Civitavecchia Porto – Ennesima beffa per i lavoratori ex Privilege. Un solo mese di lavoro e di nuovo a casa senza Cig (cassa integrazione)

Dodici padri di famiglia illusi. Poco più di 600 euro e licenziati senza avere la possibilità di accedere agli aiuti del “Salva Italia”

CIVITAVECCHIA – Era il primo marzo scorso quando il presidente di Molo Vespucci, supportato in coro dai sindacati dei lavoratori metalmeccanici ex Privilege, annunciava che la loro lunga e penata disoccupazione era finalmente finita.

In dodici, tanti i lavoratori chiamati di nuovo a rapporto. I sindacati, in particolare la Fiom-Cgil ha subito diramato comunicati di elogio verso il “padrone”.

Questi lavoratori hanno accettato. Sono stati assunti dalla Faermaservice Srl di Fabio Pizzardi.

Da metalmeccanici portuali specializzati a addetti alle pulizie. Un contratto che avrebbero rifiutato anche le badanti moldave. Va bene. C’è da portare a casa la pagnotta e non si può perdere ancora tempo.

Iniziano finalmente a lavorare. L’accordo era temporaneo. Una decisione presa ad un tavolo dove seduti, insieme ai sindacati dei lavoratori c’erano il presidente Francesco Maria Di Majo, il sindaco di Civitavecchia Ernesto Tedesco e il suo vice Massimiliano Grasso.

Insomma, una riunione dove se si prendono degli accordi questi dovrebbero essere quantomeno mantenuti.

Nel periodo febbrile della protesta dei lavoratori ex Privilege, sempre pacifica, si era aperto uno spiraglio con la Seport ma, a quanto pare, una non meglio precisata mail spedita al buon Di Majo dove venivano definiti “soggetti pericolosi”.

Poi però il colpo di genio sempre del presidente di Molo Vespucci che, nonostante fosse alle prese con lettere di revoca, minacce di licenziamento e minchiate varie, rifila un contratto sotto soglia da 39mila euro alla Faermaservice Srl.

Da tre mesi iniziali si passa ad un solo mese di lavoro con la promessa che ci sarà l’opportunità di avere altre chances.

Quei dodici padri di famiglia si mettono l’anima in pace e viste le garanzie dei sindacati, in particolare quello della Fiom-Cgil firmano e vanno a lavorare.

Iniziano quasi alla fine di febbraio. Il contratto part time prevedeva 500 ore lavorative complessive per 6 euro l’ora.

A febbraio riescono a portare a casa una busta paga di circa 200 euro.

Intanto arriva marzo e loro continuano a pulire dietro i capannoni ex Privilege. Una zona molto trascurata che ha costretto la ditta ad acquistare ben due decespugliatori.

Ripuliscono quella parte che costeggia l’Aurelia compresa tra Civita Gomme il ristorante “Pappa e Ciccia” per far capire meglio a chi è del luogo.

Andiamo avanti. Il contratto di lavoro sarebbe scaduto il 19 marzo scorso. Proprio il giorno in cui il Presidente del Consiglio Conte dava la possibilità alle aziende di mettere in cassa integrazione i lavoratori a carico dello Stato con il primo decreto “Salva Italia”.

Loro però non sapevano quello che sarebbe accaduto il 19 marzo né tanto meno che, il loro datore di lavoro, aveva consegnato il fine lavori all’Autorità di Sistema Portuale con 10 giorni di anticipo e, subito dopo, comunicato loro il saldo e il benservito.

A casa prima del tempo e con 600 euro o poco più in busta paga. Beffa, se avessero aspettato il 19 marzo, avrebbero goduto della cassa integrazione di Stato.

Una vergogna senza fine e la falsa promessa di un avvio quanto mai celere del cantiere Ex Privilege rilevato dal fantomatico gruppo Libano-Maltese con protagonisti James Frangi e Alfredo Longo.

Non sappiamo come fanno a vivere queste famiglie. Certo è che qualcuno, a cominciare dai sindacati, a queste famiglie qualcosa devono far avere.

Il dolore che possono portare dentro questi uomini che quando rientrano in caso non hanno i soldi neanche per una bottiglia d’acqua è facilmente immaginabile.

Delusi, presi in giro per l’ennesima volta. Beffati da tutti e poveri in canna. Facciamo appello al presidente Di Majo di scrivere meno lettere dove cita a sproposito nomi di giornalisti che osano criticare il suo pessimo lavoro e trasmettere alla Procura di Civitavecchia non querele per fantomatiche minacce ma i dossier, la due diligence della Royalton.

Il 9 dicembre scorso, un suo rappresentante o presunto tale, William Gassen, aveva anticipato che la società, avrebbe messo un fondo di un milione e mezzo di euro se non avesse cominciato i lavori nei tempi stabiliti.

I lavori non sono iniziati e forse non inizieranno mai. Domani pubblicheremo in esclusiva dei documenti a dir poco inquietanti che ci hanno trasmesso da Panama. Tenetevi forte che ci sarà da ridere.

– Segue

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *