Da autista a funzionario: il “sorpasso” annunciato. Tra profezie confermate e cacce alle talpe, a Palazzo Gentili la meritocrazia finisce fuori strada: Manuel Alejandro Mechelli ha vinto il concorso
A Viterbo, tra le rotonde infinite e i leoni rampanti, c’è un ufficio che sembra funzionare meglio di un orologio svizzero: quello del collocamento istituzionale.
Al vertice di questa macchina perfetta troviamo Alessandro Romoli, Presidente della Provincia, figura poliedrica che riesce a sintetizzare in sé l’anima forzista, quella comunista e quella democristiana, in un equilibrismo politico che farebbe invidia a un funambolo del Cirque du Soleil.
La lotta alla disoccupazione, si sa, è il suo cruccio. E bisogna ammettere che, da quando ha ottenuto il suo posto fisso (salvo poi mettersi in aspettativa per i gravosi impegni politici), si è speso molto per i giovani. Meglio se muniti di tessera elettorale e di un passato nelle retrovie dei partiti, s’intende. Ma l’ultima vicenda che arriva da Palazzo Gentili non è solo una storia di ordinaria politica locale; è un caso di preveggenza amministrativa che meriterebbe un capitolo a parte nei manuali di sociologia della Tuscia.
La profezia del 26 settembre 2025
Tutto ha inizio lo scorso anno. Il 26 settembre, per l’esattezza, quando il blog locale lancia un’indiscrezione che somigliava a una scommessa azzardata, ma che oggi suona come un verdetto già scritto.
Provincia di Viterbo: avviso di mobilità esterna per un posto di Specialista di Polizia Provinciale
La Provincia pubblica un bando di mobilità esterna volontaria per coprire un posto da “Specialista di Polizia Provinciale“. Parliamo di un’Area dei Funzionari ed Elevata Qualificazione (ex categoria D), una posizione di rilievo che richiede competenze in vigilanza ambientale, sicurezza stradale e rapporti con l’Autorità Giudiziaria.
Ai blocchi di partenza si presentano in quattro. Tre sono nomi pesanti: comandanti della polizia municipale con anni di esperienza sul campo, abituati a gestire uomini e procedure complesse. Il quarto? Il quarto è l’autista personale del Presidente Romoli, Manuel Alejandro Mechelli.
In quel momento, citando il leggendario “Per un pugno di dollari”, scrivemmo: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto”. Sulla carta, il confronto era impari: da una parte i “fucili” (i comandanti), dall’altra la “pistola” (l’autista). Ma nella politica viterbese le leggi della balistica sono spesso sovvertite. La domanda sorse spontanea: vuoi vedere che, contro ogni pronostico, a spuntarla sarà proprio il profilo sulla carta più “debole”?
Il verdetto: dalla guida alla strategia
I giorni passano, le commissioni lavorano, e la realtà decide di dare ragione ai “veggenti“. Dei quattro candidati iniziali, alla prova finale ne arrivano solo due.

E chi vince? Proprio lui: Manuel Alejandro Mechelli. Nel frattempo è diventato dottore, ha studiato, si è preparato e ha compiuto il grande salto. Da addetto alla guida della vettura presidenziale a funzionario incaricato di programmare, gestire e monitorare i processi complessi della Polizia Provinciale.
Un salto di livello che lascia a bocca aperta, ma che conferma una regola non scritta: a Palazzo Gentili, la familiarità sembra valere quanto (se non più) del curriculum. Al neofunzionario Mechelli vanno i migliori auguri per il nuovo incarico, con la speranza che sappia “guidare” i suoi nuovi uffici con la stessa perizia con cui conduceva l’auto di servizio.
Sherlock Holmes a Palazzo: la caccia alla talpa
Ma la storia non finisce con un brindisi. Mentre il concorso faceva il suo corso, all’interno della Provincia scoppiava il caos. Il forzaitaliota Presidente Romoli, punto nell’orgoglio dalle indiscrezioni che circolavano con troppa precisione sul vincitore, non ha cercato di riflettere sul metodo o sulla percezione pubblica di certi atti. No, ha indossato i panni di Sherlock Holmes e ha ordinato una spietata “Caccia alla Talpa“.
Viterbo – “La talpa della Tuscia”: cronaca semiseria di un concorso già in odore di vincitore
L’obiettivo? Trovare chi avesse osato “passare le carte” alla stampa, rovinando l’effetto sorpresa di un esito che, a quanto pare, doveva restare segreto fino all’ultimo (nonostante tutti lo conoscessero già). Il risultato di questa indagine interna è stato, purtroppo, a quanto ci dicono, punitivo. A farne le spese è stata una dipendente dell’ufficio competente, trasferita d’ufficio ad altra mansione. Un provvedimento che sa di censura e a cui va tutta la nostra solidarietà.
Il sistema della “predestinazione”
Perché in questa provincia ogni concorso finisce per somigliare a una rimpatriata tra amici? La risposta risiede in un manuale pratico del clientelismo che sembra essere l’unico testo davvero studiato nei corridoi del potere.
- Il merito è utile, ma la conoscenza del CAP (o del capo) è fondamentale.
- Se il palazzo perde credibilità, la colpa è del “rumorista”, mai del metodo.
- La trasparenza è un intralcio che si risolve con una commissione compiacente.
Mentre si cercano talpe, nessuno osserva le gallerie scavate da decenni: quelle consuetudini che trasformano i bandi pubblici in percorsi guidati. In un mondo ideale, un bando di concorso dovrebbe essere un’opportunità per elevare la qualità della pubblica amministrazione. A Viterbo, sembra diventato un modo per regolarizzare posizioni o premiare la fedeltà.
Oggi la commissione ha chiuso i verbali. Qualcuno dirà: “È stato difficile, erano tutti bravi”. Un altro aggiungerà: “Ha vinto il merito”. Ma nel profondo della Tuscia, tra i cittadini che osservano queste dinamiche con un sorrisetto amaro, il sentimento è ben diverso.
La proposta che lanciamo, provocatoriamente, è quella di istituzionalizzare la predestinazione: pubblicate direttamente la foto del vincitore insieme al bando, organizzate un brindisi di benvenuto invece dell’orale e risparmiateci la pantomima delle buste sigillate. Si risparmierebbe tempo, carta e, soprattutto, quel briciolo di pudore che ancora dovrebbe appartenere alle istituzioni.
Nel frattempo, la fiducia dei cittadini sprofonda di qualche altro centimetro sotto terra. Non è il rumore di una talpa che scava; è il suono di una democrazia locale che, tra un autista promosso e una dipendente punita, smette di essere credibile.
Si augura al dottor Mechelli un buon lavoro, con l’augurio che la Polizia Provinciale possa beneficiare delle sue doti gestionali tanto quanto il Presidente ha beneficiato della sua guida.

