La “pasionaria” Francesca Romana Tintori se la prende (in un video) con il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e il governatore del Lazio, Francesco Rocca
APRILIA – Nuovo passaggio giudiziario nella vicenda relativa al progetto Frales ad Aprilia. Dopo la sentenza n. 257 del 2026 del TAR del Lazio – Sezione di Latina (Sezione Prima), che aveva respinto il ricorso presentato contro gli atti autorizzativi, il Consiglio di Stato ha rigettato anche l’istanza cautelare proposta in appello dall’Associazione di Promozione Sociale Verdi Ambiente e Società-APS Onlus, dal Comitato Informale di via Scrivia e dalla signora Francesca Romana Tintori, tutti rappresentati dall’avvocato Giuseppe Libutti.
L’ordinanza (n. 02139/2026 Reg. Prov. Cau., su ricorso n. 04100/2026 Reg. Ric.), pubblicata l’8 giugno 2026, è stata adottata dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella camera di consiglio del 4 giugno 2026, con relatore il Consigliere Eugenio Tagliasacchi e presieduta dal Presidente Vincenzo Lopilato.
Argomentazioni dei ricorrenti senza elementi sufficienti
Secondo quanto riportato nel provvedimento, i giudici hanno ritenuto non dimostrata la sussistenza di un pregiudizio grave e irreparabile tale da giustificare la sospensione degli effetti della sentenza del TAR e degli atti impugnati. Il Collegio ha osservato che le argomentazioni presentate dai ricorrenti in merito ai presunti effetti delle attività in corso nell’area erano state formulate in termini generici: gli appellanti si erano limitati ad affermare che “l’attuale prosecuzione dei lavori di sbancamento e movimentazione di terre nell’area oggetto di causa comporta un’alterazione irreversibile dello stato dei luoghi, indipendentemente da eventuali future demolizioni o rimozioni delle opere”, senza fornire elementi concreti a supporto della richiesta cautelare.
Nell’ordinanza viene inoltre richiamato quanto rappresentato dalla società Frales S.r.l. — difesa dagli avvocati Harald Massimo Bonura, Francesco Fonderico, Giuliano Fonderico e Gianlorenzo Ioannides — secondo cui nell’area non sarebbero in corso lavori di sbancamento e movimentazione di terre, bensì unicamente interventi su un invaso realizzato in precedenza e attività di impermeabilizzazione e messa in sicurezza.
Il Consiglio di Stato evidenzia inoltre che, qualora in futuro dovesse intervenire un eventuale annullamento degli atti impugnati, resterebbe comunque configurabile l’obbligo di messa in sicurezza del sito e di ripristino dello stato dei luoghi. Le spese processuali della fase cautelare sono state integralmente compensate tra le parti.
La decisione riguarda esclusivamente la fase cautelare e non definisce il giudizio nel merito, che proseguirà secondo le procedure previste.
La gestione dei rifiuti nel Lazio e la necessità di dotare il territorio di adeguate infrastrutture
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, quello della gestione dei rifiuti nel Lazio e della necessità di dotare il territorio di adeguate infrastrutture impiantistiche. Per questo motivo il pronunciamento del Consiglio di Stato assume rilievo non soltanto per il procedimento in corso, ma anche per il dibattito che da anni accompagna il progetto Frales.

“Abbiamo sempre avuto fiducia nella magistratura amministrativa. Dopo le pronunce del TAR e del Consiglio di Stato auspichiamo che il confronto possa finalmente tornare sui contenuti e sui fatti. In questi anni Frales ha dovuto affrontare ritardi, contestazioni e un contenzioso che, a nostro avviso, ha prodotto danni economici rilevanti alla società, quantificabili in diversi milioni di euro. Continueremo a seguire il percorso autorizzativo nelle sedi competenti, nel rispetto delle decisioni della magistratura e delle istituzioni”, ha dichiarato l’amministratore Alessandro Spuntoni.

