Viterbo – Il colpo di spugna del Governo: via libera alle pale eoliche da 250 metri, cancellata la storica vittoria al Tar in difesa della Tuscia

pale eoliche lago di bolsena e1623050874776

12 gigantesche pale eoliche tornano a minacciare il panorama tra Viterbo e Montefiascone

VITERBO – Sembrava una battaglia vinta, una di quelle sentenze destinate a fare giurisprudenza e a blindare per sempre l’orizzonte della Tuscia, e invece si è trasformata nell’ennesima doccia fredda istituzionale. Il 4 giugno scorso il Consiglio dei Ministri ha inferto un colpo durissimo al territorio viterbese, dando il via libera definitivo al “Parco Eolico Energia Viterbo”, il contestato mega-impianto proposto dalla società Fred. Olsen Renewables Italy srl. Si tratta di dodici giganteschi aerogeneratori alti circa 250 metri che sorgeranno sui terreni agricoli tra Montefiascone, Viterbo e Celleno. Questa decisione politica del Governo di fatto scavalca e vanifica l’entusiasmo di appena due mesi fa, quando ad aprile il Tar del Lazio aveva rigettato il ricorso dell’azienda, confermando il parere negativo del Ministero della Cultura e segnando quello che sembrava un trionfo per le amministrazioni locali. In quell’occasione, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini aveva parlato di “vittoria storica” e di una “battaglia di civiltà”, sottolineando come la giustizia amministrativa avesse finalmente riconosciuto l’enorme impatto paesaggistico e la vera e propria saturazione territoriale di una provincia che già da sola produce circa l’80% dell’energia rinnovabile di tutto il Lazio. Il Comune non aveva detto un “no” ideologico alla transizione ecologica, ma aveva preteso, e ottenuto in aula, il rispetto di un territorio a profonda vocazione agricola, storica e turistica.

Eppure, le vittorie legali non sono bastate di fronte alle prerogative dell’esecutivo. Sfruttando i meccanismi normativi previsti per superare i dissensi insanabili tra i ministeri – con il dicastero dell’Ambiente a spingere per l’opera e quello della Cultura fermamente contrario – il Governo ha avocato a sé la decisione, sacrificando le tutele paesaggistiche sull’altare delle quote energetiche nazionali. L’impatto visivo previsto dall’opera, come confermato dalle stesse relazioni bocciate in precedenza, è colossale: le turbine domineranno il panorama per decine di chilometri, invadendo le rive del lago di Bolsena e superando in altezza persino la cupola barocca di Santa Margherita a Montefiascone, per risultare visibili da Bagnoregio, Villa Lante, fino a lambire la Maremma toscana. Una prospettiva che ha scatenato la furibonda reazione di Italia Nostra, che si è fatta portavoce dello sgomento generale. Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, ha definito l’operazione una “condanna” per la Tuscia, denunciando il rischio di un’alterazione irreversibile di uno dei paesaggi storici più celebrati d’Europa, un tempo tappa imprescindibile del Grand Tour di intellettuali come Goethe.

La denuncia degli ambientalisti e delle istituzioni locali, tuttavia, non si ferma alla sola estetica monumentale, ma tocca il cuore del tessuto economico viterbese. Trasformare l’Alta Tuscia e la Teverina in quello che Pratesi definisce, senza mezzi termini, un “distretto energetico” piegato agli interessi della speculazione finanziaria, significa mettere a repentaglio anni di faticosi investimenti nell’agricoltura di qualità e nell’accoglienza turistica. Il timore concreto è quello di una perdita irreversibile di posti di lavoro e un crollo verticale dei valori immobiliari e fondiari, il tutto in un’area dove il vento soffia in maniera modesta e dove l’impatto cumulativo degli impianti ha superato il limite di guardia. Mentre i comitati locali restano l’ultima strenua linea di difesa, l’appello finale lanciato da Italia Nostra è ora rivolto alla Provincia di Viterbo, ai Comuni colpiti e alla Regione Lazio. Nei sessanta giorni che restano per definire gli ultimi, formali passaggi autorizzativi, il territorio chiede un estremo scatto di orgoglio e responsabilità politica, chiamando in causa direttamente anche il governatore Francesco Rocca: l’obiettivo è utilizzare ogni minima prerogativa tecnica e legale superstite per provare a fermare l’avanzata dei giganti d’acciaio e non dover spiegare un giorno alle generazioni future come sia potuta avvenire la distruzione di uno dei paesaggi più nobili d’Italia.