, accertata, ha comportato il differimento dell’esecuzione della pena e la conseguente sospensione temporanea della detenzione
PERUGIA – Un caso destinato a far discutere scuote la Casa circondariale di Perugia-Capanne e riaccende il dibattito sulle condizioni organizzative e di sicurezza degli istituti penitenziari italiani. Una detenuta è infatti rimasta incinta dopo un incontro con il proprio compagno, anch’egli detenuto nella stessa struttura. La vicenda è emersa pubblicamente l’8 giugno e ha provocato l’immediata reazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che parla apertamente di gravi criticità nella gestione interna del carcere.
Secondo quanto denunciato dal sindacato, il rapporto tra i due detenuti sarebbe avvenuto nell’area destinata ai colloqui, in un momento in cui sarebbe mancata l’adeguata vigilanza del personale. Circostanza che avrebbe consentito ai due reclusi di eludere le limitazioni previste dal regolamento penitenziario e di incontrarsi senza i controlli necessari.
La gravidanza della donna è stata accertata nei mesi successivi e, in base alla normativa vigente, ha comportato il differimento dell’esecuzione della pena e la conseguente sospensione temporanea della detenzione. L’ordinamento italiano, infatti, prevede particolari tutele per le donne in stato di gravidanza e per le madri di figli in tenera età.
Durissima la presa di posizione del SAPPE. Fabrizio Bonino, segretario nazionale del sindacato per l’Umbria, ha definito l’episodio il sintomo di un sistema che presenta evidenti fragilità organizzative e gestionali. Allo stesso tempo il sindacato ha escluso responsabilità dirette degli agenti in servizio, sottolineando come il personale di Polizia Penitenziaria sia costretto da anni a operare in condizioni di forte sotto-organico e con carichi di lavoro sempre più gravosi.
La denuncia si inserisce in un quadro già particolarmente delicato per il carcere di Capanne. Negli ultimi mesi il SAPPE aveva infatti segnalato ripetutamente problemi legati alla carenza di personale, alla gestione delle sezioni detentive e alle difficoltà operative di diversi uffici dell’istituto, tra cui l’ufficio matricola e il nucleo addetto alle traduzioni dei detenuti. Recentemente il sindacato aveva inoltre richiamato l’attenzione sulle criticità della struttura dopo la morte di un detenuto avvenuta il 2 giugno, evidenziando ancora una volta la sproporzione tra numero di agenti disponibili e necessità operative dell’istituto.
La casa circondariale di Perugia-Capanne è già al centro dell’attenzione nazionale per altre vicende che hanno alimentato il dibattito sulla gestione del sistema penitenziario. Nelle scorse settimane il carcere è finito sotto i riflettori anche per il caso delle presunte intercettazioni dei colloqui tra detenuti e avvocati, una vicenda che ha portato l’Unione delle Camere Penali Italiane a proclamare un’astensione nazionale dalle udienze e a organizzare una manifestazione a Perugia.
Alla luce dell’ultimo episodio, il SAPPE ha rinnovato la richiesta di verifiche ispettive da parte del Ministero della Giustizia per accertare eventuali responsabilità organizzative e valutare possibili interventi sulla gestione dell’istituto. Secondo il sindacato, senza un rafforzamento degli organici e una revisione delle procedure interne, il rischio è che situazioni analoghe possano ripetersi, con ulteriori ripercussioni sulla sicurezza della struttura e sul lavoro quotidiano degli agenti.

