Negli anni Settanta era la meta irrinunciabile per le gite fuoriporta dalla Capitale. Oggi, dopo una profonda ristrutturazione, lo storico locale sul litorale laziale riapre con la chef Anastasia Paris
CIVITAVECCHIA – C’era un’epoca in cui bastava dire “andiamo da Esterina” per capire tutto. Un’epoca in cui i romani caricavano la famiglia in macchina la domenica mattina, imboccavano la via Aurelia e puntavano dritti verso Civitavecchia, con un unico obiettivo: sedersi davanti al mare e mangiare il pesce come si deve.
Negli anni Settanta, Esterina era esattamente questo — non un semplice ristorante, ma una destinazione, un rito collettivo, il simbolo di un litorale laziale ancora capace di sorprendere. Si partiva da ogni quartiere della Capitale, si facevano settanta chilometri per un tavolo con vista sul porto e una minestra di pesce che non aveva eguali in nessun’altra cucina della costa.
Poi, come spesso accade alle grandi storie, era arrivato il silenzio.

Oggi, dopo una profonda ristrutturazione che ha rinnovato gli spazi mantenendone l’anima, Esterina riapre oggi, lunedì 8 giugno — e lo fa con un progetto ambizioso, affidato alla chef Anastasia Paris, che di rinascite gastronomiche si intende.
Il ritorno di chi sa guardare avanti senza dimenticare
Paris non è un nome nuovo nel panorama romano. Nel 2025 aveva aperto Futura, nel Rione Monti, conquistando subito il riconoscimento “Tradizione Futura” del Gambero Rosso. Abruzzese, nata a Celano in provincia dell’Aquila nel 1994, ha costruito la sua identità culinaria lontano dal mare — il che, paradossalmente, ne ha alimentato il richiamo. «Sono cresciuta in un luogo distante dal mare, ma, come in ogni storia, si è sempre affascinati da ciò che è quasi all’opposto di noi», racconta. Prima una lunga esperienza in Liguria, poi l’approdo sul litorale laziale. E quando ha visitato Esterina per la prima volta, è stato, dice lei, un colpo di fulmine — non soltanto per la vista sul mare, ma soprattutto per la storia della donna che al locale aveva dato nome e carattere.

«Esterina era un punto di riferimento e di orgoglio per Civitavecchia. Partivano da ovunque per venire qui. Ora i proprietari hanno chiamato me per ridare voce e volto a una donna». Una figura che ha lasciato un segno profondo nella memoria gastronomica della città, e che Paris intende onorare senza museificarla.
Gli spazi rinnovati, l’identità intatta
La ristrutturazione ha restituito al locale una veste contemporanea senza tradirne lo spirito. Tavoli differenti tra loro, materiali naturali, superfici grezze, colori caldi. E poi le celle di maturazione del pesce lasciate a vista — dettaglio che dice molto sulla filosofia della cucina che verrà. La struttura si sviluppa su due livelli: la sala principale, completamente aperta verso il mare, e il piano inferiore con la nuova Terrazza di Capri, spazio dedicato all’aperitivo e al dopocena, con una selezione di 180 etichette e una drink list curata da Carlos Soriano Valle. «Ho trovato estremamente poetico il fatto che il sole tramonti proprio davanti al ristorante», dice Paris. «Dovevamo portare solo un po’ più di calore — ed è quello che abbiamo fatto, almeno spero».

La cucina: tradizione civitavecchiese, tecnica contemporanea
Il menu riparte esattamente da dove Esterina aveva lasciato: dal pescato che arriva ogni giorno dal porto, e dalle ricette che hanno reso celebre il locale. La minestra di pesce civitavecchiese — piatto povero per eccellenza, fatto tradizionalmente con gli scarti dei pescherecci e i capellini d’angelo spezzati — torna in tavola in una versione rilavorata: due fondi distinti, due consistenze diverse, pesce cotto e pesce crudo a dialogare nello stesso piatto.
Accanto a lei, i piatti che raccontano il metodo di Paris: risoni con cicala di mare, albicocca alla brace e yogurt di capra (omaggio a un pescato abbondantissimo nel porto ma raramente valorizzato nei ristoranti); linguine ai cannolicchi con aglio agrodolce e limone nero; triglia scottata con maionese di tonno; calamaro ripieno in chiave mediterranea.

In apertura, la sezione “La geometria del porto” propone lo stesso pesce declinato in quattro lavorazioni — crudo, marinato, affumicato, maturato.
In chiusura, Risacca, il dessert firmato insieme a Chiara Pannozzo, costruito attorno alla sambuca e dedicato alle mogli dei pescatori: «Questi uomini hanno sempre avuto donne molto forti accanto. E noi le abbiamo volute omaggiare».
Affacciato all’ingresso sud della città, con uno dei panorami più suggestivi del litorale laziale davanti agli occhi, Esterina è pronto a ricominciare. Chi, da Roma, vuole tornare a fare la gita fuoriporta come si faceva una volta — ma con qualcosa in più — sa già dove andare (ESTERINA | RISTORANTE CIVITAVECCHIA).

Inoltre il ristorante è legato al residence di lusso Hotel Villa Giada | Boutique Hotel sul mare a Civitavecchia, Roma
dove è possibile trascorrere meravigliose giornate tra mare, piscina e spa di primissimo livello.

