Viterbo – “La scuola Fantappiè è stata una seconda famiglia per i nostri figli, grazie per tutto ciò che gli avete donato”

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Le parole di una mamma per come è stata “accompagnata” a crescere la figlia

VITERBO – Riceviamo e pubblichiamo – Ci sono luoghi che, con il passare degli anni, smettono di essere semplicemente edifici e diventano parte della propria vita. Per noi, l’IC Luigi Fantappiè è stato esattamente questo: una seconda casa! Tra scuola primaria e secondaria di primo grado, nostra figlia  e prima di lei il primo figlio) ha trascorso qui otto anni della sua vita. Otto anni fatti di lezioni, amicizie, paure superate, sorrisi, crescita e piccoli grandi traguardi. Oggi, mentre questo percorso sta per concludersi, sentiamo il bisogno sincero di dire grazie.

Grazie alla dirigente scolastica, alle maestre, ai professori e a tutto il personale che in questi anni hanno saputo accompagnare nostra figlia con attenzione, sensibilità e umanità.

Non si sono limitati soltanto a insegnare materie scolastiche: hanno saputo ascoltare, incoraggiare, sostenere e guidare. Hanno preso per mano una bambina e l’hanno aiutata, giorno dopo giorno, a diventare una ragazza più forte, sicura e consapevole.

In un tempo in cui troppo spesso si parla della scuola soltanto per criticarla, crediamo sia giusto anche riconoscere e valorizzare quelle realtà che lavorano con passione autentica.

Perché educare non significa soltanto svolgere un lavoro: significa lasciare un segno nella vita dei ragazzi. E questo istituto lo ha fatto. Per noi questa scuola è stata una seconda casa, un luogo in cui nostra figlia si è da subito sentita accolta, protetta, capita e spronata a dare il meglio di sé. Qui ha imparato non soltanto a studiare, ma anche a crescere, a credere nelle proprie capacità e, soprattutto, a volare. Lasciamo tra queste mura un pezzo del nostro cuore, ma porteremo sempre con noi il ricordo di questi anni bellissimi. E siamo certi che anche nostra figlia custodirà per sempre dentro di sé tutto ciò che questa scuola le ha donato. Con profonda gratitudine.

Francesca Meschini