Santa Marinella, cinque giorni al voto: il centrosinistra si autodistrugge, il centrodestra cerca il riscatto

Tra veleni interni, un’ex senatrice in caduta libera e un medico che sogna di ridare dignità alla città, la campagna elettorale più bizzarra degli ultimi anni si avvia al rush finale

SANTA MARINELLA – C’è un’aria strana, in questi giorni, sul lungomare di Santa Marinella. Non è solo il vento di fine maggio che porta con sé l’odore della stagione balneare che sta per esplodere. È qualcosa di più pungente, di più elettrico.

È l’odore della politica allo stato brado, quella vera, viscerale, spietata. Quella che non conosce alleanze eterne né amicizie inossidabili. Quella che, quando si avvicina il momento del voto, tira fuori il peggio e il meglio delle persone. A cinque giorni dalle elezioni comunali, Santa Marinella è una pentola a pressione sul punto di esplodere. E il coperchio, a guardarlo bene, sta già tremando.

Il regno che crolla: Pietro Tidei e il delfino dimenticato

Partiamo dall’epicentro del terremoto. Pietro Tidei, sindaco decaduto, figura ingombrante della politica tirrenica, uomo capace di catalizzare consensi e antipatie con uguale intensità. Tidei non è più sindaco, ma fa di tutto per sembrarlo ancora. O meglio, per far capire che, senza di lui, non si governa nulla. Nella coalizione di centrosinistra che dovrebbe sostenere il candidato sindaco Minghella, Tidei è diventato il problema principale, paradossalmente più visibile del candidato che dovrebbe vincere le elezioni.

Emanuele Minghella, il cosiddetto delfino, si trova in una posizione kafkiana: dover correre una campagna elettorale nell’ombra di chi, almeno formalmente, avrebbe dovuto passargli il testimone.

Invece di fare un passo indietro dignitoso, Tidei ha scelto la strada della presenza martellante, delle dichiarazioni a raffica, di una comunicazione che, volente o nolente, continua a mettere sé stesso al centro della scena.

In politica si chiama sindrome del padre padrone. Quel meccanismo per cui il vecchio leone, anche quando lascia la preda, non riesce a togliere le zampe dalla carcassa.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Minghella appare sbiadito, incapace di imporsi come figura autonoma, costretto a navigare in un mare mosso da correnti che lui stesso non controlla. Ogni volta che prova ad alzare la voce, c’è qualcuno che ricorda chi è stato il vero protagonista degli ultimi anni. Ogni volta che tenta di disegnare un futuro, qualcuno lo riporta brutalmente al presente, o peggio, al passato. Una campagna che avrebbe dovuto essere un rilancio si sta trasformando in un calvario. E mancano ancora cinque giorni.

Ma il problema di Minghella non è solo Tidei. È l’intera coalizione che lo sostiene, che somiglia sempre più a un condominio litigioso dove ogni inquilino vuole decidere le regole del palazzo. Le liste si accapigliano per i collegi, per le preferenze, per i simboli da mettere in campo. Il centrosinistra santamarinellese, invece di presentarsi compatto e sereno all’appuntamento con gli elettori, offre lo spettacolo di una famiglia che litiga davanti agli ospiti. Non è un bel vedere.

La navigazione verso il naufragio: Mariarosaria Rossi e il Titanic di Forza Italia

Cambio di scena. Spostiamoci verso il mare aperto, dove la nave di Forza Italia sembra aver imboccato la rotta sbagliata con una sicurezza quasi ammirevole. Mariarosaria Rossi, candidata sindaco del partito azzurro, è una donna con un curriculum di tutto rispetto: ex senatrice, ex fedelissima di Silvio Berlusconi, figura che ha attraversato stagioni intere della politica italiana. Sulla carta, una candidatura di peso. Nella realtà dei fatti, una campagna che rischia di trasformarsi in uno dei flop più clamorosi della storia politica locale.

Il problema di Rossi è strutturale prima ancora che personale. Forza Italia a Santa Marinella non è mai stato un partito radicato come altrove. Non ha quella rete capillare di militanti, quella presenza nei quartieri, quella capacità di intercettare il voto moderato che in altre realtà costituisce la spina dorsale del partito.

Aggiungiamo a questo una campagna che stenta a decollare, messaggi che faticano a bucare il rumore di fondo, e una candidatura che, agli occhi di molti elettori locali, appare come qualcosa di calato dall’alto piuttosto che espressione genuina del territorio.

C’è poi il tema, difficile da ignorare, della frammentazione del centrodestra. In un contesto in cui le forze conservatrici e moderate avrebbero tutto l’interesse a presentarsi unite per capitalizzare le difficoltà del centrosinistra, la dispersione dei voti rischia di vanificare ogni possibilità di successo.

Forza Italia che corre per conto suo insieme alla formazione di Noi Moderati, mentre altri pezzi del centrodestra remano in direzioni diverse, è un lusso che ci si può permettere solo quando si dispone di un serbatoio di voti garantito. E qui, a Santa Marinella, quel serbatoio non è affatto garantito.

La metafora del Titanic non è casuale né crudele. È semplicemente quella che meglio descrive la sensazione di chi guarda la campagna di Rossi dall’esterno: una nave grande e imponente che procede spedita verso qualcosa che il capitano sembra non voler vedere. Gli iceberg, in politica, si chiamano astensionismo, voto disperso, mancanza di messaggio. E in questa campagna, di iceberg ce ne sono parecchi.

Il dottore è servito: Gasparri e la scommessa dell’uomo nuovo

E poi c’è lui. Il dottor Damiano Gasparri. Medico, professionista stimato, uomo che con la politica ha sempre avuto un rapporto intermittente, quasi timido. Il classico profilo di chi viene indicato dagli altri come “quello giusto” proprio perché non ha mai fatto parte del sistema. E questa volta, a quanto pare, ha detto sì.

Gasparri è il candidato che incuriosisce di più in questa tornata elettorale, non perché sia il più attrezzato retoricamente o il più smaliziato tatticamente. Anzi, è esattamente il contrario. I suoi limiti come politico di professione sono evidenti a chiunque lo ascolti: manca talvolta di quella fluidità nel parlare per slogan, di quella capacità di trasformare ogni problema in una promessa elettorale, di quell’arte sottile del non dire nulla dicendo tutto che contraddistingue i politici di lungo corso. Non è un tribuno. Non è un agitatore di folle. È un medico. E come tale, guarda i problemi cercando una diagnosi prima di prescrivere una terapia.

E forse è proprio questo che Santa Marinella, in questo momento, ha bisogno.

Perché la città non sta bene. Non lo diciamo noi, lo dicono le cronache degli ultimi mesi, quelle intercettazioni che circolano sul web da troppo tempo e che hanno gettato un’ombra pesantissima sull’amministrazione uscente. Conversazioni imbarazzanti, rivelazioni che hanno scandalizzato anche chi è abituato alle asperità della politica locale. Lo scandalo — o per meglio dire, gli scandali — hanno lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo dei santamarinellesi. C’è una richiesta silenziosa ma potentissima di normalità, di decoro, di un’amministrazione che torni a occuparsi di strade, di servizi, di mare, di turismo, senza che ogni mattina ci sia una nuova intercettazione a fare da sveglia.

Gasparri interpreta questa domanda. La intercetta, nel senso più nobile del termine. Il suo profilo di medico, di persona che ha passato la vita al servizio dei cittadini in un senso concreto e non metaforico, parla a quella parte di elettorato stanca degli scandali, stanca delle liti, stanca di leggere il nome della propria città associato a notizie che vorresti non leggere mai. È il candidato della riscossa morale, si potrebbe dire senza esagerare. Di chi vuole che Santa Marinella torni a essere Santa Marinella: una bella cittadina di mare, con una storia, con un castello meraviglioso, con potenzialità turistiche enormi ancora non pienamente espresse.

Al momento, a cinque giorni dal voto, il dottor Gasparri rappresenta quella che in molti stanno indicando come la carta più autentica di questa tornata elettorale.

La città che merita di più

C’è un elemento che rischia di passare in secondo piano in questa campagna così centrata sulle personalità, sulle polemiche, sugli scandali e sui veleni interni alle coalizioni. Ed è la città stessa. Santa Marinella. Un gioiello del litorale laziale che negli ultimi anni ha vissuto stagioni difficili, non solo sul piano politico ma anche su quello dello sviluppo, dei servizi, dell’immagine.

Il Castello di Santa Severa, patrimonio di inestimabile valore storico e turistico, continua a non esprimere tutto il suo potenziale. Il lungomare, bellissimo per natura, attende ancora quegli investimenti strutturali che potrebbero renderlo un polo di attrazione di livello regionale se non nazionale. Il tessuto commerciale e imprenditoriale locale ha sofferto, come tutti, degli anni difficili post-pandemia, ma ha anche scontato l’instabilità politica e amministrativa di un territorio che non ha saputo offrire quella continuità e quella visione strategica di cui avrebbe avuto bisogno.

I turisti vengono, sì. Ma potrebbero venire di più, e soprattutto potrebbero tornare con maggiore continuità, se la città sapesse presentarsi con una faccia più ordinata, con servizi più efficienti, con un’offerta culturale e ricettiva all’altezza delle sue potenzialità. Santa Marinella ha tutto quello che serve per essere una delle mete estive più apprezzate del Lazio. Manca, da anni, la classe dirigente capace di tradurre queste potenzialità in realtà.

Ed è forse in questa distanza tra ciò che Santa Marinella è e ciò che potrebbe essere che si gioca, in fondo, la vera posta di queste elezioni. Non tanto chi vince o chi perde, non tanto i veleni interni al centrosinistra o le difficoltà di Forza Italia. Ma se questa città riuscirà finalmente a trovare quella guida sobria, competente e rispettosa delle istituzioni che merita da tempo.

Le sorprese del mazzo: Manuelli, Marino e Renda, i candidati che non ti aspetti

Sarebbe un errore liquidare frettolosamente come “candidati minori” le tre figure che completano il campo di questa tornata elettorale. In politica, le variabili impreviste nascono spesso nei posti dove meno te le aspetti. E in una corsa a sei candidati, con un elettorato frammentato, deluso e alla disperata ricerca di qualcosa di diverso, anche un candidato apparentemente di seconda fascia può fare la differenza — se non in termini di vittoria, quanto meno in termini di voti sottratti agli altri e di scenari aperti in vista di un eventuale ballottaggio.

Il primo di questi tre è Alessio Manuelli, e definirlo “minore” è già una piccola forzatura. Medico cardiologo e già consigliere comunale, il candidato più giovane tra i sei in corsa, non ancora trentenne, Manuelli si presenta con una coalizione articolata e tutt’altro che improvvisata. Quattro liste civiche lo sostengono: Noi con Manuelli sindaco, Orizzonti comuni, Uniti per Manuelli sindaco e Onda nuova Manuelli sindaco. E, dettaglio non trascurabile, il Movimento 5 Stelle ha scelto di non presentare una propria lista autonoma, optando invece per sostenere il progetto civico del dottor Manuelli. Non esattamente il profilo di un candidato che si presenta a fare numero.

Manuelli ha una storia recente che lo rende però vulnerabile agli attacchi degli avversari: è stato parte della maggioranza per oltre tre anni, condividendo scelte, priorità, delibere e silenzi dell’amministrazione Tidei. Un passato che i suoi avversari non mancano di ricordargli con puntualità chirurgica. La sua risposta a queste critiche è quella di chi vuole riposizionarsi come figura autonoma: rivendica il proprio operato amministrativo e rigetta l’idea di un’opposizione fatta solo di slogan, citando addirittura Don Lorenzo Milani per evidenziare la differenza tra la purezza formale e l’impegno civile. Una mossa culturalmente raffinata, forse troppo raffinata per i ritmi di una campagna elettorale locale. Il messaggio che vuole trasmettere è chiaro: vuole curare la sua città come si fa con un paziente, ascoltandola, comprendendone i problemi e individuando la terapia migliore. Una metafora medica che, curiosamente, lo accomuna all’altro dottore in corsa, Gasparri. Due medici che vogliono guarire la stessa città: la coincidenza dice qualcosa sullo stato di salute della politica locale.

Il problema di Manuelli, in questa fase finale di campagna, è che si trova in una posizione di terra di mezzo scomoda: troppo legato al passato per intercettare il voto del cambiamento radicale, troppo civico per catalizzare il voto di partito. Una candidatura genuina e ben costruita, ma che rischia di essere schiacciata tra i poli più forti della contesa.

Poi c’è Stefano Marino, e qui si entra in un territorio politico interessante. Lista civica, una sola, dal nome inequivocabile: “Io Amo Santa Marinella”. La lista si è presentata subito dopo la caduta dell’amministrazione Tidei, definendo la sfiducia come la fine di una narrazione fatta di annunci e realtà virtuali. Marino è il candidato del livore sano, quello che ha trasformato l’indignazione civica in programma politico. Non è un politico di professione, e ci tiene a farlo sapere. Ha un’idea precisa di cosa non è andato, ed è disposto a dirtelo in faccia.

Il suo programma si fonda su trasparenza radicale: propone un portale web integrato, che chiama “Casa di vetro”, per consentire ai cittadini di monitorare in tempo reale lo stato di avanzamento dei cantieri PNRR, delle delibere, dei tempi di realizzazione e dei criteri di spesa. Nell’era del populismo digitale, è un’idea che ha una sua logica e un suo appeal.

Marino ha anche avuto il coraggio di portare in piazza a Santa Marinella Cateno De Luca, sindaco di Taormina, come modello di governo di una città turistica: pugno di ferro contro il degrado e trasparenza assoluta sui conti. Un riferimento politico che la dice lunga sulle sue ambizioni: non la rivoluzione, ma la normalità ben governata.

Il problema di Marino è che fa esattamente quello che fa ogni candidato civico italiano negli ultimi vent’anni: attacca tutti con uguale ferocia, si propone come alternativa a tutto e a tutti, e finisce per essere l’alternativa di nessuno. Attacca il centrodestra per le divisioni e lo spettro del dissesto finanziario, critica il centrosinistra per sette anni di propaganda e degrado urbano, e rivendica la propria lista come l’unica vera alternativa civica. In campagna elettorale, chi è contro tutto di solito raccoglie poco. Ma in un contesto di astensionismo alto e sfiducia diffusa come quello di Santa Marinella, quel “poco” potrebbe comunque essere sufficiente a spostare qualcosa.

Infine, il caso più singolare dell’intera tornata elettorale: Daniele Renda. Portavoce nazionale della rete Disability Pride Italia, ipovedente grave e invalido civile, coordinatore del circolo di Sinistra Italiana per diverso tempo, candidato per Alleanza Verdi e Sinistra. Una storia di attivismo autentico, di battaglie per i diritti civili combattute sul campo, di quel tipo di politica che nasce dall’esperienza vissuta piuttosto che dalle correnti di partito.

Ma c’è il dettaglio che rende la sua candidatura quasi surreale nella sua coerenza: Renda sarebbe incompatibile con la carica di sindaco o consigliere comunale perché è in causa con lo stesso Comune di Santa Marinella.

Una causa nata dal suo attivismo in favore delle persone con disabilità: dopo battaglie politiche, disobbedienza civile e richieste rimaste senza risposta, ha denunciato l’amministrazione per condotta discriminatoria per non aver rimosso gli ostacoli che impediscono la piena accessibilità ai cittadini con disabilità. In altre parole: si candida a governare una città contro cui ha fatto causa per i diritti di persone come lui. E lo fa consapevolmente, rivendicandolo.

C’è qualcosa di profondamente onesto in tutto questo. Renda non si candida per vincere, almeno non nel senso convenzionale del termine.

Si candida per portare dentro la campagna elettorale temi che altrimenti non ci entrerebbero mai: l’accessibilità urbana, la lingua dei segni, le barriere architettoniche, i diritti delle persone con disabilità come diritti costituzionali e non come elemosina amministrativa. Il suo è l’unico progetto chiaramente riconducibile a una sinistra focalizzata sui bisogni delle persone, sulla sostenibilità ambientale e sulla riduzione delle disuguaglianze, in un panorama in cui il centrosinistra tradizionale ha scelto strade molto più pragmatiche e molto meno ideologicamente definite.

I suoi voti saranno probabilmente pochi. Ma ogni voto a Renda è un voto che dice qualcosa di preciso: che c’è una parte di Santa Marinella che non si riconosce in nessuno degli altri cinque candidati, e che preferisce votare per una testimonianza piuttosto che per una strategia. In un’elezione che potrebbe andare al ballottaggio, anche questi voti conteranno. Non tanto per lui, quanto per capire dove finirà la sinistra più autentica di questa città.

Il conto alla rovescia

Cinque giorni. Centoventi ore, più o meno. Il tempo in politica si misura diversamente che nella vita ordinaria: ogni ora può portare una rivelazione, una dichiarazione, un colpo di scena. In una campagna già ricca di veleni come questa, non è escluso che nelle prossime ore emergano ulteriori tensioni, nuove polemiche, ulteriori regolamenti di conti interni.