Ronciglione – Lago di Vico, una scia di tragedie: gli annegamenti degli ultimi quindici anni

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Quello specchio d’acqua sempre piatto rimane uno dei laghi più insidiosi d’Italia

RONCIGLIONE – Il lago di Vico torna a fare i conti con il suo lato più oscuro. Specchio d’acqua vulcanico incastonato tra i boschi dei Monti Cimini, nel Viterbese, è da sempre una delle mete estive più amate del Lazio centrale.

Ma sotto la superficie placida si cela un’insidia che nel corso degli anni ha già reclamato diverse vittime. Profondità considerevoli, sbalzi termici improvvisi, difficoltà nei soccorsi: elementi che, combinati con un momento di distrazione o un malore fulminante, si sono rivelati fatali in più di un’occasione.

2011: il tuffo dal pedalò

La prima delle tragedie recenti risale al giugno 2011. Onwneme Jika, ventun anni, nigeriano residente a Caprarola, era uscito in pedalò nella zona della Bella Venere insieme alla compagna, al figlio piccolo e ad alcuni amici. Una gita tranquilla, in un pomeriggio d’estate come tanti. Poi il tuffo in acqua, e la scomparsa. Jika non riemerse. I soccorsi si mobilitarono rapidamente — carabinieri, 118, vigili del fuoco, sommozzatori — ma il corpo fu recuperato solo al termine di lunghe e drammatiche ricerche. Le prime ipotesi parlarono di un malore, forse scatenato dal bagno a stomaco pieno e dalla temperatura dell’acqua.

2015: due tragedie nello stesso anno

Il 2015 fu un anno particolarmente funesto per il lago di Vico. A maggio scomparve Ennio Pittaro, 71 anni, di Vetralla. L’uomo aveva telefonato alla figlia dicendole di trovarsi al lago per una passeggiata: fu l’ultima volta che la famiglia sentì la sua voce. Le ricerche partirono nella notte, coinvolgendo carabinieri, vigili del fuoco, unità cinofile, sommozzatori e protezione civile. Il corpo fu ritrovato il giorno dopo nelle acque in località La Scaletta, a pochi metri dalla riva. Gli inquirenti lavorarono su due ipotesi: una caduta accidentale dalla barca oppure un gesto volontario, in un quadro personale segnato dal malessere.

Pochi mesi più tardi, ad agosto, il lago tornò sulle pagine di cronaca. Un ventenne di nazionalità romena, residente a Roma, morì annegato nella zona dell’Ultima Spiaggia, nel territorio di Ronciglione, nel tardo pomeriggio. Anche in questo caso fu necessario l’intervento dei sommozzatori per il recupero del corpo, mentre le cause — possibile malore o dinamiche legate alle condizioni dell’acqua — rimasero inizialmente da accertare.

2016: il ritrovamento di Sandro Ciambella

In un giorno di maggio del 2016, due pescatori agganciarono con la lenza il corpo senza vita di un uomo nelle acque del lago, in località Riva Azzurra. Si trattava di Sandro Ciambella, 55 anni, originario di Vignanello. Nella sua auto fu trovato un messaggio, e gli inquirenti orientarono le indagini verso l’ipotesi di un gesto volontario. La notizia lasciò un segno profondo nella comunità di Vignanello, dove Ciambella era conosciuto come una persona solare e stimata.

2016-2017: il lungo mistero di Alfredo Martinangeli

Tra la fine del 2016 e la primavera del 2017 il lago fu al centro di una vicenda che si trascinò per mesi. Alfredo Martinangeli, 72 anni, originario di Caprarola e residente a Roma, scomparve dopo un’uscita in solitaria sul lago a bordo del suo catamarano. L’auto fu ritrovata nei pressi della Bella Venere; l’imbarcazione venne recuperata in acqua con documenti ed effetti personali ancora a bordo. Per mesi non ci furono risposte. Solo nell’aprile del 2017 un corpo affiorò nelle acque tra il Parco Airone e la zona di Fiorò: gli accertamenti portarono all’identificazione di Martinangeli. L’autopsia non rilevò segni evidenti di morte violenta, ma il caso rimase emblematico per la lunga attesa e per il silenzio che aveva avvolto la vicenda.

2025: Romolo Citti alla Bella Venere

L’episodio più recente, prima della scomparsa di oggi, risale al giugno 2025. Romolo Citti, 58 anni, residente a Sutri, stava nuotando nella zona della Bella Venere quando fu colto da un malore improvviso in acqua. I soccorritori del 118 e i carabinieri arrivarono in pochi minuti, ma non ci fu nulla da fare. Una dinamica già tristemente nota: un bagno estivo, un cedimento fisico improvviso, l’impossibilità di raggiungere la riva. La notizia scosse profondamente la comunità di Sutri, dove Citti era persona conosciuta e benvoluta.

Un filo comune lega queste storie, al di là delle circostanze sempre diverse: il lago non fa da sfondo passivo. La tragedia nasce quasi sempre da un momento ordinario — una nuotata, una gita in pedalò, un’uscita in barca — e precipita in pochi istanti, senza che ci sia il tempo di chiedere aiuto o di tornare indietro.