I Ros ieri mattina hanno circondato e perquisito a Viterbo, sulla strada Ombrone, la casa e le vetture di Francesco Stefanoni nome in codice “Mario”, “Mariuccio”, “Mezzokilo”
ROMA – Un’architettura criminale complessa, capace di muoversi tra le pieghe della sicurezza nazionale e il mercato nero delle informazioni riservate. L’inchiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma (P.P. 44976/24 R.G.N.R.) scoperchia un sistema di “dossieraggio” e spionaggio industriale che vede al centro ex appartenenti alle forze dell’ordine, funzionari dei servizi di sicurezza e tecnici specializzati.
Al centro del mirino c’è la cosiddetta “Squadra Fiore”, un gruppo che operava nell’ombra, utilizzando chat criptate e tecniche di anonimizzazione per vendere segreti di Stato e profili reputazionali al miglior offerente.
L’indagine trae origine dagli sviluppi investigativi del caso Equalize S.r.l. di Milano, che ha già scosso il mondo dell’intelligence e dell’imprenditoria. Gli inquirenti romani hanno individuato un gruppo criminale con base logistica nella Capitale, dedito all’accesso abusivo a banche dati protette (come quelle dell’INPS) e alla captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche.
L’organizzazione, secondo l’accusa, operava su commissione di imprenditori e professionisti interessati a influenzare settori della politica e della finanza. Tra le attività principali figuravano le “bonifiche” ambientali (per individuare microspie), l’installazione di dispositivi di intercettazione abusivi e la creazione di dossier contenenti informazioni riservate, spesso “mascherate” sotto forma di notizie giornalistiche.
Il ruolo di Giuseppe Del Deo e la “Squadra dei Neri”
Figura chiave dell’inchiesta è Giuseppe Del Deo, già dirigente del reparto economico-finanziario dell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna).
Del Deo è accusato di aver gestito una squadra di collaboratori fedelissimi, definiti convenzionalmente “i neri“, ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo “para-investigativo”.
Secondo le intercettazioni e gli atti giudiziari, Del Deo avrebbe utilizzato le risorse e gli schedari informativi istituzionali per fini non istituzionali, avvalendosi di questa struttura parallela per monitorare soggetti d’interesse e gestire flussi di informazioni.
In una conversazione intercettata il 2 gennaio 2025, si fa riferimento a un “modus operandi” consolidato della “cricca di Del Deo“, dedita ad accessi abusivi sistematici.

Il focus sul Viterbese: il tecnico di Orte (ma residente da anni a Viterbo) sotto scacco
Nella giornata di ieri, l’attenzione degli investigatori del ROS si è spostata nel viterbese. Il protagonista di questa fase dell’operazione è Francesco Stefanoni, nato a Orte nel 1950 e residente tra Viterbo e Montefiascone. Stefanoni, conosciuto negli ambienti con i nomi di copertura “Mario”, “Mariuccio” o “Mezzokilo”, è considerato il tecnico operativo di fiducia del gruppo.
Secondo il decreto di perquisizione, Stefanoni collaborava attivamente come esecutore delle attività di interruzione fraudolenta di intercettazioni e installazione di dispositivi di captazione. È descritto come un intermediario fondamentale tra i vertici dell’organizzazione (Rossi e Bonomo) e gli operatori di patronati o CAF che, abusando delle proprie credenziali, estraevano abusivamente dati sensibili dalle banche dati INPS.
Con lui c’era un gruppo di persone ancora in corso di identificazione che accedeva illegalmente a banche dati protette da misure di sicurezza e che realizzava in maniera fraudolenta riprese video e audio di conversazioni e incontri privati destinati a essere successivamente diffusi, ovvero intercettazioni di comunicazioni e/o conversazioni, specie di natura telematica (email, chat WhatsApp, etc).
Il rifugio umbro: intrighi tra Fabro e Montegabbione
Se Roma era il centro degli affari, il “cuore pulsante” e discreto degli incontri di Del Deo batteva in Umbria. L’inchiesta ha acceso i riflettori su un relais di lusso situato nel triangolo tra Fabro, Montegabbione e Parrano. Questo luogo, immerso nel verde e lontano da sguardi indiscreti, era diventato il quartier generale sicuro dove Del Deo si rifugiava per incontrare i suoi luogotenenti e i clienti di alto profilo.

Non è un caso che uno dei soci principali della rete, Francesco Rossi, sia originario proprio di Parrano. La conoscenza capillare del territorio umbro ha permesso alla “Squadra Fiore” di operare in una sorta di zona franca. Al Relais si decidevano le strategie, si visionavano i profili reputazionali rubati e si gestivano i rapporti con gli imprenditori che chiedevano di “affossare” i concorrenti o di conoscere in anticipo le mosse della politica.
Proprio in questi incontri umbri, secondo le ricostruzioni, si respirava un’aria di impunità che ha portato il gruppo a commettere errori fatali. Le cimici piazzate dagli inquirenti hanno catturato discorsi che vanno ben oltre il dossieraggio informatico, toccando la gestione di enormi flussi finanziari.
L’operazione di ieri mattina ha colpito Stefanoni duramente:
Perquisizione Locale e Personale: Gli uomini del ROS hanno setacciato l’abitazione del tecnico situata in località strada Ombrone (strada che collega Viterbo a Montefiascone), alla ricerca di dispositivi informatici, supporti di memoria e documentazione riconducibile alla “Squadra Fiore”.
Mezzi di Lavoro: La perquisizione è stata estesa ai due mezzi che Stefanoni utilizza abitualmente per il suo lavoro, sospettati di essere laboratori mobili attrezzati per le attività di intercettazione e bonifica ambientale.
Sequestro: Sono stati acquisiti dispositivi elettronici e corrispondenza informatica che potrebbero contenere le tracce dei servizi resi per conto della “squadra dei neri”.
Le conversazioni captate dagli inquirenti aprono scenari inquietanti anche sulla gestione economica dei fondi riservati. In un’intercettazione del 20 gennaio 2025, Rosario Bonomo e Francesco Rossi discutono di un ammanco di circa 7-8 milioni di euro. Questa enorme somma sarebbe sparita nel periodo in cui Del Deo era a capo del Reparto economico-finanziario dell’AISI, e gli interlocutori attribuiscono direttamente a lui la responsabilità della sparizione.
Oltre all’aspetto economico, le intercettazioni svelano l’uso di nomi in codice grotteschi ma efficaci per mantenere la segretezza: i componenti venivano chiamati “naufrago”, “corazziere”, “legno”, “legnetto” o “juventino”. I dispositivi di comunicazione protetti utilizzati dal gruppo erano definiti gergalmente “citofoni”.
Il gruppo non si limitava allo spionaggio tecnologico, ma realizzava veri e propri profili reputazionali. Tra i nomi emersi come vittime degli accessi abusivi e del monitoraggio figurano figure come Paolo e Luca Cesare Mario Bennati, Alfonso Mandara, Marco De Bortoli e altri professionisti i cui estratti contributivi venivano illecitamente acquisiti tramite i CAF compiacenti.

Le attività della “Squadra Fiore” e dei “Neri” di Del Deo si estendevano anche a operazioni di bonifica in uffici bancari (come alla Banca Popolare di Bari nel novembre 2024) e presso aziende di distribuzione informatica in zona EUR a Roma.
L’indagine prosegue per identificare tutti i componenti della rete, molti dei quali sono ancora indicati come “persone da identificare”. Il sospetto degli inquirenti è che la “Squadra Fiore” rappresenti solo la punta dell’iceberg di un sistema di “intelligence parallela” alimentato da ex funzionari infedeli che hanno messo le proprie competenze e i contatti istituzionali al servizio del miglior offerente, minando la sicurezza delle banche dati nazionali e la riservatezza di cittadini e istituzioni.
Il tecnico di Orte, Francesco Stefanoni, rimane ora una figura centrale per comprendere come queste tecnologie venissero materialmente impiegate sul campo, trasformando la quiete del Viterbese nel centro operativo di una delle più inquietanti trame di spionaggio degli ultimi anni.






