Tuscia – In duemila al corteo per dire “no” al Deposito scorie nucleari

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VITERBO – Si è tenuta ieri la marcia per ribadire il netto “no” al Deposito scorie nucleari che potrebbe ancora sorgere nella Tuscia.

Presenti tutte le amministrazioni della provincia, con la sindaca Chiara Frontini di Viterbo in prima fila. Con lei anche gli altri primi cittadini di ogni comune, o un loro delegato in rappresentanza e molte associazioni del territorio.

Una manifestazione che ha saputo raccogliere e unire tutti i colori del territorio, mettendo fianco a fianco, una volta tanto, tutti i partiti politici per uno scopo comune.

Da Civita Castellana ad Acquapendente, da nord a sud, la marcia Tuscia contro il deposito ha visto riunirci centinaia di persone.

“In un gesto di solidarietà e determinazione – ha dichiarato la sindaca Frontini – l’amministrazione comunale di Viterbo si è unita a sindaci, comitati e associazioni per marciare fianco a fianco, manifestando la contrarietà del territorio al deposito di rifiuti radioattivi nella Tuscia”.

Lo scorso giovedì, il Consiglio Comunale di Viterbo aveva espresso, all’unanimità, il suo netto rifiuto nei confronti del deposito di rifiuti radioattivi sul nostro territorio, approvando la mozione presentata da Viterbo 2020.

“La condivisione unanime di questo atto d’indirizzo rappresenta un importante passo avanti nella difesa delle nostre prerogative ambientali e nel sostegno ai Comuni coinvolti – ha continuato Frontini – Ogni voce, ogni azione conta, e oggi più che mai dimostriamo la forza della nostra determinazione.

A prendere la voce, tra i tanti, anche il consigliere regionale Daniele Sabatini, in rappresentanza anche del deputato meloniano Mauro Rotelli. “Il deputato – ha dichiarato Sabatini – sta lavorando a un disegno per facilitare la presa in carico del deposito da parte di quei territori che si sono autocandidati per ospitarlo”.

Con 21 location idonee, la Tuscia è il territorio italiano che più di tutti è stato selezionato per ospitare il deposito. Questo nonostante la moltitudine di obiezioni sollevate da comitato, medici e istituzioni. Tra le motivazioni che hanno portato a ribadire il secco “no” anche quella dell’incidenza particolarmente alta di tumori, che posiziona la provincia viterbese all’undicesimo posto nazionale.

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